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Cronaca

Omicidio alle Canarie, condanne definitive per la morte del cuneese Andrea Costa

Il Tribunale Supremo spagnolo conferma le pene: 17 anni ai due esecutori, 7 e mezzo alla complice

Omicidio alle Canarie, condanne definitive per la morte del cuneese Andrea Costa

Omicidio alle Canarie, condanne definitive per la morte del cuneese Andrea Costa (in foto)

Una vicenda che torna alla ribalta dopo quasi cinque anni, con una decisione destinata a chiudere definitivamente il capitolo giudiziario. Il Tribunale Supremo spagnolo ha confermato le condanne per l’omicidio di Andrea Costa, il 42enne originario della provincia di Cuneo ucciso nel settembre 2021 a Gran Canaria al termine di una serata che si era trasformata in tragedia.

La sentenza rende definitive le pene inflitte ai tre imputati: 17 anni di carcere ciascuno per i due esecutori materiali del delitto e 7 anni e 6 mesi per la donna ritenuta complice. Una decisione che arriva al termine di un lungo percorso giudiziario e che mette un punto fermo su un caso che aveva scosso profondamente anche il Piemonte.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, quella notte del 12 settembre 2021 Andrea Costa si trovava a cena con le persone che poi si sarebbero trasformate nei suoi aggressori. Il gruppo aveva lasciato il ristorante senza pagare, lasciando a lui il conto. Un episodio apparentemente marginale, ma che ha innescato una catena di eventi culminata nell’omicidio. Il ristorante aveva infatti contattato la polizia e, poco dopo, il gruppo era tornato in zona. Vedendo Costa parlare con gli agenti, gli altri avrebbero temuto che stesse denunciando una loro presunta attività di spaccio di droga.

Da quel sospetto, maturato in pochi minuti, è scattata la violenza. L’uomo è stato aggredito all’interno di un’abitazione a Vecindario, sull’isola di Gran Canaria. I giudici parlano di un’azione “brutale e continua”: Costa venne picchiato, legato e infine soffocato. A compiere materialmente l’omicidio furono due uomini, tra cui il coinquilino della vittima, mentre una donna fornì il lenzuolo utilizzato per strangolarlo.

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Andrea Costa

Dopo il delitto, il tentativo di cancellare le tracce. Il corpo del 42enne venne caricato in auto, trasportato in una zona isolata a Pozo Izquierdo e dato alle fiamme insieme al veicolo. Il cadavere, ormai carbonizzato, fu ritrovato il giorno successivo dagli investigatori. Un dettaglio che restituisce la gravità e la freddezza dell’azione, confermata anche dal fatto che, secondo quanto accertato, nessuno degli imputati era sotto l’effetto di alcol o droga al momento dell’aggressione.

Nel corso del processo non sono state riconosciute attenuanti. In particolare, la Corte ha escluso quella della confessione, ritenuta tardiva rispetto ai tempi previsti dalla legge. Un elemento che ha contribuito a consolidare l’impianto accusatorio e le condanne già inflitte nei precedenti gradi di giudizio.

La storia personale di Andrea Costa aggiunge un ulteriore livello di lettura a questa vicenda. Ex operaio, si era trasferito alle Canarie circa un anno prima insieme alla compagna, con l’idea di costruire una nuova vita. Aveva aperto un cannabis club a Carrizal, attività poi chiusa, e stava cercando nuove opportunità nel settore della ristorazione. La compagna, infermiera, era nel frattempo rientrata a Cuneo con il figlio, mentre lui aveva deciso di restare sull’isola.

Una traiettoria interrotta in modo violento e improvviso. La decisione del Tribunale Supremo spagnolo non restituisce ciò che è stato perso, ma chiude definitivamente il percorso giudiziario, fissando responsabilità e pene. Resta una vicenda che, oltre ai profili penali, racconta quanto rapidamente una situazione ordinaria possa degenerare, trasformando una lite in un omicidio.

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