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20 Gennaio 2021 - 14:57
L’EX SINDACO FERRINO nel 2017 ha lasciato la scena politica favriese
Da quattro anni l’ex sindaco Serafino Ferrino si è tirato fuori dai giochi, ritirandosi a vita privata. Ma non ha mai smesso di seguire le vicende di un paese, il suo paese, di cui è stato amministratore per ben 37 anni: “Quindici da sindaco, cinque come vice di Giorgio Cortese e tutti gli altri come consigliere” precisa.
In questi anni ha sempre scelto la linea del silenzio. Ma la notizia del rincaro stellare della mensa ha fatto sì che tornasse ad esporsi: “La mensa a 8 euro? Ma stiamo scherzando? E’ assurdo. Il Comune deve ristorare. Occorre un intervento. Non si possono abbandonare così le famiglie”.
Poi Ferrino ricorda di quando, per un aumento di pochi spiccioli, in paese erano state levate le barricate: “I primi a far la voce grossa - racconta - erano stati proprio l’attuale sindaco, Vittorio Bellone, e l’assessore Lucia Valente, all’epoca entrambi in opposizione. Era il 2012 e avevamo aumentato le tariffe della mensa di 20 o 30 centesimi. Una bazzecola in confronto ai prezzi appena approvati proprio da loro. Eppure c’era stata l’occupazione del palazzo comunale da parte dei genitori. Una protesta infinita. E Bellone e Valente avevano cavalcato la protesta con convinzione. Ripensandoci oggi mi viene da sorridere. Mi chiedo quale coraggio ci voglia per andare dalle famiglie e comunicare che dovranno affrontare questa spesa per la mensa. Poi, per carità, ogni amministrazione è giusto che si muova come crede”.
Come pensa che andrà a finire?
“Il timore è che molti genitori si troveranno obbligati a tenere i figli a casa, rinunciando al servizio mensa. E questo è un gran male perché la mensa scolastica non è solo ristorazione. E’ un momento educativo importante, di socializzazione e integrazione. Lo dico anche come educatore che nella scuola ha trascorso la propria vita lavorativa”.
Serafino Ferrino oggi ha 73 anni e per 36 anni è stato insegnante di educazione tecnica presso la scuola media di Favria: “Anni bellissimi - commenta - in cui ho avuto come alunni molti degli attuali amministratori. Penso a Francesco Manfredi. Ma anche a Lucia Valente”.
E del sindaco Bellone cosa ne pensa?
“Vittorio è un bravo ragazzo. Il suo problema è quello di non decidere mai. Gli voglio bene, ma non è un decisionista. Delega sempre e se messo con le spalle al muro, svicola”.
Dopo tanti anni in amministrazione, non ha la tentazione di ricandidarsi?
“Assolutamente no. Ho chiuso nel 2017. La vicenda relativa alla Rsa “Casa del Sole” mi ha messo a dura prova. Ne ho risentito anche a livello fisico. Ora è tutto finito e le posizioni sono state tutte archiviate, ma ho un’età in cui preferisco stare tranquilli?”.
Qualche rimorso o rimpianto guardandosi alle spalle?
“Sono stati anni molto belli. Di azioni amministrative ce ne sono state tante e le sottoscriverei ancora tutte. Solo di una cosa un po’ mi pento...”
Quale?
“Di non aver sposato quella coppia di ragazzi che me lo chiese. La legge Cirinnà era stata varata a giugno e loro chiesero di unirli a luglio. E’ l’unica cosa di cui, con l’età e il senso di poi mi sono pentito. Io sono un cattolico convinto, nel 2018 mi sono candidato con il Popolo della Famiglia, sono una sentinella in piedi e credo nei valori tradizionali della famiglia. Soprattutto per quanto riguarda la possibilità di avere figli. Per me il papà e la mamma sono il papà e la mamma, nessun genitore uno e due. Però, tornando indietro, quei due ragazzi li avrei sposati perché la vita di ognuno è libera”.
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