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TORRAZZA PIEMONTE. Lo Smarino è sempre più vicino

TORRAZZA PIEMONTE. Martedì 31 agosto si svolgerà in modalità telematica, convocata dalla Regione, l’ennesima conferenza dei servizi sullo smarino che verrà conferito a Torrazza nella cava lungo la strada per Rondissone. Lo smarino è costituito dalle terre e rocce che vengono scavate nelle montagne della Valsusa e chissà perché portata a deposito definitivo a 80 chilometri di distanza proprio a Torrazza. La rumenta è meglio scaricarla a casa degli altri, no? Possibilmente lontano da casa nostra. Sarà una conferenza per pochi intimi: dei Comuni della zona la Regione ha convocato il solo Comune di Torrazza. Niente Verolengo, niente Rondissone, niente Saluggia, che sono Comuni confinanti. E niente Chivasso, sul cui territorio comunale viaggeranno in ferrovia i vagoni pieni di smarino. Nella conferenza di domani si parlerà del subentro di TELT, la società che costruisce il TAV in Valsusa, a COGEFA, proprietaria della cava. Un subentro nell’autorizzazione, accompagnata presumibilmente nella modifica dell’autorizzazione medesima: da attività estrattiva a deposito dello smarino, un’operazione che viene leggiadramente chiamata “rimodellamento e recupero morfologico ambientale” del sito. Un’opera di bene, insomma. Purtroppo il cantiere durerà qualche annetto. Su questa conferenza, la settimana scorsa “La Nuova Periferia” ha pubblicato le dichiarazioni del sindaco Massimo Rozzino. Il sindaco si difende e afferma che la decisione di rifilare lo smarino a Torrazza viene dall’alto e il Comune può solo cercare di limitare i danni: “il Comune e il sindaco non hanno alcun potere. Il CIPE ha deciso che Torrazza sarà il deposito dello smarino e così sarà”. Se le cose stanno così, allora il sindaco avrebbe dovuto dirlo prima ai suoi concittadini. La decisione definitiva del CIPE è del 2015, anche se era stata presa molto prima. Eppure nella campagna elettorale del 2019, nel programma distribuito in paese, il candidato Rozzino vantava il “lavoro svolto [nel suo mandato precedente] per l’opposizione alla scellerata eventualità di deponia dello smarino”. E aggiungeva: “dobbiamo continuare su questa strada per ottenere un no definitivo”. Ora, caro sindaco, come si sarebbe mai potuto ottenere un no definito se quattro anni prima il CIPE aveva già deciso tutto e “il Comune e il sindaco non hanno alcun potere”? Non sarebbe stato più leale nei confronti dei torrazzesi ammettere che il Comune non avrebbe potuto farci nulla o quasi?Le contraddizioni di Rozzino non finiscono qui. Facciamo un esempio. Come abbiamo appena visto, nella campagna elettorale del 2019 definiva l’eventuale arrivo dello smarino una “scellerata eventualità”. Ma pochi mesi prima, nel dicembre 2018, egli stesso aveva sollecitato TELT a procedere nella progettazione perché tutta quanta l’operazione costituiva “una importante occasione di valorizzazione del territorio del Comune di Torrazza Piemonte e del suo tessuto produttivo ed occupazionale”. Qual è il vero Rozzino? Nell’intervista il sindaco parla di “occupazione temporanea”. A noi invece risulta che lo smarino a Torrazza ci resterà definitivamente. Rozzino se la prende anche con “il vicesindaco della Città Metropolitana Marco Marocco”. Ma che cosa può fare Marocco se è vero che la decisione l’ha presa il CIPE, cioè il governo, e che a questa decisione le amministrazioni locali non si possono opporre? Il sindaco se la prende anche con quelli che chiama i “compagni di merende”. Non sappiamo a chi si riferisca, ma immaginiamo che intenda i suoi oppositori in consiglio e in paese, e in generale i contrari allo smarino. Certo che in bocca a un sindaco, che è un pubblico ufficiale, un’espressione sgradevole come questa avremmo preferito non sentirla. “Compagni di merende” furono chiamati gli amici e coimputati di Pietro Pacciani, il “Mostro di Firenze”, condannato per avere commesso sette duplici omicidi fra il 1974 e il 1985. Caro sindaco Rozzino, quali gravi delitti, quali omicidi, hanno commesso queste ignote persone per meritarsi l’insulto “compagni di merende”?
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