Èdel 16 maggio la delibera di giunta sospende dal lavoro PaoloBusso, 53enne. Il vigile di Volpiano che, secondo le carte processuali, avrebbe “tolto” alcune multe al boss Giuseppe Vazzana.
Busso, nell’ambito dell’inchiesta Platinum, è stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio.
L’inchiesta svolta dalla Dda piemontese insieme alle autorità investigative tedesche con il coordinamento di Eurojust sulle attività di cellule della ‘ndrangheta operative fra il Nord Ovest e la Germania. Il procedimento si celebra nel capoluogo subalpino per la presenza di una “locale” nel territorio di Volpiano. Le accuse, a vario titolo, oltre alla associazione di stampo mafioso riguardano in prevalenza il narcotraffico – in particolare l’importazione da Olanda, Belgio, Germania e Spagna di cocaina da smerciare in Sardegna e Sicilia – e il riciclaggio dei proventi in attività commerciali e di ristorazione in Germania.
Questo lo scenario che, dunque, ha portato l’amministrazione a decidere per la sospensione.
Nella delibera si parla “di un imputato, dipendente dell’amministrazione, al quale sono contestati i reati di abuso d’ufficio e accesso abusivo ad un sistema informatico, reati tutti nel quale il Comune di Volpiano risulta persona giuridica offesa, in persona del Sindaco pro-tempore”.
Nella delibera, poi, si spiega come fosse impossibile proseguire il rapporto di lavoro con il dipendente: “Atteso che per i fatti penali ascritti al dipendente, anche in considerazione della posizione rivestita, la presenza in servizio dello stesso finirebbe per compromettere il rapporto dell’Ente con i propri cittadini nonché generare una lesione del prestigio dell’istituzione tenuto conto del suo disvalore sociale, in quanto vengono lesi il prestigio, l’imparzialità e l’immagine interna ed esterna dell’Ente”.
Al dipendente sospeso dal servizio, dunque, sarà corrisposta un’indennità pari al 50%.
Nel caso di sentenza penale definitiva di assoluzione o di proscioglimento, pronunciata con la formula “il fatto non sussiste” o “l’imputato non lo ha commesso” oppure “non costituisce illecito penale” o altra formulazione analoga, quanto corrisposto, durante il periodo di sospensione cautelare, a titolo di indennità, verrà conguagliato con quanto dovuto al dipendente se fosse rimasto in servizio, escluse le indennità o i compensi connessi alla presenza in servizio, o a prestazioni di carattere straordinario.
Il tema non è stato lontanamente affrontato durante l’ultimo Consiglio Comunale di giovedì 26 maggio e questo ha scatenato le polemiche del consigliere di Cambiamo Volpiano, GiuseppeMedaglia.
“Mi sarei aspettato che, tra le comunicazione del sindaco, ci fosse un passaggio anche su questo tema – ha sottolineato l’esponente della minoranza – Per la prima volta la Dia, la Direzione Investigativa Antimafia, è entrata in Comune. È stato sospeso un dipendente comunale. Non credo che tutto questo possa passare così. Evidentemente si preferisce che tutta questa situazione rimanga coperta”.
Diversa l’interpretazione del presidente del Consiglio EmanueleDeZuanne: “Gli atti relativi alla sospensione sono pubblici, e tutti possono prenderne visione. Il tema, inoltre, non è all’ordine del giorno: se si vuole affrontare è sufficiente produrre un’interrogazione”.
Ecco la storia delle multe tolte...
Di professione è vigile urbano proprio a Volpiano. Nell’inchiesta è indagato per abuso d’ufficio: in due anni, dal 2015 al 2017, avrebbe operato affinché sei multe elevate dai suoi colleghi a Giuseppe Vazzana non venissero mai pagate dal presunto affiliato.
Si tratta di contravvenzioni per sosta vietata, auto con revisione scaduta, transito con il rosso fisso e, ancora, assicurazione scaduta. Busso, per gli inquirenti, avrebbe omesso di avviare la procedura di riscossione delle sanzioni.
Nelle intercettazioni trascritte Vazzana si rivolge più volte a Busso chiamandolo “il mio amico vigile” e spesso chiede conferma: “Hai fatto?” e Busso replica: “Fatto”.
Ma non basta ancora: Busso, infatti, è volontario dei vigili del fuoco in città. La sede dei pompieri, a Volpiano, si trova proprio nel primo bene confiscato in Piemonte alla ‘ndrangheta, in una ex cascina appartenuta alla famiglia Marando di Platì).
Giuseppe Vazzana, detto Piano, è secondo la procuraun affiliato alla ‘ndrangheta calabrese.
Si occupa dei “business” della famiglia Agresta, tra le più potenti presenze mafiose del Nord Italia.
Secondo quanto si legge nelle carte dell’indagine Vazzana e Busso sarebbero amici per la pelle.Talmente “vicini” che Busso, nel corso del tempo, si impegna svariate volte per cancellare alcune multe che i suoi colleghi hanno elevato ai danni di Vazzana.
Ma non è ancora tutto: lo stesso Busso, infatti, sollecitato da Vazzana si intrufolò anche nel database dell’anagrafe comunale per rintracciare l’indirizzo di una persona che doveva soldi a Vazzana.
Le multe che Busso ha cancellato a Vazzana sono tutte elencate nel capo di imputazione a corredo della chiusura indagini dell’inchiesta Platinum coordinata dal pm Valerio Longi ed eseguita dalla Dia di Torino. La prima multa è del luglio 2015 quando Vazzana, su una Smart Four Four, veniva beccato dai vigili con la revisione scaduta. Busso interviene e “insabbia” tutto.
Una vicenda simile anche nel gennaio del 2017. Anche in questo caso Vazzana circolava su un’auto con la revisione scaduta Busso insabbia tutto di nuovo.In un’altra occasione, poi, Vazzana si becca una multa per essere passato con il rosso in Corso Kant. In questo caso Vazzana paga la multa ma Busso gli “risparmia” la cancellazione di 6 punti dalla patente.
Tra le sanzioni non effettuate ce n’è anche una per un parcheggio di Vezzana fatto su un’area di sosta a pagamento senza esporre un tagliando. Qui la legge parla della necessità di elevare un verbale da 41 euro, verbale che non è mai stato fatto.
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