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Cronaca

Parroco sotto accusa in Piemonte, chiesti 4 anni per presunta circonvenzione di fedeli fragili

Indagine su denaro e conti correnti a Pinerolo: al centro il rapporto tra fiducia e dipendenza

Parroco sotto accusa

Parroco sotto accusa in Piemonte, chiesti 4 anni per presunta circonvenzione di fedeli fragili

Non solo una vicenda giudiziaria, ma una storia che tocca il cuore di una comunità. Un parroco, per anni punto di riferimento spirituale, ora al centro di un processo che solleva interrogativi profondi su fiducia, fragilità e potere.

Per don Paolo Bianciotto, per decenni guida della parrocchia Madonna di Fatima a Pinerolo, il pubblico ministero Francesco Pelosi ha chiesto una condanna a quattro anni di reclusione e una multa di 2.500 euro. L’accusa è quella di circonvenzione d’incapace: secondo l’impianto accusatorio, il sacerdote avrebbe ottenuto denaro da alcuni parrocchiani approfittando della loro condizione di vulnerabilità.

L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza, è partita da una serie di segnalazioni bancarie legate a movimenti sospetti di contante. Da lì si è sviluppato un filone investigativo che ha portato a esaminare i rapporti tra il parroco e alcuni fedeli, fino a ricostruire una rete di operazioni finanziarie ritenute anomale.

Al centro del processo ci sono quattro persone, anche se solo una si è costituita parte civile. Secondo l’accusa, il sacerdote avrebbe avuto accesso diretto ai conti correnti dei parrocchiani, utilizzando bancomat e conoscendo i codici personali. In alcuni casi avrebbe accompagnato i fedeli in banca e ottenuto da loro prestiti di denaro.

Ma è soprattutto la natura del rapporto a essere finita sotto la lente della Procura. Le intercettazioni raccolte tra il 2020 e il 2021 descriverebbero una situazione di forte dipendenza psicologica, con fedeli che si rivolgevano al parroco anche per decisioni quotidiane, ben oltre la sfera spirituale.

Per il pubblico ministero, questo legame sarebbe stato sfruttato consapevolmente. Nella requisitoria ha escluso attenuanti, parlando di un comportamento costruito sulla conoscenza della fragilità delle persone coinvolte.

Parrocchia Madonna di Fatima a Pinerolo

Uno degli elementi ritenuti più significativi riguarda un trasferimento di circa 100 mila euro, per il quale le spiegazioni fornite non avrebbero convinto gli inquirenti. Le indagini hanno inoltre evidenziato criticità nella gestione dei conti parrocchiali, anche se l’ipotesi di appropriazione indebita non è stata formalizzata per l’assenza di una querela da parte della diocesi.

Nel frattempo, don Bianciotto è stato rimosso dall’incarico e trasferito in un’altra comunità, mentre il procedimento penale prosegue. Dalla parte civile, l’avvocato Anna Baldacci ha parlato di un caso emblematico: secondo la ricostruzione, il suo assistito non sarebbe stato consapevole della gestione del proprio bancomat da parte del sacerdote, mentre un familiare avrebbe perso i risparmi. La richiesta avanzata è di 67 mila euro di risarcimento tra danni patrimoniali e morali.

Di segno opposto la linea della difesa. I legali Wladimiro Lanzetti e Simone Chiappori hanno chiesto l’assoluzione, sostenendo che il sacerdote abbia sempre agito con l’intento di aiutare persone in difficoltà. “Oggi non possiede più nulla”, hanno sottolineato, respingendo l’idea di un comportamento finalizzato al profitto personale.

Il caso resta aperto e complesso, anche per il contesto in cui si inserisce. Non si tratta solo di rapporti economici, ma di legami costruiti nel tempo, all’interno di una comunità religiosa. La prossima udienza è fissata per giugno. Sarà un passaggio decisivo per chiarire responsabilità e confini di una vicenda che, al di là dell’esito giudiziario, lascia già una traccia profonda nel tessuto sociale di Pinerolo.

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