Si sono concluse nel pomeriggio di giovedì le celebrazioni organizzate in occasione del Giorno della Memoria, ricorrenza internazionale che si svolge ogni anno il 27 gennaio per ricordare le vittime della Shoah (sterminio del popolo ebraico), delle leggi razziali, della persecuzione italiana dei cittadini ebrei e i cittadini italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia e la morte.
In mattinata si è svolta la cerimonia ufficiale con gli interventi istituzionali delle Autorità e lo svelamento della targa in ricordo dei militari deportati nei campi di lavoro nazisti, collocata in piazza Martiri della Libertà a fianco del Municipio.
Allo svelamento ha partecipato, con una testimonianza indiretta del padre deportato, Paola Caramassi.
A seguire, si è proceduto alla posa di una nuova Pietra d’Inciampo nei pressi dell’ultima abitazione di Mario Macri, cittadino venariese arrestato il 19 ottobre 1943, deportato nel campo di concentramento di Dachau e lì assassinato nel 1944.
Il momento della posa è stato preceduto da un intervento commemorativo della figlia, Giuliana Macri.
Nel primo pomeriggio si è tenuto il passaggio di consegne, come “Guardie della Memoria”, dagli alunni di quinta a quelli di prima elementare della scuola Romero e, successivamente, un momento in ricordo della piantumazione dell’Ulivo di Gerusalemme avvenuta lo scorso anno e la lettura di brani a cura degli allievi degli Istituti comprensivi 1 e 2 di Venaria Reale.
“Una giornata commovente ed emozionante - commenta il Sindaco Fabio Giulivi - ringrazio tutti gli intervenuti alla cerimonia dal Comandante del 34^ Gruppo AVES “Toro” - Ten. Col. Salvatore Barbanti, al Comandante di Compagnia Carabinieri di Venaria Reale - Cap. Silvio Cau, al Comandante Stazione Carabinieri di Venaria Reale – Mar.llo Salvatore Liuni, il Comandante della Polizia Municipale, Alberto Pizzocaro, il Consigliere regionale Andrea Cerutti. Presenti anche Assessori e Consiglieri comunali, Anpi, Associazioni d’Arma e di Protezione Civile, Pro Loco. Un momento di riflessione, di approfondimento, di studio per tenere sempre vivo il ricordo della tragedia che ha travolto l’esistenza umana. Soprattutto per la mia generazione, che non ha vissuto direttamente quell’inferno portato in terra, vige ancora di più il dovere morale di farsi staffetta della memoria, prendendo il testimone lasciato dai nostri nonni, dai nostri padri per custodirlo e farlo conoscere al fine poi di passarlo ai nostri figli”.
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