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Cronaca

Truffa milionaria ai risparmiatori, sequestri per oltre 3,5 milioni: nel mirino un private banker

Indagini della Guardia di Finanza di Asti: raggiri ai clienti, molti anziani. Il sistema basato su falsi investimenti e schema Ponzi

Truffa milionaria

Truffa milionaria ai risparmiatori, sequestri per oltre 3,5 milioni: nel mirino un private banker

Un sistema costruito sulla fiducia tradita, su promesse di investimenti sicuri e su una gestione opaca dei risparmi. È questo il quadro che emerge dall’indagine della Guardia di Finanza di Asti, che nei giorni scorsi ha portato all’esecuzione di un nuovo sequestro preventivo per oltre 3,5 milioni di euro nei confronti di un promotore finanziario, già arrestato nei mesi scorsi.

L’uomo, un private banker in servizio in passato presso la filiale albese di un istituto di credito nazionale, è indagato per truffa e autoriciclaggio. Il provvedimento si inserisce in un’indagine più ampia, che aveva già portato nel settembre scorso agli arresti domiciliari e a un primo sequestro di beni per oltre 2,1 milioni di euro.

Con questo nuovo intervento, il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro supera i 5,6 milioni di euro, cifra che, secondo gli investigatori, corrisponderebbe alle somme sottratte ai risparmiatori a partire dal 2020.

Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Asti e coordinate dalla Procura, hanno consentito di far emergere ulteriori episodi di raggiro. Il meccanismo, secondo quanto ricostruito, era tanto semplice quanto efficace: il consulente sfruttava il rapporto diretto con i clienti, spesso persone anziane e poco avvezze agli strumenti digitali, per proporre investimenti fittizi.

Per convincerli, mostrava grafici di rendimento alterati e documentazione apparentemente regolare, inducendoli a firmare moduli che, in realtà, autorizzavano trasferimenti di denaro verso conti correnti a lui riconducibili o intestati a società collegate.

In alcuni casi, i prelievi avvenivano anche attraverso modalità più dirette. Le Fiamme Gialle hanno accertato l’utilizzo di carte bancomat intestate ai clienti ma mai consegnate ai legittimi titolari, oppure l’emissione di assegni circolari utilizzati per scopi personali.

Quando le vittime chiedevano chiarimenti o il rimborso delle somme investite, entrava in gioco un ulteriore livello del sistema. L’indagato, per coprire le precedenti appropriazioni, trasferiva denaro proveniente da altri clienti, replicando di fatto un classico schema Ponzi, in cui i nuovi investimenti servono a sostenere quelli precedenti.

Un meccanismo che ha permesso di mantenere in piedi la struttura per anni, fino a quando le verifiche sui flussi finanziari non hanno fatto emergere le anomalie. L’analisi dei conti correnti, delle scritture contabili e delle testimonianze ha consentito agli investigatori di ricostruire nel dettaglio i movimenti di denaro.

Le somme sottratte sarebbero state utilizzate in parte per esigenze personali e in parte per sostenere attività imprenditoriali riconducibili all’indagato, in ambito agricolo e commerciale. In alcuni casi, sarebbero servite anche per coprire debiti previdenziali legati ai propri dipendenti.

Per rendere più difficile la tracciabilità dei flussi, il denaro veniva fatto transitare attraverso conti intestati a società considerate “decotte”, ma comunque riconducibili al promotore finanziario.

Il sequestro disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Asti ha riguardato non solo disponibilità finanziarie, ma anche beni di valore: orologi di pregio, immobili – tra cui una cascina con terreni agricoli – motocicli e attrezzature. Un patrimonio ritenuto il frutto delle attività illecite contestate.

L’indagine resta aperta e potrebbe portare a ulteriori sviluppi, sia per quanto riguarda il numero delle vittime sia per l’eventuale estensione del sistema.

Resta fermo il principio della presunzione di innocenza: la responsabilità dell’indagato dovrà essere accertata in via definitiva solo con una sentenza irrevocabile di condanna.

Nel frattempo, il caso riporta l’attenzione su un fenomeno che continua a colpire soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione. Le truffe finanziarie, spesso costruite su rapporti personali e sulla fiducia, rappresentano una delle insidie più difficili da intercettare, proprio perché si sviluppano all’interno di relazioni consolidate.

E ancora una volta, a fare la differenza è la capacità degli investigatori di seguire le tracce del denaro, ricostruendo un sistema che, dietro l’apparenza della consulenza, nascondeva un articolato meccanismo di appropriazione indebita e inganno sistematico.

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