AGGIORNAMENTI
Cerca
Attualità
19 Aprile 2026 - 08:00
Fabrizio Bernabè
Colpo di scena, l’altra giorno, in consiglio comunale a Quincinetto. A un certo punto, rullo di tamburi, occhi puntati sui banchi dell’opposizione, Fabrizio Bernabè ha rotto gli schemi, ha salutato il gruppo in cui era stato eletto e ha annunciato un gruppo tutto suo. Non un addio alla minoranza, sia chiaro, ma qualcosa di più sfumato, più sottile e – per certi versi – più politico: una collocazione autonoma, equidistante sia dalla maggioranza sia dall’opposizione. Tradotto dal politichese: disponibile al dialogo, pronto a collaborare, deciso a giocare una partita diversa.
Una mossa che non arriva dal nulla e che affonda le radici in una storia che a Quincinetto si trascina ormai da due anni, da quelle elezioni dell’8 e 9 giugno 2024 che avevano acceso un duello tanto inatteso quanto carico di significati. Da una parte Angelo Canale Clapetto, allora 80 anni, decano dei sindaci del Canavese, uno che il Comune lo conosce stanza per stanza, pratica per pratica. Dall’altra Giovanni Lombardo, storico segretario comunale, per decenni uomo delle istituzioni, cresciuto – si dice – a “pane e Clapetto”. Una sfida che, già sulla carta, raccontava molto più di una semplice competizione elettorale: il confronto tra continuità e cambiamento, tra esperienza amministrativa e conoscenza tecnica, tra due modi diversi di intendere il governo locale.
E in mezzo, quasi a fare da elemento di rottura, proprio Fabrizio Bernabè. Ex vicesindaco per due mandati con Clapetto, volto noto e radicato sul territorio, uno capace di raccogliere un pacchetto di preferenze pesante. Finito nella lista di Lombardo in un contesto che molti avevano inizialmente interpretato in "continuità" con il governo uscente . Ma così non era, tant’è che, all’ultimo momento, Clapetto – che aveva già indicato il suo successore nell’attuale vicesindaco – decide di rimettersi in gioco. Contro ogni previsione, contro ogni prudenza, perfino – si racconta – contro il parere della moglie. Risultato: uno a zero per Clapetto che resta "primo cittadino" con un grande consenso popolare.
Per la cronaca, Lombardo a Quincinetto non è certo un nome qualsiasi. Arrivato il primo agosto del 1979, a soli 26 anni, è stato segretario comunale, prima a Quincinetto, poi a Castellamonte, Cuorgnè e Chivasso.
Seduto tra i banchi dell’opposizione, però, a quanto pare, quel ruolo non ha mai convinto fino in fondo Bernabè. Ed è qui che si arriva al consiglio comunale dell’altra sera, quello della svolta. Perché la decisione non è stata annunciata a voce, ma nero su bianco, con una comunicazione formale protocollata il 17 aprile 2026 e indirizzata al presidente del Consiglio, al sindaco e ai consiglieri. Un documento lungo, articolato, che racconta molto più di una semplice uscita da un gruppo.
Bernabè parla di una riflessione maturata nel tempo, di dinamiche interne che non lo rappresentano più, di un gruppo di minoranza che – a suo dire – non è riuscito a trasformarsi in una vera forza propositiva.

Canale Clapetto e Lombardo
“Non ha sviluppato un’organizzazione interna finalizzata alla costruzione e alla presentazione di proposte coerenti con il programma elettorale”, scrive, sottolineando anche la mancata valorizzazione delle energie giovani. Un passaggio che pesa, perché tocca uno dei nodi più sensibili della politica locale: la capacità di rinnovarsi e di andare oltre la semplice opposizione.
Ed è proprio qui il punto. Bernabè non contesta il ruolo di controllo della minoranza, ma ne critica l’esclusività. Per lui non basta vigilare sull’operato della maggioranza: serve anche proporre, costruire, immaginare. Serve una visione. E invece, nel gruppo in cui è stato eletto, questo – sostiene – non è mai realmente accaduto. A ciò si aggiungono critiche di metodo: decisioni prese senza un vero confronto, documenti sottoscritti all’ultimo minuto, in riunioni pre-consiliari, senza tempi adeguati per analisi e discussione. Un approccio che, secondo Bernabè, contraddice i principi di partecipazione e condivisione dichiarati in campagna elettorale.
Poi lo sguardo si allarga. Non più solo il gruppo, ma l’intera comunità. Bernabè parla di una divisione ormai anacronistica, non più funzionale alle esigenze attuali. In un contesto in cui i Comuni hanno sempre meno margini di manovra, continuare a ragionare per contrapposizioni rischia di diventare un limite. Meglio puntare sul merito delle questioni, sulla collaborazione, su una politica meno ideologica e più concreta.
E così prende forma la sua nuova collocazione: restare in consiglio, restare all’opposizione, ma senza etichette rigide, con la libertà di valutare caso per caso. Una posizione autonoma e costruttiva, orientata – come scrive – alla formulazione di proposte nell’interesse della comunità. Non un disimpegno, insiste, ma una presa di responsabilità.
Una mossa che cambia gli equilibri. E che trova un’accoglienza tutt’altro che fredda da parte del sindaco Angelo Canale Clapetto. Tra i due, del resto, il rapporto non si è mai davvero interrotto, nonostante la parentesi elettorale del 2024. Il primo cittadino non ha nascosto una certa soddisfazione.
"Nei piccoli Comuni non c’è spazio per immobilismi. Serve operatività, serve capacità decisionale, serve concretezza...." ha commentato. Un messaggio che, letto tra le righe, suona anche come un invito: trasformare questa autonomia in un contributo reale all’azione amministrativa.
E allora la domanda è inevitabile: cosa succederà adesso? Perché se è vero che Bernabè resta formalmente all’opposizione, è altrettanto vero che la sua scelta apre uno spazio nuovo.
Di certo c’è che Quincinetto, da qui in avanti, sarà un laboratorio politico tutt’altro che scontato. A due anni da quelle elezioni così particolari, la partita è ancora tutta aperta.
A Quincinetto la politica ha fatto una scoperta sensazionale: si può stare all’opposizione senza fare davvero opposizione. È una specie di rivoluzione copernicana. Non si tratta di cambiare campo, che sarebbe banale, ma di restare dove si è… con una certa libertà di movimento, come quelli che al ristorante ordinano “poi vediamo”.
È una posizione interessante, quasi filosofica. Perché stare da una parte è semplice: si vota, si critica, si sostiene, si fa quello che ci si aspetta. Stare nel mezzo, invece, richiede talento. È un esercizio di equilibrio, come camminare sul filo. E in effetti, nei piccoli Comuni, più che gli schieramenti contano le distanze giuste: troppo vicini ci si confonde, troppo lontani non ci si parla.
Così nasce questa figura moderna, il consigliere indipendente ma non troppo, autonomo ma con spirito collaborativo, critico ma disponibile. Una specie di figura retorica applicata alla politica: l’ossimoro amministrativo. Non è una contraddizione, è una sfumatura. E le sfumature, si sa, sono molto eleganti.
C’è anche un lato pratico, naturalmente. Perché nei consigli comunali piccoli la matematica conta più della filosofia. E allora essere quello che non appartiene del tutto diventa una posizione strategica: non sei vincolato, quindi sei necessario. Non sei prevedibile, quindi sei interessante. Non sei obbligato, quindi puoi scegliere. È un modo molto raffinato di essere al centro senza dirlo apertamente.
Ma più di tutto, è una questione di stile. Nei paesi non funziona la politica urlata, quella delle barricate permanenti. Funziona una politica più morbida, più negoziata, dove si litiga il giusto e poi si torna a parlare. E allora anche le definizioni si adattano: opposizione, sì, ma con giudizio. Maggioranza, anche, ma senza esagerare.
In fondo è una politica che somiglia alla vita di tutti i giorni. Nessuno è mai completamente da una parte o dall’altra, si cambia idea, si ascolta, si prova a capire. Certo, detta così sembra una teoria molto alta. Poi però arriva il momento del voto, e lì la filosofia deve lasciare spazio a qualcosa di molto concreto: sì o no.
E sarà proprio lì che questa elegante equidistanza dovrà dimostrare se è un punto di vista o un punto di appoggio. Perché tra il dire “valuterò di volta in volta” e il farlo davvero c’è di mezzo la politica, che è un mestiere antico e diffidente: alla fine ti chiede sempre di scegliere.
Ma intanto, a Quincinetto, si sperimenta. E non è poco. Perché in un mondo dove tutti vogliono stare da qualche parte, c’è ancora qualcuno che prova a stare un po’ ovunque. Che, a pensarci bene, è il modo più semplice per non annoiarsi mai.
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.