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Arianna Meloni a Torino, vertice blindato di FdI dopo il caso Delmastro e Chiorino

Incontro con 350 eletti dopo le dimissioni di Delmastro e Chiorino legate all’inchiesta sulle “5 forchette”

Arianna Meloni a Torino, vertice blindato di FdI dopo il caso Delmastro e Chiorino

Arianna Meloni a Torino, vertice blindato di FdI dopo il caso Delmastro e Chiorino

Un vertice riservato, lontano dai riflettori ma carico di significato politico. La presenza di Arianna Meloni oggi a Torino per incontrare dirigenti ed eletti di Fratelli d’Italia arriva in un momento particolarmente delicato per il partito, scosso nelle ultime settimane da una vicenda giudiziaria che ha coinvolto alcuni dei suoi esponenti piemontesi più noti.

L’incontro, ospitato negli spazi del Green Pea, sta riunendo circa 350 amministratori e rappresentanti istituzionali tra Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta: parlamentari, consiglieri regionali e comunali, sindaci e segretari di partito. Una riunione a porte chiuse che, al di là della forma organizzativa, assume il valore di un momento di ricompattamento interno dopo un caso che ha avuto un forte impatto mediatico e politico.

Al centro del contesto in cui si inserisce questo vertice c’è infatti la vicenda che ha portato alle dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della consigliera regionale Elena Chiorino, figura di primo piano in Piemonte ed ex vicepresidente della Regione. Entrambi originari del Biellese, sono finiti nell’inchiesta legata alla cosiddetta “Bistecchiera d’Italia”, un ristorante al centro degli accertamenti della Direzione distrettuale antimafia.

Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti, il locale – formalmente gestito dalla società “Le 5 forchette” – sarebbe stato utilizzato per operazioni di riciclaggio di denaro riconducibile al clan Senese, storica organizzazione camorristica radicata tra Campania e Lazio ma con ramificazioni anche al Nord. Un elemento che ha immediatamente dato alla vicenda una dimensione ben più ampia di quella locale, portandola su un piano nazionale.

Arianna Meloni

Delmastro e Chiorino risultavano soci della società titolare del ristorante. Una posizione che, pur in assenza di responsabilità accertate sul piano penale, ha avuto conseguenze immediate sul piano politico. Le dimissioni sono arrivate proprio per evitare che il caso potesse riverberarsi sull’azione di governo e sull’immagine del partito, in una fase già complessa.

Nella stessa società comparivano anche altri esponenti di Fratelli d’Italia: l’assessore comunale di Biella Cristiano Franceschini e il consigliere regionale Davide Zappalà. Un intreccio che ha contribuito ad amplificare la portata della vicenda, trasformandola in un caso politico oltre che giudiziario.

Il nodo centrale resta quello del rapporto tra attività economiche apparentemente ordinarie e possibili infiltrazioni della criminalità organizzata. L’ipotesi investigativa, tutta da verificare nelle sedi giudiziarie, è che il ristorante potesse rappresentare uno strumento per movimentare e ripulire denaro illecito. Una dinamica che, se confermata, rientrerebbe in schemi già osservati in altre indagini su presenze mafiose nel tessuto economico del Nord Italia.

È in questo clima che si colloca la riunione torinese. La presenza di Arianna Meloni – figura chiave nell’organizzazione del partito a livello nazionale – assume il significato di un intervento diretto della leadership per gestire una fase di tensione interna e di esposizione pubblica. Non a caso, all’incontro risultano presenti anche gli stessi Delmastro e Chiorino, oltre al capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan.

Il vertice, blindato e senza dichiarazioni ufficiali, sembra quindi avere un duplice obiettivo: da un lato fare il punto politico su quanto accaduto, dall’altro evitare che il caso possa tradursi in fratture o indebolimenti nella rete amministrativa del partito sul territorio.

Resta, sullo sfondo, una vicenda giudiziaria ancora in corso, che dovrà chiarire ruoli, responsabilità e contorni dell’ipotesi accusatoria. Sul piano politico, però, il segnale è già evidente: Fratelli d’Italia sceglie la linea della gestione interna e del confronto riservato per affrontare uno dei passaggi più delicati degli ultimi mesi in Piemonte.

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