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IVREA. Carnevale. Epurazione senza limiti. Cancellati gli ausiliari del cocchio (“Labaroferi”)

Vero che ne abbiamo già parlato dell’intrepida e fallimentare gestione dello storico Carnevale “Made in Piero Gillardi”?  Non gli è bastato il rimbrotto (“Facciamo la pace e non la guerra...”) del Gran Cancelliere Pierluigi Cignetti nel giorno della consegna dei verbali. Macchè! Dopo essersi inimicato praticamente tutte le storiche Componenti con uno statuto modificato a suo uso e consumo, ma fermo con le quattro frecce in chissà qual stanzetta della Regione Piemonte... Dopo aver “ammaccato” ma non distrutto il Circolo Ufficiali, fomentando una guerra fratricida e senza esclusione di colpi, che invece avrebbe dovuto gestire e bloccare trovando una sintesi. E, infine, dopo aver perso per strada gli obiettivi di una manifestazione conosciuta in tutto il mondo per i suoi ideali e trasformatasi nell’immaginario collettivo, per colpa sua e del suo lassismo, in un gran carnaio. Bene, dopo tutto questo, e come se non bastasse, ne ha combinata un’altra, nel solco di un’epurazione dei “nemici” di cui non se ne capisce il senso, salvo che la politica, oltre all’incarico da presidente della Fondazione, non gli abbia anche dato un mandato di uccidere. Cos’ha di nuovo combinato?  Ve lo diciamo noi! Senza dire loro il “perché” o fornire anche solo uno straccio di motivazione, ha praticamente cancellato con il bianchetto gli “Ausiliari del cocchio”, da un paio di anni soprannominati Labaroferi. E parliamo di Maurizio Leggero, Giacomo Garello, Francesco Pozzo e Albino Savoretto.  Cittadini che facevano e avrebbero continuato a lavorare anche quest’anno per il Carnevale. S’intende con passione. La loro storia corre parallela alla nascita della Fondazione quando si pensò, giustamente, che chi stava intorno al carro della Mugnaia, per l’assistenza al cocchio e il rifornimento del getto, dovesse indossare un costume o una divisa consona alla manifestazione e non una semplice giacca a vento.  Morale? In considerazione del delicato ruolo, questo compito venne delegato ai soci in congedo del Circolo Ufficiali. Per la cronaca i “Labaroferi”, nome mutuato dall’antica Roma, erano militi a difesa del labaro delle legioni.  Così, sul cocchio, viene issato il labaro con lo stemma della città Ivrea. “Quest’anno - ci dicono dispiaciuti - non siamo stato convocati e intorno al carro non sappiamo chi ci sarà,  probabilmente  qualche giacca a vento amica...”. Il nuovo Corso Nel nuovo “corso” firmato da Piero Gillardi (#fuorisubito) con gli “amici” degli “amici”, sono parecchie le stravaganze a cui si è dovuto assistere durante la sfilata del Corteo storico di domenica. La prima fa riferimento al “labaro” buttato lì “alla cavalo di cane. La seconda al “Toniotto” che ad un certo punto, cosa mai successa, lo si è visto sul “cocchio”, subito fotografato e “spammato” su Facebook. Infine la terza sulle caramelle con sponsor.... Finita qui? Mavalà.... Si aggiunge (ed è bene aggiungerlo), il numero dei cavalli dei Credendari (ben 18) della polizia (ben 19) e del Reggimeto (altri 7). In totale: 44. Prova provata che il numero chiuso degli Ufficiali, elaborato attraverso il bando di arruolamento “per una questione di sicurezza” era ed è una “panzana” inventata da Piero Gillardi. Anche di questo, evidentemente si parlerà davanti ai giudici del Tar nell’ambito del ricorso presentato dagli 11 ufficiali esclusi
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