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Cronaca
24 Aprile 2026 - 16:33
Il giallo del rider morto nella collina torinese: l’autopsia esclude l’investimento diretto (immagine di repertorio)
Non c’è, almeno per ora, la conferma di un investimento. Ma il caso della morte di Adnan Salah Elsayed, il rider di 32 anni trovato senza vita sulla collina di Torino, resta tutt’altro che chiuso. I primi risultati dell’autopsia aprono infatti uno scenario diverso da quello ipotizzato inizialmente: il decesso sarebbe compatibile con una caduta in bicicletta, mentre sul corpo non sarebbero stati rilevati segni riconducibili a un travolgimento da parte di un veicolo.
L’esame autoptico è stato eseguito oggi dal medico legale Alice Porceddu, su incarico del pubblico ministero Alessandra Provazza della procura cittadina. La magistratura aveva aperto un fascicolo per omicidio stradale dopo il ritrovamento del corpo del lavoratore, avvenuto la sera di domenica 19 in strada della Creusa. Il primo responso medico-legale, però, modifica il quadro iniziale. Secondo quanto emerso, Adnan Salah Elsayed non sarebbe stato apparentemente investito da alcun mezzo. L’assenza di lesioni tipiche di un impatto diretto con un’auto porta infatti a ritenere più probabile una caduta autonoma o comunque una dinamica diversa dal classico incidente con travolgimento.
L’assenza di segni di investimento non basta però a escludere ogni coinvolgimento esterno. Resta infatti aperta un’ipotesi investigativa tutt’altro che secondaria: quella di un veicolo perturbatore. In altre parole, un mezzo che potrebbe aver costretto il rider a una manovra improvvisa, facendolo uscire di strada o provocandone la caduta senza un contatto diretto. È su questo fronte che proseguono gli accertamenti della polizia locale, chiamata a ricostruire con precisione gli ultimi istanti di vita del trentaduenne. In casi come questo, il dettaglio fa la differenza: una traiettoria, una frenata, una testimonianza, persino un’ombra ripresa da una telecamera possono cambiare radicalmente la lettura dei fatti.
Adnan Salah Elsayed aveva 32 anni e lavorava come rider per Deliveroo. La sua morte, avvenuta mentre si trovava in strada della Creusa, ha riportato l’attenzione su una professione spesso esposta a rischi elevati, soprattutto quando si svolge su strada, in orari serali e in contesti urbani complessi. Dietro la cronaca, infatti, resta la dimensione umana di una vicenda che colpisce non solo per gli interrogativi ancora aperti, ma anche per la fragilità che accompagna molti lavoratori della consegna a domicilio, quotidianamente impegnati in condizioni non sempre semplici.
Ulteriori elementi utili ad accertare con esattezza la causa della morte arriveranno dagli esami tossicologici. I risultati, secondo quanto riferito, saranno depositati nelle prossime settimane e potrebbero contribuire a chiarire in modo più completo il quadro clinico e investigativo. Per il momento, dunque, l’unico dato che emerge con una certa nettezza è che non vi sarebbero tracce di un investimento diretto. Ma tra una caduta accidentale e una caduta provocata indirettamente da altri, la distanza giudiziaria è enorme. Ed è proprio in quello spazio, ancora pieno di domande, che si muovono adesso le indagini.

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