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Cronaca
29 Aprile 2026 - 17:27
Detenuto morto alle Vallette, l’inchiesta resta aperta per istigazione al suicidio
La morte di Bernardo Pace, il detenuto di 62 anni trovato senza vita nel carcere delle Vallette di Torino lo scorso 16 marzo, resta al centro di un’indagine ancora aperta. La Procura ha deciso di mantenere il fascicolo per istigazione al suicidio, una scelta che conferma come, nonostante i primi riscontri, nessuna ipotesi venga esclusa.
L’uomo, condannato a 14 anni nel processo Hydra su presunti intrecci tra camorra, mafia e ’ndrangheta, aveva recentemente iniziato a collaborare con la giustizia. Un elemento che aggiunge peso e delicatezza alla vicenda, già complessa per il contesto in cui è maturata.
Secondo le prime ricostruzioni, Pace si sarebbe tolto la vita impiccandosi nella sua cella, nel padiglione E, dove si trovava da solo. Gli accertamenti medico-legali eseguiti finora non hanno evidenziato segni di violenza, né ecchimosi riconducibili a un’aggressione. Un dato che, allo stato attuale, sembra allontanare l’ipotesi di un intervento diretto da parte di terzi.
Resta però il quadro temporale a colpire gli inquirenti. L’ultimo contatto con il detenuto risale a pochi minuti prima del ritrovamento, durante la distribuzione del pasto serale. Subito dopo aver ritirato il vitto, l’uomo avrebbe approfittato di un momento in cui sapeva di non essere osservato per compiere il gesto. Una finestra di tempo ridottissima, che rende ancora più difficile ricostruire con precisione ogni passaggio.
Nonostante questi elementi, la Procura continua a muoversi con cautela. L’ipotesi di istigazione al suicidio resta formalmente in piedi, anche per verificare se qualcuno possa aver influito, direttamente o indirettamente, sulla decisione del detenuto. Si tratta di un reato che punisce chi determina o rafforza l’intenzione di togliersi la vita.
Per arrivare a una conclusione serviranno ancora tempo e riscontri. Gli inquirenti attendono l’esito definitivo dell’autopsia, degli esami tossicologici e degli ulteriori accertamenti investigativi già avviati. Solo allora sarà possibile chiarire se si sia trattato di un gesto maturato in totale autonomia o se vi siano elementi che possano raccontare una storia diversa.
La vicenda riporta ancora una volta l’attenzione su ciò che accade all’interno delle carceri, dove anche pochi minuti possono fare la differenza. E dove ogni episodio, soprattutto quando coinvolge detenuti in percorsi delicati come quello della collaborazione con la giustizia, richiede verifiche approfondite e risposte chiare.

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