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Cronaca
20 Aprile 2026 - 21:54
Tredicenne morto nel Tanaro, chiesta la condanna per l’amico (foto di repertorio)
Una giornata iniziata come una gita tra amici e finita in tragedia. A distanza di un anno, quella morte resta senza corpo e con una verità ancora da definire.
Al tribunale per i minorenni di Torino, il pubblico ministero Davide Fratta ha chiesto una condanna a sei anni, quattro mesi e 20 giorni per il ragazzo ritenuto responsabile della morte di Abdou Ngom, il tredicenne scomparso il 22 aprile dello scorso anno nelle acque del fiume Tanaro.
Secondo la ricostruzione della Procura, Abdou sarebbe stato spinto in acqua da un amico quindicenne al termine di uno screzio legato a un debito di 50 euro. Un episodio che, secondo l’accusa, avrebbe trasformato una discussione tra ragazzi in un gesto dalle conseguenze irreversibili.
Quel giorno il gruppo, composto da tre giovani, si era recato nella zona conosciuta come “spiaggia dei cristalli”, a Verduno, nel Cuneese. Era la prima uscita della stagione, una nuotata programmata dopo i mesi invernali. Ma le condizioni del fiume erano tutt’altro che sicure.
Le forti correnti del Tanaro, alimentate dalle piogge dei giorni precedenti, avevano reso il tratto particolarmente insidioso. Abdou, che secondo quanto emerso non era in grado di nuotare in acque profonde, sarebbe stato trascinato via nel giro di pochi istanti.
Il suo corpo non è mai stato ritrovato.
L’indagine ha preso una direzione precisa nei mesi successivi. A orientare gli investigatori sono stati alcuni messaggi scambiati tra i ragazzi dopo la tragedia, ritenuti elementi utili per ricostruire quanto accaduto quella mattina.
Nel mese di agosto era arrivato l’arresto del quindicenne, oggi imputato nel procedimento. Attualmente il ragazzo si trova in una comunità, misura disposta nell’ambito del percorso giudiziario minorile.
La posizione della difesa è nettamente diversa. Gli avvocati Piermario Morra e Giuseppe Vitello contestano la ricostruzione accusatoria, negando l’esistenza di un movente legato al presunto debito. Secondo i legali, non vi sarebbero elementi per sostenere che il giovane abbia volontariamente spinto Abdou in acqua.
La difesa ha chiesto l’assoluzione, sostenendo l’assenza di prove sufficienti. In alternativa, ha avanzato la richiesta di una diversa qualificazione giuridica dei fatti, puntando a escludere l’ipotesi di volontarietà e ricondurre l’episodio a un caso di omicidio colposo.
Il processo si trova ora in una fase cruciale. Dopo una lunga discussione in aula, durata oltre cinque ore, spetterà al tribunale valutare gli elementi raccolti e stabilire se la morte del tredicenne sia stata il risultato di un gesto intenzionale o di una dinamica diversa.
La vicenda resta segnata da un elemento che continua a pesare: l’assenza del corpo. Un vuoto che rende ancora più complessa la ricostruzione definitiva dei fatti e lascia aperti interrogativi su quanto accaduto lungo le rive del Tanaro.

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