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30 Novembre 2017 - 17:55
“Per me si trattava di un sogno e sono riuscita a realizzarlo”.
Martina Gavazza, 28 anni, ha un sorriso grande così stampata in faccia, dopo la laurea in Infermieristica, conseguita due settimane fa.
La torrazzese ha condotto, nel corso dei mesi scorsi, un progetto di tesi sperimentale nei comuni di Torrazza, Rondissone e Verolengo. “L’infermiere e il welfare locale: sperimentazione di un modello per favorire mutualità e proattività presso i Comuni di Torrazza, Verolengo e Rondissone”. Questo il titolo dell’iniziativa che ha riscosso un grande successo.
Lo scopo, “far nascere una nuova figura professionale che si prenda cura della salute del cittadino e non solo”.
Un infermiere di comunità insomma, che non faccia solamente punture, ma parli con i pazienti per capire i bisogni, che ne conosca le malattie e anche le opinioni.
“Sono molto contenta - racconta la sua esperienza Martina in redazione -. In tutti e tre i Comuni ho incontrato 207 persone. Forse per il fatto che sono nata e vivo a Torrazza, il 75 per cento degli accessi sono avvenuti lì. E poi Rondissone e Verolengo Temevo che ci fosse un po’ di titubanda da parte loro all’idea di presentarsi a qualcuno che già conoscono e invece si è rivelato un punto di forza. Mi cercavano anche al di fuori dello studio”.
Le fasce d’età dei pazienti, specialmente due.
“Ho avuto picchi di persone della fascia 71 - 89 anni e 31 - 59. Venivano qui per attività di monitoraggio, come la misurazione della pressione e della frequenza cardiaca, medicazioni e iniezioni”.
Ha avuto una forte collaborazione con il Ciss, i servizi sociali, con Vita Tre e le altre associazioni. Ha svolto attività di promozione del territorio attraverso incontri serali di promozione della salute.
“Mi rendo conto - riferisce Martina Gavazza - che anche le popolazioni hanno apprezzato molto l’iniziativa. Mi hanno chiesto se il progetto continuerà”.
Si farà?
“I sindaci non mi hanno detto no, anzi. Bisogna solamente pensare ad una formula corretta per esercitare questa attività che di fatto è un sevizio che viene offerto e contribuisce anche a snellire gli accessi in ospedale o a evitare le code dal medico”.
Martina è adesso proiettata sul suo futuro. Qualche giorno di vacanza ed è pronta per rimettersi in gioco.
“A dicembre inizierò a lavorare in reparto - rivela -, ma non dimentico il mio infermiere di comunità. Manterrò sempre un occhio rivoloto al territorio, alla popolazione ed ai suoi bisogni, perchè il mio obiettivo rimane la realizzazione di quel progetto”.
Nell’attesa, ha anche iniziato un corso di Pet Teraphy con il suo cane. E chissà che la prossima volta in studio non troviamo anche lui...
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