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Cronaca

Morte in carcere di Christian Guercio, il caso arriva in Regione

Interrogazione in Consiglio regionale sulle responsabilità dell’Asl. Il 38enne astigiano era morto suicida in carcere

Morte in carcere di Christian Guercio, il caso arriva in Regione

Morte in carcere di Christian Guercio, il caso arriva in Regione

Una morte che continua a sollevare interrogativi e che ora arriva anche in Consiglio regionale del Piemonte. Il caso di Christian Guercio, 38enne di Asti morto suicida nel carcere di Quarto il 29 dicembre 2025, torna al centro del dibattito politico dopo la risposta dell’assessorato regionale a un’interrogazione presentata nei mesi scorsi. Una risposta che, invece di chiarire, riapre dubbi.

A riportare la vicenda all’attenzione è la consigliera regionale di Alleanza Verdi Sinistra, Alice Ravinale, che parla apertamente di elementi ancora poco chiari. La domanda di fondo resta quella più semplice e allo stesso tempo più pesante: come sia possibile che una persona che chiede aiuto sanitario finisca arrestata e poi muoia in carcere.

Secondo quanto ricostruito, Guercio era seguito da anni dai servizi sanitari per un disagio psichico certificato, noto sia al Serd sia alla psichiatria dell’Asl, con precedenti tentativi di suicidio. La sera del 25 dicembre, dopo essersi sentito male, erano stati i familiari a chiamare un’ambulanza. Ma l’intervento avrebbe preso una piega diversa con l’arrivo delle forze dell’ordine: da richiesta di cure si sarebbe trasformato in un arresto per resistenza a pubblico ufficiale.

Un passaggio su cui Ravinale insiste: “Com’è possibile che una persona che chiede un intervento sanitario venga invece arrestata, isolata e muoia suicida in carcere?”. Una domanda che sintetizza il senso della vicenda e delle criticità emerse.

Alice Ravinale

Dalla risposta dell’assessorato, riferisce la consigliera, emergerebbe che Guercio è arrivato in pronto soccorso già in stato di arresto, nonostante l’intervento sanitario fosse stato richiesto prima. L’Asl non avrebbe informato la famiglia né delle condizioni né delle dimissioni. E resta il nodo della valutazione clinica: da una parte viene indicata una piena capacità di intendere e volere, dall’altra i documenti parlano di stato confusionale e di sedazione.

Dopo le dimissioni, Guercio viene trasferito in carcere. Qui, secondo quanto emerso, viene collocato in isolamento. Tre giorni dopo, il suicidio. Un epilogo che mette sotto accusa anche i protocolli di prevenzione del rischio autolesivo, formalmente applicati ma evidentemente non sufficienti a evitare la tragedia.

Per Ravinale, proprio questo è uno dei punti più critici: la sensazione è che la fragilità della persona non sia stata colta, nonostante fosse già nota ai servizi sanitari. Un elemento che rende ancora più difficile comprendere il percorso che ha portato dalla richiesta di aiuto alla detenzione.

Il caso è ora seguito su più livelli istituzionali, con interrogazioni presentate anche in Parlamento. L’obiettivo è fare chiarezza su una sequenza di eventi che presenta ancora troppi passaggi oscuri e verificare eventuali responsabilità lungo la catena che coinvolge sanità, forze dell’ordine e sistema penitenziario.

Resta, al momento, una vicenda che lascia aperta una domanda difficile da ignorare: come si sia potuti arrivare, partendo da una richiesta di cure, a una morte in una cella, da solo.

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