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10 Aprile 2026 - 23:35
La presidente della commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo
Non è un’inchiesta come le altre. Non riguarda un territorio specifico, né un singolo clan. Il terreno è più ampio, più scivoloso, e potenzialmente esplosivo: il rapporto tra mafia e politica. La Commissione parlamentare Antimafia si prepara ad aprire un nuovo fronte, con un’iniziativa che segna un cambio di passo e che promette di accendere il dibattito. La presidente Chiara Colosimo ha convocato per martedì prossimo un ufficio di presidenza che metterà al centro una possibilità finora solo evocata: avviare un nuovo filone d’inchiesta dedicato alle infiltrazioni della criminalità organizzata nei partiti. Non un approfondimento su casi già noti, ma un’indagine più ampia, trasversale, che punta a indagare i meccanismi di contatto tra consenso politico e interessi mafiosi.
Un passaggio che nasce anche da una spinta politica precisa. È stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a sollecitare un’iniziativa in questa direzione, chiedendo che il tema venga affrontato non come terreno di scontro, ma come occasione per “costruire anticorpi”. Un’espressione che dice molto della posta in gioco. Perché il rischio che la Commissione si prepara a indagare non è nuovo, ma torna ciclicamente a emergere: la capacità delle organizzazioni criminali di infiltrarsi nei partiti, condizionare candidature, orientare pacchetti di voti, stabilire relazioni opache con pezzi della politica. Ed è proprio per questo che la scelta di aprire un filone autonomo — svincolato dalle inchieste giudiziarie in corso — rappresenta un salto di qualità.
Fino ad oggi, infatti, la Commissione era già impegnata su due dossier rilevanti: l’indagine Hydra a Milano e quella sul clan Senese a Roma, vicende che hanno sfiorato indirettamente esponenti politici senza configurare responsabilità penali. Su questi fronti il lavoro continuerà: il 16 aprile Colosimo sarà a Milano, mentre a Roma partirà un ciclo di audizioni legato alla vicenda che ha coinvolto indirettamente Andrea Delmastro, con l’ascolto di magistrati, forze di polizia e rappresentanti istituzionali. Ma il punto, ora, è un altro: il nuovo filone non riguarderà fatti specifici già emersi, ma cercherà di mappare un fenomeno più ampio, compresa la possibilità che infiltrazioni possano riguardare anche partiti di governo.

L'ex ministro Andrea Delmastro
Ed è qui che si apre il fronte politico. Se la maggioranza rivendica l’iniziativa come un segnale di trasparenza, l’opposizione guarda con sospetto. I componenti del Pd parlano di “appelli impropri”, che rischierebbero di “tirare dentro tutti”, mentre il senatore Walter Verini sottolinea che il compito della Commissione è quello di accendere fari su fatti reali, chiedendo di dare priorità alle audizioni già previste. Uno scontro destinato a crescere, perché il tema tocca il cuore della credibilità delle istituzioni e il rapporto tra politica e legalità.
Intanto, il fronte antimafia si muove anche su altri piani. Fratelli d’Italia è pronta a rilanciare una proposta di legge bipartisan per la protezione dei minori e dei giovani provenienti da famiglie mafiose, mentre dal ministero della Giustizia potrebbe arrivare una revisione della circolare sulle attività educative nei circuiti carcerari, in particolare quelli legati al 41 bis, per renderne l’applicazione più mirata. Sono segnali di una strategia più ampia, che affianca repressione e prevenzione.
Il nuovo filone d’inchiesta si inserisce proprio in questa logica: capire prima di intervenire, individuare i punti di vulnerabilità del sistema politico e verificare se esistono spazi di infiltrazione. Martedì sarà solo il primo passaggio, ma il segnale è chiaro: il tema delle infiltrazioni mafiose nei partiti torna al centro, e questa volta con l’ambizione di essere affrontato in modo sistemico.
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