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07 Giugno 2021 - 00:22
Il sindaco Beppe Pezzetto
CUORGNE'. Comuni da una parte, A.S.A. dall’altra: fra il consorzio fallito tra mille polemiche ed i Comuni non corre buon sangue. In più di un caso si è finiti in tribunale. A causa di una gestione non proprio da manuale le varie amministrazioni locali si erano infatti trovate in molti casi a sborsare fior di quattrini senza poi ottenere i servizi pattuiti e in qualche caso hanno fatto ricorso alla via giudiziaria attraverso cause collettive o promosse singolarmente.
Era successo così a Cuorgnè ai tempi dell’amministrazione di Giancarlo Vacca Cavalot, che aveva denunciato il consorzio per un danno di 184.000 euro. Dei servizi non svolti si era dovuto occupare direttamente il Comune, che pertanto chiedeva i danni.
In prima battuta però non era andata bene. Il Tribunale di Ivrea non aveva accolto le istanze dell’amministrazione cuorgnatese, che aveva pertanto presentato ricorso in Cassazione e che ora ha visto riconoscere la validità delle proprie richieste. Con un apparente paradosso, una pronuncia favorevole della Suprema Corte non significa porre la parola “fine” ad una vicenda giudiziaria bensì allungarne i tempi poiché si tratta di ricominciare l’iter da capo. Trattandosi di un organo di legittimità e non di merito, la Cassazione, se ritiene che ne sussistano i motivi, rinvia gli atti al tribunale, che dovrà riesaminare la causa ed emettere una nuova sentenza.
Si tratta comunque di una bella notizia anche se la prospettiva di recuperare davvero i soldi indebitamente sborsati non è certa. C’è di mezzo il fallimento, con tutti i debiti di quella che qualcuno ormai chiamava “la multinazionale del Canavese”. Nata per occuparsi di rifiuti e di acqua potabile, l’A.S.A. aveva finito per fare tutto ed il contrario di tutto, con le inevitabili conseguenze sulla qualità dei servizi resi: basti pensare al disastro del teleriscaldamento!
Quella sulla quale si è appena pronunciata la Cassazione non è l’unica causa in corso che vede il Comune di Cuorgnè contrapposto all’ASA. Poco meno di un mese fa, il 10 maggio, la giunta cuorgnatese aveva autorizzato il sindaco a resistere in giudizio davanti al TAR contro il ricorso presentato dal Commissario Straordinario Stefano Ambrosini nei confronti di Cuorgnè, dell’Unione Montana Alto Canavese e dell’Unione Val Gallenca. Cosa riguardava questo ricorso? La discarica situata a Rivara in Località Rossetti, che è da anni al centro di una contesa: non perché tutti la vogliano ma perché non la vuole nessuno.
Fra i tanti guai che il Consorzio ha lasciato in eredità, questo è particolarmente problematico e fonte di ripetute contrapposizioni. La discarica sorge su un terreno appartenuto alla Comunità Montana Alto Canavese e venne data in gestione all’A.S.A. che, in base alle clausole del contratto, avrebbe dovuto occuparsi anche del post-mortem, realizzando le opere necessarie: per questo nel 2000 le venne conferito il “diritto di superficie”.
Poi l’ASA finì in Amministrazione Straordinaria. Le Comunità Montane, invece, vennero sciolte nel 2012 per volontà della Regione, messe nelle mani di commissari liquidatori e sostituite da quei pallidi surrogati che erano e sono le Unioni Montane. Quanto danno abbia fatto quella scelta improvvida e pasticciata lo si vede dal fatto che, a distanza di anni, restano ancora delle questioni irrisolte. La successiva Legge sulla Montagna, emanata nel 2014 per cercare di mettere qualche pezza, stabiliva che le Unioni fossero le naturali eredi delle attività e passività delle Comunità. Peccato che in molti casi da una Comunità siano nate due Unioni e che un certo numero di comuni non abbiano aderito ad alcun nuovo organismo. In questo caso gli oneri vanno ripartiti in base ad un criterio misto: dimensione territoriale (che conta per il 70%) e coefficiente demografico (30%).
La Comunità Montana “Alto Canavese”, ente eterogeneo e litigioso, ha dato vita ad un’Unione che porta lo stesso nome e ad un’altra denominatasi “Val Gallenca”. Cuorgnè, che era il comune più grande, ha scelto di rimanere fuori da entrambe.
Lunghe e complesse sono state le questioni che le due commissarie liquidatrici (l’avvocato Lamberti e la dottoressa Quattrone) si sono trovate ad affrontare e la più difficile è stata quella della discarica. Ad un certo punto, visto che non se ne veniva a capo, gli eredi dell’ente defunto si accordarono per chiudere la pratica di successione lasciando fuori per il momento questa patata bollente. Nel novembre 2019, dopo aver nominato un “sequestratario” il commissario stabilì che l’ambita proprietà venisse così suddivisa: il 45,97 % all’Unione Montana Alto Canavese; il 29,75 % all’Unione Montana Val Gallenca; il 24,28 % al Comune di Cuorgnè.
Bisogna precisare che nel giugno 2012, cogliendo al volo l’occasione favorevole che si stava per verificare (la citata abolizione della Comunità Montana) l’Amministratore Straordinario dell’A.S.A. comunicò lo scioglimento del contratto riguardante la discarica ma il 15 novembre 2017 la Corte d’Assise di Ivrea dispose che questa venisse restituita all’ASA. Nel gennaio 2018 il Tribunale Ordinario di Ivrea, al quale la Comunità Montana Alto Canavese si era rivolta per far dichiarare illegittima la ripartizione effettuata dal Commissario Liquidatore, non si pronunciò ritenendo “improcedibile” la richiesta.
Il “sequestratario” (in parole povere il custode giudiziario) il 7 settembre 2020 aveva comunicato la disponibilità a farsi carico delle spese necessarie per lo smaltimento del percolato, riservandosi però di richiederle ai soggetti che in seguito fossero risultati titolari dell’impianto.
Il 17 giugno 2020 l’A.S.A. ha promosso un giudizio civile contro le due Unioni e contro il Comune di Cuorgnè. Di recente ha fatto ricorso al TAR contro la determina con la quale a metà febbraio la Città Metropolitana aveva respinto la richiesta di volturare in capo a questi stessi soggetti le due autorizzazioni del 1999 di cui si è finora parlato. Insomma, anche su questa questione lo scontro prosegue. Nemmeno le due Unioni e Cuorgnè hanno intenzione di cedere ed hanno deciso tutti insieme di “resistere in giudizio” confermando l’incarico all’avvocato Francesco dal Piaz, che li aveva già assistiti nel contenzioso con l’A.S.A. e che nel preventivo ha praticato uno sconto del 70% rispetto alla tariffa prevista per questo genere di pratiche, considerate di “complessità media”: invece di 10.343 euro netti, il Comune e le due Unioni spenderanno 4.480 euro (vale adire 3.500 + IVA e Spese Forfettarie). A carico del comune di Cuorgnè è il 24,28% dell’importo, vale a dire 1.078,23, finanziati con le risorse trasferite dalla Comunità Montana.
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