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Cronaca
01 Aprile 2026 - 11:27
Volpiano, assalto al bancomat e arresti lampo: smantellata la “banda della marmotta”
Due boati nella notte, poi la fuga. Ma questa volta il colpo è durato poco più di qualche minuto. L’assalto al bancomat della filiale UniCredit di piazza XXV Aprile, avvenuto nel fine settimana, si è trasformato in un’indagine lampo che ha portato all’arresto di tre uomini considerati professionisti degli assalti con esplosivo.
Il blitz, messo a segno tra venerdì e sabato, aveva tutte le caratteristiche di un’azione studiata nei dettagli. I malviventi — tre o quattro, incappucciati — hanno utilizzato una carica esplosiva per far saltare lo sportello automatico. Due detonazioni ravvicinate, un rumore secco che ha svegliato l’intero quartiere. Poi il recupero rapido del denaro, circa 10 mila euro, e la fuga a bordo di un’auto di grossa cilindrata.
Una scena ormai familiare nei racconti di cronaca recente, ma con un elemento diverso: questa volta le forze dell’ordine erano già sulle tracce del gruppo. I carabinieri, coordinati dalle procure di Torino e Ivrea, avevano infatti predisposto un sistema di controlli mirati sui bancomat considerati più a rischio. Un dispositivo che ha permesso di intercettare l’auto dei fuggitivi poco dopo il colpo, nella zona nord del capoluogo.
Da lì, il passo verso l’individuazione del covo è stato breve. Gli investigatori hanno individuato un appartamento utilizzato come base logistica, dove i componenti della banda si rifugiavano dopo i furti. Un punto d’appoggio strategico, da cui partivano e a cui facevano ritorno dopo aver abbandonato i veicoli con targhe clonate nei parcheggi della periferia.
In manette sono finiti tre pregiudicati originari del Foggiano, ritenuti specialisti della cosiddetta tecnica della “marmotta”. Un metodo tanto semplice quanto devastante: una piastra metallica su cui viene fissato un congegno esplosivo, inserita nella fessura del bancomat e fatta detonare con una miccia. Il dispositivo emette un sibilo prima dell’esplosione, da cui deriva il nome.

Una tecnica che negli ultimi anni si è diffusa in tutta Italia e che consente di aprire gli sportelli automatici in pochi secondi, spesso con danni ingenti alle strutture circostanti. Gli arresti sono già stati convalidati dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Torino, mentre il fascicolo verrà ora trasferito alla Procura di Ivrea, competente per il territorio di Volpiano.
Ma l’indagine non si ferma qui. Gli investigatori ritengono che il gruppo possa essere responsabile anche di altri colpi messi a segno nelle ultime settimane nel Torinese, tra cui quelli avvenuti a None e Robassomero, dove il modus operandi è apparso identico. In quei casi, le esplosioni avevano provocato danni ancora più gravi, segno di cariche forse eccessive. Un dettaglio che rafforza l’ipotesi di una stessa regia dietro più assalti. Non si esclude, inoltre, la presenza di una rete di basisti locali, persone in grado di fornire supporto logistico e informazioni sui luoghi da colpire. Un elemento che potrebbe spiegare la precisione e la rapidità con cui la banda si muoveva sul territorio.
Il caso riporta alla memoria un’indagine del 2024, quando una banda composta da otto persone, sempre legata allo stesso circuito criminale, fu arrestata dopo una lunga serie di colpi in tutta Italia. Anche allora emerse una struttura organizzata, con ruoli ben definiti: chi rubava le auto, chi clonava le targhe, chi piazzava l’esplosivo e chi garantiva rifugio. Un modello che sembra riproporsi, adattato e replicato.
L’assalto di Volpiano, che inizialmente aveva alimentato paura e preoccupazione tra i residenti, si chiude dunque con una risposta immediata delle forze dell’ordine. Ma resta il segnale di un fenomeno ancora attivo. Colpi rapidi, spettacolari, difficili da prevenire completamente e sempre più frequenti anche nei centri di provincia, dove la percezione di sicurezza viene messa alla prova. E mentre le indagini proseguono per chiarire eventuali collegamenti e responsabilità più ampie, una cosa è certa: la guerra ai bancomat continua.
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