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Calci e martellate per salvare un collega: premiati i due agenti di Torino

Targa a Calista e Virgulti per il coraggio dimostrato durante il corteo Askatasuna

Calci e martellate per salvare un collega: premiati i due agenti di Torino

Calci e martellate per salvare un collega: premiati i due agenti di Torino

Un applauso lungo, spontaneo, di quelli che non hanno bisogno di essere guidati. La sala si è alzata in piedi alla Festa della Polizia di Padova quando sul palco è salito Alessandro Calista, agente del Reparto Mobile rimasto gravemente ferito durante gli scontri di Torino del 31 gennaio scorso. Un momento di forte impatto emotivo, che ha trasformato una cerimonia istituzionale in qualcosa di più: un riconoscimento collettivo a chi, quel giorno, ha fatto da scudo a un collega sotto attacco.

Calista era in servizio durante il corteo legato al centro sociale Askatasuna, quando la situazione degenerò. In mezzo agli scontri, si frappose per proteggere Lorenzo Virgulti, collega del II Reparto Mobile, finito nel mirino dei manifestanti. Ne nacque un’aggressione violentissima: calci, pugni e persino colpi di martello, in un contesto che quel pomeriggio lasciò a terra decine di agenti feriti. Il bilancio finale parlò di circa cento poliziotti coinvolti negli scontri, diciassette dei quali appartenenti proprio al reparto padovano.

Sul palco, accanto al questore di Padova Marco Odorisio e al comandante del Reparto Mobile Stefano Fonsi, c’era solo Calista. Virgulti, infatti, è ancora in convalescenza e non ha potuto prendere parte alla cerimonia. Ma il riconoscimento è andato a entrambi: una targa per il coraggio dimostrato in servizio, per un gesto che va oltre il dovere e racconta il senso più profondo del lavoro di squadra nelle forze dell’ordine.

I due poliziotti durante il ricovero in ospedale

Il momento della consegna è stato carico di emozione. Calista, visibilmente colpito, ha ringraziato a bassa voce, quasi incredulo per l’accoglienza ricevuta: «Grazie, non me l’aspettavo… è stata una cosa grande», ha sussurrato al questore. Parole semplici, ma che restituiscono la misura di quanto accaduto. Anche Odorisio non è riuscito a trattenere la commozione, lasciandosi andare a un abbraccio che ha chiuso simbolicamente il cerchio tra istituzioni e uomini in divisa.

«Questo ci dà coraggio di andare avanti», ha aggiunto l’agente, sottolineando come riconoscimenti di questo tipo non siano soltanto gesti simbolici, ma carburante morale per chi ogni giorno opera in situazioni di rischio. Un passaggio che riporta al centro il tema, spesso discusso, delle condizioni in cui si trovano a lavorare le forze dell’ordine, soprattutto nei contesti più delicati come le manifestazioni di piazza.

La cerimonia di Padova ha così offerto una fotografia diversa, più umana, del lavoro della Polizia. Non solo numeri, interventi o strategie, ma storie individuali che diventano simbolo di un impegno collettivo. E che, in questo caso, partono da Torino per arrivare fino a un palco, dove un applauso ha raccontato più di qualsiasi discorso.

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