Prima la denuncia per difendere la costituzione e poi la commemorazione di Sergio Ramelli in mezzo ai fascisti. Certo che se l’obiettivo del consigliere Antonio Borrini era difendere la costituzione italiana accompagnarsi con i fascisti non sembra essere il modo migliore per farlo. Questo quanto successo giovedì sera, quando il consigliere settimese del gruppo misto si è ritrovato in mezzo ad un gruppo di camerati (militanti di Casapound e Forza Nuova) riuniti per ricordare Ramelli. E qui, il punto, come spiega anche l’assessore Volpatto, non è commemorare Ramelli (ucciso da esponenti di estrema sinistra nel 1975) ma con chi lo commemori. A Milano, infatti, in mattinata, le istituzioni, tra cui il sindaco Beppe Sala, hanno ricordato la morte del ragazzo. Al pomeriggio, invece, i neofascisti si sono ritrovati per fare lo stesso.“Borrini - commenta l’assessore Daniele Volpatto - prenda le distanze da certe persone e lo faccia pubblicamente”. Quello che fa infuriare Volpatto, però, sono i simboli che Borrini portava addosso mentre era a Milano e nelle foto comparse sui social.“È andato - attacca Volpatto - a quella manifestazione con il simbolo di una società sportiva di Settimo che è una società seria e nulla c’entra con quel mondo. Ha associato alla manifestazione dei neofascisti il simbolo della società settimese. Una società dove io ho giocato e che nulla c’entra con quel tipo di ideali. È un gesto brutto a cavallo tra 25 aprile e 1 maggio. Lui crede di fare politica in opposizione così, io non credo sia in malafede ma si sta facendo prendere in braccio da certi soggetti. Anche la pseudo denuncia contro il governo deriva da personaggi molto vicini a Casapound. Il fascismo non è libertà di espressione, l’abbiamo preso a calci nel sedere nel 45 e non deve più tornare. Il tema, inoltre, è che se ti appoggi a quel mondo poi ti chiede qualcosa in cambio ma io non voglio che certe idee arrivino nella mia città. È un problema e bisogna dirlo, il tema non è essere di destra, figuriamoci, il tema è essere vicini ai fascisti e infatti si vedono comparire incittà certi striscioni”. Volpatto, però, sul tema ne ha anche per il suo mondo.“C’è un’altra cosa curiosa, - conclude -alla fine sono sempre io a parlare apertamente di queste cose, a denunciarle. Mi sono stufato di vedere messaggi sul telefono di persone che mi ringraziano il giorno dopo ma poi, allo stato dei fatti, nessuno non c’è mai nessuno che parla. Queste cose vanno dette, io capisco che quel mondo possa fare anche paura ma bisogna dirle queste cose”.
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