in foto, il Consigliere di Uniti per Leinì, Pierluigi Leone, ha individuato l’errore
Ti sto chiedendo la parola da un’ora?! Non mi senti?! Chiedo il ritiro della delibera!”.
Ad un certo punto, mercoledì sera, durante il Consiglio Comunale, è sbottato così anche il Sindaco Renato Pittalis contro la Presidente del Consiglio.
Al centro della discussione c’era la delibera che avrebbe dovuto mettere fine alla querelle tra Mappano e Leinì.
Il documento, però, purtroppo per la maggioranza è stato scritto in maniera errata.
“La proposta di delibera - ha spiegato PierluigiLeone, consigliere di minoranza - è sbagliata: c’è scritto “quantificazione a favore del credito di Mappano” mentre tale credito è a favore di Leinì. Analogo errore è presente anche nella bozza di accordo tra i due comuni. Sia la proposta di delibera che la bozza di accordo allegate sono sbagliate. È un errore sostanziale non formale. Chi vota questa delibera vota una cosa che è l’esatto contrario, confondere crediti con debiti non è una cosa leggera. Questa delibera è sbagliata nella sostanza”.
Ha provato, poi, a metterci una pezza il capogruppo di maggioranza, EzioNavilli.
“Il problema - ha detto - è se l’errore rilevato da Leone diventa sostanziale. C’è un errore formale, come si procede?”.
A quel punto è stato il Sindaco ad intervenire, duramente, per stoppare tutto e rimandare l’approvazione della delibera al prossimo Consiglio Comunale.
Insomma, tolto Leone e forse altri della minoranza, in maggioranza tra Sindaco, assessori e consiglieri nessuno aveva letto quello che si sarebbe votato.
Nessuno aveva segnalato l’errore, nessuno si era preoccupato di informarsi, capire qualcosa della delibera su Mappano. E, al di là del bel discorsetto del Sindaco, tutti sarebbero stati pronti a votare una delibera senza averci capita una mazza di nulla.
Senza la segnalazione del consigliere Leone, infatti, Leinì si sarebbe ritrovata a dover pagare dei soldi a Mappano.
Si tratta del documento che chiude la lunghissima contesa seguita alla nascita del Comune di Mappano e che ha visto di fronte il nuovo Comune e Leinì.
Dopo la conclusione delle diatribe legali con Settimo, Borgaro e Caselle per Mappano arriva anche la chiusura di tutti i conti con Leini.
Nei giorni scorsi, infatti, i due Comuni hanno trovato l’intesa economica oltre a quella legale legata alla nascita della nuova municipalità. Solo lo scorso anno il Comune di Mappano aveva presentato un conto salatissimo nei confronti delle amministrazioni confinanti che a lungo avevano “guidato” il territorio dell’ex frazione.
A distanza di quattro anni dalla nascita della nuova municipalità, infatti, da Palazzo Civico, lo scorso anno, era iniziata la famosa ricognizione di una parte dei crediti esigibili verso i Comuni cedenti, ovvero Caselle, Borgaro e Leini.
Nello specifico, a Borgaro erano stati chiesti 859.676,06 euro; a Leini 140.972,49 euro; e a Caselle “due noccioline”: ben 3.393.020,68 euro.
Questo secondo quella che era stata l’analisi condotta dalla società “Bdo Italia spa” per conto del Comune di Mappano e che ha spulciato entrate e uscite dei Comuni nella fase antecedente e postcedente la nascita della nuova municipalità.
Dopo un’anno di discussioni, però, si è arrivati ad una definizione della contesa.
Alla fine tra quello che spettava e quello che Mappano avrebbe dovuto dare a Leini compresa la parte spettante per un lavoro fatto in convenzione, l’Amministrazione mappanese dovrà trafserire al Comune vicino di casa poco più di 30mila euro.
È stata, invece, approvata in Consiglio Comunale la parte dell’accordo relativa alla rettifica dei nuovi confini del Comune di Leinì in via Galilei e strada Fantasia.
Anche in questo caso con un altro errore grossolano, notato sempre dal consigliere Pierluigi Leone. Nella delibera la sigla JFK (John Fitzgerald Kennedy) era scritta come FJK.
Un’altra testimonianza che delinea un tratto fondamentale e iper presente in questa maggioranza, né di destra né di sinitra: la superficialità.
Duro, sul tema, il commento di Uniti per Leinì dopo l’ultimo Consiglio.
“Come quasi ad ogni seduta, - attaccano Leone e Co - gli e(o)rrori nelle delibere sono una costante. Ribadiamo con fermezza che gli atti non sono carta straccia, evidentemente, però, l’amministrazione questo non l’ha ancora capito. Tuttavia in questo caso, l’e(o)rrore non è normale, anzi, è particolarmente grave; grave a tal punto da obbligare il ritiro del provvedimento per sottoporlo alle correzioni del caso. Un errore può capitare a tutti, è umano sbagliare, è altrettanto vero però, che quando l’elenco degli stessi si allunga a dismisura vuol dire una cosa sola: sindaco, assessori e di riflesso i consiglieri di maggioranza non leggono i documenti che propongono alla valutazione e al voto del consiglio stesso. La questione è grave oltre ad essere inquietante”.
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