Su quel palo lungo la Dora, i proiettili avevano lasciato un segno indelebile. Un foro in entrata e uno in uscita a ricordarci un pezzo importante della nostra storia, della storia di Ivrea e della Resistenza.
Stavano lì almeno fino a qualche tempo fa, poi la notizia, giunta in redazione venerdì scorso e sul profilo Facebook dell’associazione “Viviamo Ivrea” qualche ora prima: “Qualcuno li ha tappati!”. Proprio così! Tappati!
“Un atto vandalico perpetrato ai danni di un luogo simbolo della memoria resistenziale eporediese” tuona senza farselo ripetere due volte, il consigliere comunale Francesco Comotto.
Perchè quei fori stavano lì a testimonianza di quel ponte che la notte del 23 dicembre 1944, fu fatto saltare in aria, con una carica di esplosivo, dai partigiani della brigata GL guidata da Alimiro che lo fece insieme al compagno D’Artagnan. Un gesto eroico per salvare la città dal bombardamento imminente degli Alleati.
Che i fori siano stati tappati intenzionalmente peraltro è certo. L’atto di vandalismo infatti è stato rivendicato da un cartello firmato dalla Decima Mas, cioè da quel corpo militare che in Città si macchiò di efferate uccisioni di partigiani, fra le quali - una per tutte, la tristemente nota vicenda di Ferruccio Nazionale al quale è intitolata piazza di città.
“Se oggi i loro eredi - commenta il presidente Anpi Mario Beiletti - dopo aver per anni negato la storia, osano vantarsene, noi non possiamo che condannare con sdegno le loro piccole e vigliacche imprese, e con esse ogni forma di fascismo, condannato dalla Storia, dalla Costituzione e dai Cittadini. Ci uniamo a quanti hanno già manifestato affetto e solidarietà ai Partigiani e daremo risposte coi fatti al preoccupante risorgere del fascismo che riesce in qualche occasione ad ammantarsi persino di populismo, ed abbraccia per mero calcolo cause sociali. Noi saremo sempre presenti, con determinazione, nel trasmettere le testimonianze della Storia e l’impegno per la Costituzione, e per questo raccogliamo l’invito del Presidente Nazionale Anpi Carlo Smuraglia per istituzionalizzare una “Giornata antifascista”.«In questa Repubblica – ha affermato infatti Smuraglia, non deve esserci posto per rigurgiti e iniziative fasciste. Diciamolo alto e forte!»”.
Dello stesso avviso il consigliere comunale Francesco Comotto. “È già stata fatta la dovuta segnalazione alle forze dell’ordine - sottolinea - Ai cittadini che fossero stati in qualche modo testimoni chiediamo di collaborare contattando il locale commissariato di polizia. Tutto il nostro affetto e solidarietà ai partigiani che fecero l’impresa ed alle associazioni che ne tutelano la memoria...”.
Quanto alla domanda posta sul cartello ‘quale foro?’.
“Noi - dice Comotto - abbiamo un sospetto su quale sia l’orifizio dal quale vengono partorite certe idee, ma preferiamo lasciare la suggestione ai cittadini...”.
Insomma, un fatto senza alcun dubbio sconcertante, come lo è la battaglia ideologica (e meno male che secondo alcuni destra e sinistra non esistono più) scatenatasi tutt’intorno. A cominciare dal ricordo che Andrea Cervellin fa sul gruppo Facebook di “Viviamo Ivrea” dell’eccidio di una pattuglia della Decima Mas ad Ozegna ad opera dei partigiani.
E se Roberto Gallina definisce il gesto gravissimo (“A mio parere non una “bravata” ma un segnale di qualcuno che vuol far sapere alla città di esserci. E che vuol vedere se e come la città risponderà. Perciò rispondiamo, forte e chiaro!!!!!”), Rita Munari lancia un appello, subito raccolto, nel pomeriggio di sabato (“Un momento di riflessione davanti al palo”).Tra i primi a condannare il gesto, anche l’assessore Andrea Benedino: “Quello che è successoè assolutamente grave. Chiederò di intervenire prima possibile per ripristinare la situazione com’era. Non c’è spazio a Ivrea per i fascisti...”.
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