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Lutto

Addio a Federico Vercellone, il filosofo che ha indagato il senso delle immagini e del nostro tempo

Morto a 70 anni dopo una malattia improvvisa: a Torino gran parte della sua carriera tra estetica, arte e pensiero contemporaneo

Addio a Federico Vercellone

Addio a Federico Vercellone, il filosofo che ha indagato il senso delle immagini e del nostro tempo

La filosofia italiana perde una delle sue voci più riconoscibili e controverse. È morto a 70 anni Federico Vercellone, tra i principali studiosi di estetica contemporanea, figura centrale nel dibattito accademico degli ultimi decenni. Il decesso, avvenuto dopo una “fulminea malattia”, come riferito dal Centro Studi Luigi Pareyson, chiude una parabola intellettuale intensa, segnata da ricerca, insegnamento e, negli ultimi anni, anche da polemiche.

Torino è stata il centro della sua vita accademica. Qui Vercellone si era formato, laureandosi nel 1981 con una tesi su Nietzsche, filosofo che avrebbe influenzato profondamente il suo percorso. Successivamente aveva conseguito il dottorato approfondendo il ruolo dell’ermeneutica nella cultura tedesca tra Settecento e Ottocento, un ambito che sarebbe rimasto uno dei pilastri del suo pensiero.

La sua carriera si è sviluppata tra l’Italia e l’estero, con incarichi anche all’Università di Udine e collaborazioni internazionali. Dal 2008 aveva insegnato all’Università di Torino, diventando un punto di riferimento per generazioni di studenti. Non solo docente, ma anche organizzatore culturale e studioso attivo nel dibattito scientifico, Vercellone è stato presidente dell’Associazione italiana studiosi di estetica, contribuendo a consolidare il ruolo della disciplina nel panorama accademico.

Al centro delle sue ricerche c’è sempre stato il rapporto tra arte e pensiero, tra immagine e interpretazione. Il suo lavoro si è mosso lungo una linea che unisce estetica ed ermeneutica, interrogando il senso delle forme artistiche nella contemporaneità. Negli anni ha affrontato temi complessi, dal nichilismo alla trasformazione delle immagini nell’era digitale, fino ai più recenti studi sui Visual Studies e sulla morfologia.

Tra le sue opere più note spicca Filosofia del tatuaggio, un saggio che parte da un fenomeno apparentemente marginale per esplorare questioni profonde legate all’identità, al corpo e alla rappresentazione. Un approccio tipico del suo metodo: partire dal presente per risalire a interrogativi filosofici più ampi.

Negli ultimi anni il suo lavoro si era spinto verso territori ancora più articolati, indagando il rapporto tra estetica e teologia politica, e interrogando il ruolo delle immagini nella costruzione del potere e del senso collettivo. Un campo di ricerca che lo collocava tra gli studiosi più attenti alle trasformazioni culturali del nostro tempo.

La sua figura, però, non è stata solo quella dello studioso. Gli ultimi anni sono stati segnati anche da vicende controverse. Nel 2024, nel contesto del movimento MeToo, alcune studentesse avevano sollevato accuse di comportamenti inappropriati, parlando di sguardi e frasi ritenute fuori luogo. L’Università di Torino aveva disposto una sospensione temporanea di un mese. Vercellone aveva respinto le accuse, annunciando azioni legali nei confronti delle studentesse.

Il ritorno in aula era stato accompagnato da ulteriori tensioni, con la presenza di un tutor a supporto dei corsi e le proteste dei collettivi studenteschi. Una fase complessa, che aveva segnato profondamente il finale della sua carriera accademica, conclusasi pochi mesi fa con il pensionamento.

Nonostante le polemiche, il riconoscimento del suo contributo scientifico resta significativo. La rettrice dell’Università di Torino, Cristina Prandi, lo ricorda come uno studioso “che, con le proprie ricerche, ha lasciato un segno importante nella comunità accademica internazionale”. Parole che sottolineano l’impatto di un lavoro capace di attraversare confini disciplinari e geografici.

Anche Graziano Lingua, direttore del Dipartimento di Filosofia, parla di lui come di un “collega e amico”, evidenziando la sua “passione sincera per la ricerca, l'importante contributo che ha dato in campi come l'estetica, l'ermeneutica e la morfologia a livello nazionale e internazionale”.

Vercellone apparteneva a una tradizione filosofica che affonda le radici nella scuola torinese, in dialogo con figure come Luigi Pareyson e Gianni Vattimo. Una linea di pensiero che ha fatto dell’interpretazione, del rapporto tra forma e significato, uno dei suoi cardini. In questo solco, il suo lavoro ha contribuito a rinnovare l’estetica, portandola a confrontarsi con le sfide del presente.

La sua scomparsa lascia un vuoto in un campo di studi che negli ultimi anni ha acquisito sempre maggiore centralità. In un mondo dominato dalle immagini, dalla comunicazione visiva e dalla trasformazione dei linguaggi, le sue riflessioni appaiono oggi particolarmente attuali.

Resta il profilo di un intellettuale complesso, capace di suscitare interesse e dibattito, di aprire prospettive e, allo stesso tempo, di dividere. Una figura che ha attraversato la filosofia contemporanea con uno sguardo attento alle trasformazioni culturali, senza mai rinunciare a interrogarsi sul senso profondo dell’arte e dell’esperienza estetica. Con la sua morte si chiude una stagione, ma restano le sue opere, i suoi studenti, le tracce di un pensiero che ha cercato di leggere il presente attraverso le immagini e le forme che lo abitano.

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