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Cronaca

Ristorante “Da Baffo”, la Cassazione inchioda: “Dietro c’era il clan Senese”

Condanna definitiva a 4 anni: accertati riciclaggio e legami con la camorra nella gestione del locale

Caso Delmastro, le motivazioni della Cassazione sul socio Caroccia: “I ristoranti erano dei Senese”

Caso Delmastro, le motivazioni della Cassazione sul socio Caroccia: “I ristoranti erano dei Senese”

Dietro il ristorante “Da Baffo” di Mauro Caroccia c’era l’ombra del clan camorristico dei Senese. Lo scrive nero su bianco la Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza che ha reso definitiva la condanna a quattro anni per l’imprenditore, al centro di una complessa vicenda giudiziaria legata alla società “Le 5 Forchette”, di cui è stato socio anche l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro.

Secondo i supremi giudici, «è dimostrato» l’interesse del gruppo criminale guidato dal boss Michele ‘o pazz’ nella gestione del ristorante e nella sua effettiva titolarità. Un quadro che emerge dalle oltre sessanta pagine di motivazioni, dove viene ricostruito il legame stretto tra Caroccia e il clan.

Nel procedimento, Mauro Caroccia e la figlia Miriam sono accusati di riciclaggio e fittizia intestazione di beni. I pm della Capitale sostengono che i due abbiano «trasferito e reinvestito» nella società proventi derivanti dalle attività illecite del gruppo dei Senese, aggravando la condotta per aver favorito un’associazione di stampo mafioso.

Miriam Caroccia, in una foto da Instagram

La sentenza evidenzia come il ristorante fosse nella sostanziale disponibilità di Angelo Senese e del figlio Vincenzo Senese, assunto con una paga ritenuta anomala: circa 200 euro al giorno, a fronte dei 70 normalmente previsti per un cameriere. Le intercettazioni, sottolineano i giudici, attribuiscono proprio a Vincenzo la gestione operativa del locale.

I magistrati spiegano inoltre che «è dimostrato l'interesse di Angelo Senese anche alla gestione» del ristorante, con investimenti diretti come l’acquisto di pacchetti pubblicitari, e che la titolarità effettiva dell’attività era riconducibile al clan, anche attraverso prestanome. Dalle conversazioni intercettate emergono riferimenti continui alla restituzione delle somme investite, segno di una proprietà riconosciuta anche da terzi.

Un ruolo centrale è attribuito anche al flusso di denaro necessario per sostenere l’attività: secondo la Cassazione, le risorse dei Senese erano indispensabili per garantire la prosecuzione dell’impresa.

Il quadro si allarga poi all’apertura di un secondo locale, “Da Baffo 2”, avvenuta alla fine del 2018 tramite la società “Baffo 2018 srl”, formalmente intestata alla moglie di Caroccia ma, secondo i giudici, discussa come proprietà dagli stessi Angelo e Vincenzo Senese, che ne finanziavano l’attività.

Nelle motivazioni viene ribadito anche il carattere mafioso del gruppo: «la sentenza offre la prova della sussistenza degli elementi costitutivi che caratterizzano un'associazione di stampo mafioso», tra cui la capacità di intimidazione, l’omertà, il ruolo nella gestione dei conflitti e l’offerta di protezione.

Una ricostruzione che chiude definitivamente il caso giudiziario, certificando il legame tra attività economica e criminalità organizzata e confermando il ruolo centrale del clan Senese nella vicenda.

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