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IVREA. Gli Ufficiali esclusi passeranno anche alle vie legali?

IVREA. Gli Ufficiali esclusi passeranno anche alle vie legali?

IVREA. Stato Maggiore

Nelle prossime ore decideranno se e come passare alle vie legali. Per il momento quel che c’è è una semplicissima una lettera, scritta da un avvocato e inviata  al sindaco Stefano Sertoli, al notaio Pierluigi Cignetti  (che è anche Gran Cancelliere), al presidente della Fondazione dello storico carnevale Piero Gillardi e al Generale designato Alberto Bombonato. A promuovere una possibile azione legale (il condizionale è d’obbligo) sarebbero stati una decina dei 29 aspiranti ufficiali “bocciati” dalla Fondazione e tutti, chi più e chi meno, ricollegabili al Circolo Ufficiali. Molto in sintesi, come si è già scritto in più di una occasione, lamentano che il “Bando di arruolamento” pubblicato il 27 dicembre ma datato 25… sarebbe da annullare per una lunga serie di vizi di forma che, in alcuni casi, sono anche sostanza, come solo possono esserlo, a Ivrea, le questioni legate al Carnevale. Tra le altre cose non si capiscono quali siano stati i criteri di selezione degli aspiranti Ufficiali o Vivandiere e della loro esclusione. E non c’è dubbio che i motivi dovevano essere tassativamente indicati così come i criteri utilizzati per redigere la graduatoria. Se non ci sono - sospettano in molti -  è perché le intenzioni erano fin dall’inizio poco serie, cioè quelle di poter dare una mano ai parenti e agli amici del cerchio magico escludendo i nemici o presunti tali... S’aggiunge che non è vero che i moduli (anche questo lo si leggeva sul bando) erano disponibili unicamente presso la Segreteria del Sindaco o presso il palazzo della Credenza sede della Fondazione dato che si potevano comodamente scaricare dal sito …  Infine c’è il problema del numero chiuso. Una decisione che non si apprendeva dalla lettura del bando, dove il “26” lo si sarebbe dovuto scrivere a caratteri cubitali, ma dal modulo di domanda. Insomma ce n’è una zuppa da far gelare i polsi e non solo perché a dirlo sono gli Ufficiali, anche per una mancata osservanza del cerimoniale, della legge o come si diceva in premessa della forma che qui è anche sostanza. Stringata la difesa di Piero Gillardi. “Saranno 26 non uno di più! Non 28 o 27!”  aveva inforcato, durante una riunione, con la flemma di un lottatore di sumo, pronto ad andare in battaglia. “Siamo partiti dall’analisi statistica degli ultimi 30/40 anni e abbiamo visto che il numero di arruolati è quello – aveva sentenziato    Anzi negli ultimi 10 anni il numero è stato largamente inferiore… Dal 2010 ad oggi la media è di 22 ufficiali e non si è mai superato il numero di 26. Se poi andiamo indietro di una quarantina di anni il dato medio è di 25 ….”. “Il corteo  – aveva aggiunto e sono proprio le sue parole – deve convivere con la battaglia e dobbiamo cercare una serie di equilibri. Non ci sono altri motivi.... Lo faremo anche con gli aranceri. Avranno un tetto massimo di iscritti pure loro …”. E se il problema sono i cavalli a maggior ragione qualcuno dovrebbe spiegare perchè non si sia cominciato con il tagliare qualche quadriglia o qualche pariglia. Un anno fa E torna alla mente il clamoroso braccio di ferro dello scorso anno, sempre intorno alle nomine, non foss’altro che con il cambio della guardia nel governo della città, passato dal centrosinistra al centrodestra, chi aspirava a ricoprire invano il ruolo di Generale, immediatamente s’era visto con indosso “sciabola” e “feluca”. Insomma, dopo anni e anni di aspettative represse, s’era coronato il sogno di Vincenzo Ceratti, titolare di un’agenzia Unipol Sai e volto storico della kermesse. Da qui in avanti era precipitato se non tutto quasi, con i vecchi ufficiali in prima linea a dar battaglia e fuori dall’uscio nuove leve pronte ad entrare, tra dimissioni date e non date, ricatti e mezzi ricatti. Morale? Per la prima volta nella storia (o forse la seconda) ci furono più prime nomine che ufficiali di carriera e, almeno in un primo momento, buio pesto sui tre “Aiutanti di campo” (braje bianche) che son qualcosa in più dei semplici ufficiali. Tutto era precipitato alla scadenza dei termini per la partecipazione al bando di arruolamento.  Attorno ad un tavolo si erano seduti oltre a Vincenzo Ceratti pure il Sostituto Gran Cancelliere Davide Diana e il responsabile storico della Fondazione Marco Adriano. E da una parte c’erano i suggerimenti dei “vecchi”, cioè del Circolo Ufficiali, con una lista in cui campeggiavano in bella mostra alcuni nomi, dall’altra la lista del Generale con una croce proprio su quei nomi. Si aggiunsero, nel gran finale, defezioni e rinunce. Insomma, non sarà questa la città cantata da Lucio Dalla, quella in cui sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ma a Ivrea per certi aspetti un po’ ci somiglia. Sotto le rosse torri, infatti, a tenere banco, se non proprio  tutto l’anno, quasi, è il Carnevale e sul Carnevale si consumano gioie, felicità, ripicche, egocentrismo, rancori sopiti e frustrazioni, tutto e niente.
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