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GERMAGNANO. "Quest'amministrazione ha speso male i soldi pubblici"

GERMAGNANO. "Quest'amministrazione ha speso male i soldi pubblici"

Francesco Airola

GERMAGNANO. La scorsa settimana abbiamo intervistato la sindaca uscente Mirella Mantini per fare un bilancio dei cinque anni di amministrazione. Ora tocca a Francesco Airola, anche lui ex sindaco del paese e figura che, in questi cinque anni, si è posta all’opposizione, pur all’infuori del consiglio comunale, di Mantini, criticandone le scelte in  fatto di bilancio e di realizzazione delle opere pubbliche. Cosa pensi delle parole della sindaca sul Teatro e sulle tue responsabilità in merito? Ho letto l’intervista che ha rilasciato a La Voce e sono esterrefatto, la sindaca ha capovolto le cose e non è quindi più credibile né veritiera. In questi anni non ha realizzato una delle misure che aveva  previsto nel suo programma, dalla cultura alle frazioni passando per il settore socioassistenziale. Io ho dettagliato la storia del teatro portando date e cifre, e la ricostruzione che ho tracciato la contraddice. Sui sessantamila euro della fondazione San Paolo: li lasciammo noi. Avevo fatto una richiesta perché avevo terminato i soldi per fare la prima ristrutturazione, avevo aperto l’altro cantiere e dovevo recuperare i dipinti, cosa che lei non ha fatto perché ha messo due assi e basta… Inoltre ci furono anche dei problemi coi progetti. Dal 2004 al 2006 hanno approvato un progetto che non è stato convalidato dalla Soprintendenza, e l’hanno pure pagato caro. Noi avevamo un progetto che era stato approvato e costava molto di meno, e loro sono andati a pagarne caro un altro, cambiando le carte in tavola. Ma quel teatro non è più un teatro: è stato utilizzato un sacco di cartongesso ed è stata sfondata l’unica parete bianca che c’era mettendoci una porta, perciò non c’è neanche una parete per una proiezione. Per andare al piano di sopra non ci sono possibilità per consentire l’accesso dei portatori di handicap. Invece il progetto prevedeva una porticina nell’angolino dove si facevano i servizi, la centrale termica (che ha fatto a cinquanta metri causando una dispersione di calore enorme). Ad ogni modo, se tu, sindaco Marra, mi porti un progetto non valido per la Soprintendenza, io mi chiedo: ma che stai facendo? Non ti sei interfacciato con nessuno per redigerlo? Così quando, nel 2007, sei arrivato dopo il commissariamento hai voluto rifarne un altro? Sì, avevano speso 23mila euro per un progetto da cestinare, e così ho dato l’incarico a un professionista che si è interfacciato con la Soprintendenza per redigere il progetto. Lo pagammo 11mila euro. La Soprintendenza diede l’ok. Così lo approvammo in consiglio e partimmo con l’incarico per la realizzazione del primo lotto. Durante l’amministrazione Mantini sono entrato nel merito della questione perché ci tenevo al progetto e avevo visto delle cose che non andavano. Ad esempio, era stato dato un altro incarico da 40mila euro, e lei mi viene a rimproverare di aver dato un altro incarico quando mi sono insediato nel 2007? La contraddizione è palese.  Passando all’attività dell’amministrazione in questi cinque anni, come la giudichi? Come dicevo prima, la sindaca non ha realizzato un solo punto del suo programma elettorale, e ha tradito la fiducia dei suoi elettori. Ha ripreso delle cose che già avevamo in cantiere e le ha fatte pure male, spendendo anche tanti soldi. La sindaca dice che ha effettuato 2 milioni di lavori pubblici, ma non dice quale è stata la differenza tra entrate e uscite... Già dopo il commissariamento risollevammo un Comune in gravissima difficoltà economica, con svariati problemi. Ad esempio, il Comune sta ancora pagando un mutuo di 36mila euro l’anno fino al 2030 per un capannone che venne acquistato all’epoca di Marra, nel 2005,. Ma quel capannone aveva l’amianto sul tetto e all’epoca non venne fatta nessuna perizia. Vennero spesi 600mila euro! Oltre ad aver risollevato il Comune abbiamo lasciato un patrimonio di lavori pubblici. Lei invece cos’ha fatto? Sulla questione del cimitero, ad esempio, non ha fatto una bonifica o un’esumazione. In più, da tante azioni che ha realizzato si può notare benissimo che non conosce il Comune. D’altronde, la balla più grossa che ho sentito è che lei è a Germagnano da cinquant’anni. Ma faccia vedere un certificato! Io ho sessantanove anni, e quando ero giovane non la ricordo qui in paese. E’ arrivata forse negli anni ‘90. Inoltre  non conosce neanche i luoghi del Comune, certe frazioni non le ha mai visitate, neanche durante la legislatura. Perciò voglio ricandidarmi: siamo stati inascoltati su vari fronti, se c’era qualcosa che aveva fatto Airola o Rossatto veniva automaticamente rifiutato. Ha voluto cancellare la storia di Germagnano, che è fatta di strade, acquedotti, opere pubbliche. Lei invece cos’ha fatto in materia di urbanistica? Già all’epoca di Marra ci furono simili problemi, quando Mantini era capogruppo. Bisogna perciò chiedersi chiaramente: come mai Giorgio Marra diede le dimissioni? E’ semplice: perché tanti consiglieri vollero dare le dimissioni per incompatibilità con la sua Giunta. Il sindaco, vedendo perdere il consenso, per paura di rimanere senza nulla in mano diede le dimissioni. Il Comune fu poi commissariato. Cosa ha voluto dire amministrare dopo il quel periodo? E’ stato un brutto periodo, soprattutto perché ereditammo  gli scricchiolii nella proprietà della cartiera che iniziarono nel 2006. Più volte i sindacati e le maestranze invitarono il sindaco Giorgio Marra per capire come superare il problema. La politica doveva entrare nel merito della questione per risolverla, ma lui se ne lavò le mani. La questione lì era che alti costi di gestione assieme a investimenti fatti male resero difficile per la proprietà continuare a gestire la fabbrica. Avevano bisogno di recuperare questi costi e l’amministrazione poteva fare qualcosa… Nel 2007 mi trovai di fronte a questa situazione e andai in giro per ricercare un imprenditore adatto ad acquisire la struttura. Lo trovai, e per due anni gestì la cartiera; questo fece sì che i creditori venissero pagati, che i dipendenti recuperassero il Tfr e che venissero accompagnati alla pensione. Certo, il nostro territorio ci ha rimesso perché ha perso una struttura importante, ma gli imprenditori e i lavoratori non persero nulla. Tu hai una lunghissima esperienza amministrativa alle spalle. La ricostruiresti? Quando hai cominciato e perché? Cominciai nel ’75 assieme ad altri giovani. Ero nella mischia e sono stato tirato un po’ dalla giacca, e tre o quattro di noi furono assorbiti nella lista che poi vinse le elezioni. Feci così la mia prima esperienza di consigliere di maggioranza. Poi ci staccammo dai più anziani per alcune divergenze, e nell’80 ci ricandidammo. Il candidato sindaco all’epoca non c’era, perché veniva eletto dal consiglio. All’inizio si pensò a un mio coetaneo che però dovette dare le dimissioni poco dopo per impegni di lavoro. Mi ritrovai così ad assumere questo ruolo. Prima del ’75 ti interessavi già di politica? No, ero un ragazzo come gli altri, sentivo qualche opinione in giro ma non facevo politica attivamente. Iniziai a farla nel ’75, e poi ho voluto continuare per approfondire e per capire meglio la vita del mio paese. Mi si diede ragione e nell’80 diventai il secondo sindaco più giovane d’Italia a ventisette anni. All’epoca tante cose non funzionavano, alcune persone non avevano l’acqua in casa, l’unica cosa che funzionava a singhiozzo era la cartiera. In quegli anni abbiamo fatto i depuratori, abbiamo lavorato su scuola e municipio. Poi dopo il mio secondo mandato da sindaco non ho voluto continuare per convinzione politica: non credo che si debbano fare più di due mandati consecutivi. Ritornai a fare il sindaco dopo il commissariamento, nel 2007, perché tante persone a Germagnano mi dissero che il paese aveva bisogno di una guida. Presi tanti giovani cresciuti qui, e nel complesso fu una bella esperienza. Il senso civico per il comune dove sono nato mi ha spinto a intraprenderla.  Tu sei nato e cresciuto a Germagnano: come hai visto cambiare questo paese nel tempo? L’ho visto cambiare in peggio, perché non c’è più comunicazione tra cittadini e Amministrazione. Ad esempio, quando ero sindaco facevo gli eventi estivi per anziani e portavo al mare due pullman pieni. C’erano il centro anziani e l’ambulatorio medico dove ruotavano cinque medici. Altra cosa cambiata in peggio sono i costi dell’amministrazione: il sindaco attuale costa 1700 euro al mese, il massimo importo possibile. Già quando c’era Giorgio Marra lui si alzò lo stipendio nonostante fosse medico. E tu da sindaco che stipendio prendevi? La metà di quello che percepiscono loro, anche se avrei potuto prendere il massimo in quanto pensionato. Mettevo in tasca 600 euro e li usavo spesso per pagare delle spese che servivano al paese. Il sindaco sta bene economicamente, perché deve prendere lo stipendio pieno? Se sarò eletto mi taglierò lo stipendio e darò il resto ad associazioni e realtà sul territorio. Mi anticiperesti qualcosa del tuo programma? Bè, partiamo da un dato: il paese sta morendo. I negozi chiudono, altri non arriveranno alla fine dell’anno, l’economia si regge sui pensionati. La priorità, dunque, è creare dei posti di lavoro. La pandemia ha fatto gravi danni all’economia a Germagnano? No, ma perché i posti di lavoro già non c’erano… A proposito di economia: uno degli obiettivi che ti poni è di agire in maniera parsimoniosa col bilancio. Sì, perché quest’amministrazione ha speso male i soldi, e stiamo pagando ancora le spese fatte male dal sindaco Marra. E’ una continuità che non va bene, di tipo familistico. Pochi mesi dopo le elezioni del 2017 il consigliere comunale Remo Cerato inviò una letteraccia di dimissioni dichiarando la propria incompatibilità con la gestione familistica della giunta. E’ impensabile che in una famiglia si decida a proposito di un’intera comunità… Noi vogliamo creare una situazione plurale, di partecipazione. Germagnano si sta depopolando. Come si può contrastare questa tendenza? La banda Ultralarga può essere, ad esempio, un servizio utile? In questi cinque anni il progetto della Bul è stato bloccato, ma potrebbe essere una bella opportunità. Anche perché Germagnano ha tutto il necessario. Ha una ferrovia, una farmacia (frutto del lavoro amministrativo svolto anni fa), una posizione favorevole nelle Valli. Però ci sono anche dei problemi. Non c’è più un oratorio né una parrocchia, e nessuno si è interfacciato con la Curia per rimediare. Non c’è neanche, ad esempio, una navetta che porta all’ospedale. A tal proposito, non abbiamo mai visto un rappresentante della nostra amministrazione andare a manifestare per difendere il Pronto Soccorso di Lanzo. A proposito dell’ospedale di Lanzo, quello rischia di essere l’unico presidio sanitario delle Valli. Come si può invertire questa tendenza? Sarà difficile perché c’è una divisione tra Unioni Montane che non fa bene all’unità del territorio. Sarebbe stato più giusto che i venticinque comuni della comunità montana fossero stati uniti per rivendicare meglio l’esigenza di un territorio. Invece di dividersi bisogna unirsi. E quindi il lavoro dell’Unione Montana è insufficiente in questo momento? Ce ne sono due nelle Valli, due voci diverse. I politici nazionali arrivano, fanno le passerelle e promettono ma poi non vediamo nulla. Anche per quanto riguarda il Pnrr: prenderemo, forse, poca roba, perché non siamo uniti e quindi contiamo meno… Tu auspichi una sola Unione di tutte le Valli quindi? Sì, un progetto che rispecchi la vecchia comunità montana grazie a cui fare sinergia e capire cos’è meglio per il territorio. La divisione genera impoverimento, e non possiamo permettercelo. Germagnano è la porta principale delle Valli e deve rimanerlo. Un investitore andrà difficilmente in alta valle a spendere i suoi soldi, ma magari qui da noi sì. E noi dobbiamo vendere questo prodotto e non correre dietro a effimere velleità elettorali, se no i giovani scappano. Per permettere alla nostra lista di offrire tutte le prospettive del mondo del lavoro ci presentiamo con persone che provengono da tutte le esperienze possibili: c’è il direttore d’industria, l’Oss, etc. E sono tutte residenti a Germagnano. Cosa ti ha spinto a ricandidarti a sindaco? Innanzi tutto, serve un’opposizione alle elezioni. Ho così chiesto ad alcune persone di mia conoscenza di candidarsi con me, cercando anche un candidato sindaco diverso da me. Poi però le persone della lista mi hanno detto chiaramente che se non mi fossi candidato io si sarebbero tirate indietro. Hanno detto di volere qualcuno con esperienza amministrativa a guidarli. Da una parte questo mi allieta, dall’altra ovviamente mi preoccupa. Alla mie età potrei spendere quel che mi rimane da vivere facendo le cose che mi piacciono. Io sono socio fondatore della Virtus, e perciò a me diverte e mi riempie il cuore l’idea di far giocare i ragazzini a pallone la domenica. Con l’impegno amministrativo avrò sicuramente dei limiti alla  mia vita privata, ma sono pronto a svolgere questo compito. Con la mia squadra ci siamo organizzati per dividerci i compiti e affrontare al meglio la quotidianità. E invece cosa ti ha spinto a muovere critiche “dall’esterno” a quest’amministrazione? Ho lasciato lavorare la sindaca per tre anni. Poi ho iniziato a vedere delle cose che non andavano, la gente si lamentava. All’inizio ho provato a scrivere all’amministrazione senza scrivere ai giornali, ma non ho avuto nessuna risposta. E’ ovvio quindi che ho poi cominciato a inviare i comunicati ai giornali… Dall’amministrazione mi hanno anche attaccato personalmente, ma io le mani ce le ho pulite, il mio compito amministrativo l’ho svolto correttamente. Sono deluso su tanti aspetti della politica, vedo comparire davanti a me delle cose che ho combattuto per anni. Invece l’opposizione all’interno del consiglio, a tuo giudizio, come si è comportata? Ha fatto delle richieste specifiche senza mai essere ascoltata. I consiglieri sono stati forse troppo bravi… Ma neanche nella maggioranza c’è stato ascolto, perché se consiglieri e assessore se ne vanno c’è un problema…  Tra questi c’è Ivano Verra. Ecco, lui tempo fa mi disse che aveva capito che l’amministrazione non stava facendo ciò per cui era stata eletta.  Passando a qualche domanda di politica nazionale: che ne pensi di Draghi? Ho stima per lui, perché sta affrontando alcune catastrofi imputabili al Governo gialloverde, oltre ad affrontare una situazione sociale complessa. Speriamo che il Governo regga e che non ci siano elezioni anticipate.  In questo momento c’è bisogno di unire gli intenti. Ogni tanto si riesce, ogni tanto no perché qualcuno mette i bastoni tra le ruote.  Il tuo voto più a sinistra? Bè, è sempre stato a sinistra! Appartengo a una famiglia di tradizione antifascista e socialista, e la mia famiglia ha pagato per questi ideali, senza però mai covare sentimenti di vendetta.  Hanno cercato di leggere la società che cambia senza preconcetti. Attualmente sono deluso da tutti, ma mi definisco fermamente antifascista e contro la guerra. Quindi è ingiusto inviare armi all’Ucraina? Bè, in quel caso si tratta, per un paese come l’Ucraina, di difendersi da un invasore. Certo, le armi uccidono sempre, ma c’è necessità di difendersi. Forse una soluzione ci sarebbe. L’Unione Europea dovrebbe accettare l’Ucraina con sé. Quindi il tuo voto più a destra non te lo chiedo… No, perché non c’è una destra che mi convinca e che garantisca la pace in questo momento storico.  Io mi ritengo un democratico e un progressista. Dunque come la pensi sui diritti civili? Ad esempio, sull’eutanasia? E’ una scelta difficile ma dovrebbe essere legittimata. E sui matrimoni tra persone dello stesso sesso? Sono un sostenitore. Nella mia vita ho visto troppe discriminazioni, ho visto tanti ragazzi messi alla berlina, discriminati e offesi per queste ragioni.  Un politico a cui ti ispiri? Oggi non ci sono più gli statisti del passato. Ma per quello che ho vissuto vogliom nominare due simboli moderati: Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, che volevano unire e non dividere. Ma anche Cavour! Così come ho anche un’ammirazione profonda per Nilde Iotti.
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