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Cronaca

Eredità Agnelli, la Procura chiede il processo per John Elkann e Gian Luca Ferrero

Dalla residenza fiscale di Marella ai 183 milioni versati, fino ai nodi sulla holding Dicembre: tutti i passaggi di una vicenda che intreccia giustizia, finanza e famiglia

Eredità Agnelli, la Procura chiede il processo per John Elkann e Gian Luca Ferrero

Eredità Agnelli, la Procura chiede il processo per John Elkann e Gian Luca Ferrero

Torino torna a fare i conti con una delle partite giudiziarie più complesse degli ultimi anni. Non è solo una questione di eredità, ma un intreccio che coinvolge grandi patrimoni, equilibri familiari e diritto fiscale internazionale. La Procura del capoluogo piemontese ha chiesto il rinvio a giudizio per John Elkann, presidente di Stellantis e amministratore delegato di Exor, e per Gian Luca Ferrero, presidente della Juventus e storico consulente della famiglia.

Una svolta che riporta al centro dell’attenzione pubblica il caso legato all’eredità Agnelli, una vicenda che da tempo ha superato i confini privati per diventare un tema di interesse nazionale.

L’inchiesta ruota attorno a ipotesi di truffa aggravata ai danni dello Stato ed evasione fiscale fraudolenta. A coordinare il lavoro investigativo sono i pubblici ministeri Marco Gianoglio, Mario Bendoni e Giulia Marchetti, che hanno ricostruito un quadro complesso partendo da un elemento preciso: l’esposto presentato da Margherita Agnelli.

Da anni la figlia dell’Avvocato è impegnata in una lunga battaglia legale sulla gestione dell’eredità familiare. È proprio da questo scontro interno che prende forma il filone penale, concentrato in particolare sulla posizione fiscale di Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli, scomparsa nel 2019.

Home - Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino

Tribunale di Torino

Secondo l’impostazione dell’accusa, la residenza in Svizzera della donna sarebbe stata solo formale. Gli inquirenti parlano di “artifizi e raggiri” utilizzati per sottrarsi alla normativa fiscale italiana in materia di successioni. Gli accertamenti della Guardia di Finanza, invece, avrebbero evidenziato una presenza stabile in Italia per buona parte dell’anno.

È su questo punto che si gioca una parte decisiva della vicenda. Se la residenza fiscale fosse effettivamente riconducibile all’Italia, l’intero impianto cambierebbe: le imposte sulla successione, comprese quelle relative ai beni detenuti all’estero, avrebbero dovuto essere versate allo Stato italiano.

In questo contesto si inserisce il pagamento di 183 milioni di euro effettuato nell’estate del 2025 da John Elkann all’Agenzia delle Entrate. Una somma indicata come regolarizzazione tra imposte e sanzioni.

Un passaggio che pesa sotto diversi profili. Non solo economico, ma anche simbolico: perché in casi di questo tipo il punto non è soltanto quanto viene versato, ma se dietro la struttura patrimoniale vi fosse una strategia lecita o una costruzione artificiale finalizzata a eludere il fisco.

L’indagine si allarga poi a un altro capitolo delicato: la gestione della Dicembre, la cassaforte della famiglia Agnelli che controlla Exor e quindi una parte rilevante del sistema industriale del gruppo.

Su questo fronte, gli inquirenti ipotizzano per Ferrero il reato di falso ideologico in atto pubblico, in concorso con il notaio Remo Maria Morone. Al centro dell’attenzione ci sarebbe la presunta retrodatazione di documenti necessari per l’iscrizione della società alla Camera di Commercio.

Un aspetto tecnico, ma decisivo. Perché la regolarità dei passaggi societari dopo la morte di Gianni Agnelli rappresenta uno dei punti più sensibili dell’intera vicenda. La difesa, però, respinge le accuse e richiama l’esistenza di accordi precedenti firmati da Margherita Agnelli, ritenuti vincolanti per l’assetto della holding.

Il percorso giudiziario entra ora in una fase cruciale. La richiesta di rinvio a giudizio è emersa nel corso dell’udienza preliminare relativa alle annualità fiscali 2018 e 2019, per le quali era stata disposta l’imputazione coatta.

Il prossimo passaggio è fissato al 22 giugno, data in cui il giudice dovrà decidere su più fronti: dalla possibile riunificazione dei procedimenti fino alla valutazione sull’effettivo avvio del processo.

Nel frattempo, la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della difesa di Elkann contro l’imputazione coatta. Una decisione che non anticipa l’esito finale, ma conferma la necessità di approfondire ulteriormente il quadro accusatorio.

Non hanno trovato accoglimento nemmeno le soluzioni alternative proposte dai legali. A John Elkann è stata negata la messa alla prova, che prevedeva un’attività di tutoraggio in ambito educativo. Allo stesso modo, è stata respinta la richiesta di patteggiamento avanzata da Gian Luca Ferrero.

Gli atti sono così tornati alla Procura per la definizione di un quadro unitario delle accuse. Il prossimo passaggio, dunque, non sarà una semplice formalità, ma un momento chiave per capire se l’intera vicenda approderà in aula.

Il motivo per cui questa storia continua a restare sotto i riflettori è evidente. Non si tratta soltanto di una disputa ereditaria, ma di un caso che mette insieme diritto penale, fiscalità internazionale, governance societaria e dinamiche familiari.

Sullo sfondo resta una domanda che va oltre i nomi coinvolti: quanto sia sottile, nei grandi patrimoni globali, il confine tra pianificazione fiscale lecita e condotte che la magistratura può ritenere contestabili.

Un principio, però, resta fermo: la richiesta di rinvio a giudizio non equivale a una condanna. Ma il peso del caso è tale che il prossimo passaggio giudiziario sarà osservato con estrema attenzione, non solo nei tribunali, ma anche nel mondo dell’economia italiana.

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