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Cronaca
25 Marzo 2026 - 20:05
Le minacce al professore
«La prossima volta agiremo in un'altra maniera. Non saranno più parole, ma fatti. Se viene toccato nostro nipote o qualsiasi altro bambino tu sparisci dalla faccia della terra.» È la minaccia che ha incastrato il tiktoker torinese noto come “Re dei maranza”, oggi condannato a due anni di carcere per stalking e diffamazione aggravata dopo un’aggressione social ai danni di un insegnante.
I fatti risalgono all’ottobre 2025, quando il giovane, 25 anni, aveva avvicinato e intimidito un docente in pieno giorno, in strada a Torino, accusandolo falsamente di comportamenti da bullo nei confronti di un alunno. L’intera scena era stata ripresa e diffusa sui social, diventando virale in poche ore e trasformandosi in un vero e proprio “agguato” mediatico.
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Il tribunale ha riconosciuto il tiktoker colpevole, mentre ai due ventenni che lo avevano affiancato è stata inflitta una condanna a un anno di reclusione. Dopo la lettura della sentenza, l’imputato ha reagito inveendo contro il giudice.
Il 25enne si trova già in carcere dallo scorso novembre, quando è stato arrestato dalla polizia, e sta scontando condanne per un totale di cinque anni legate ad altri episodi precedenti. Il suo nome era diventato noto online per una lunga serie di video provocatori e aggressivi, che raccoglievano centinaia di visualizzazioni sulle principali piattaforme social.
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Il 25 febbraio scorso un tribunale ha inoltre disposto nei suoi confronti tre anni di sorveglianza speciale, su richiesta della questura, che aveva segnalato ai giudici «comportamenti violenti e minacciosi» nei confronti di ragazzini, anziani e commercianti. Tra gli episodi contestati anche uno schiaffo a un controllore ferroviario che gli aveva chiesto il biglietto durante un viaggio in treno.
Le sue azioni, spesso filmate e condivise online, avevano contribuito a costruire un personaggio social che si autodefiniva “Re dei maranza”, alimentato da like e condivisioni. Proprio la “spedizione” contro l’insegnante aveva attirato l’attenzione mediatica e giudiziaria.
La misura della sorveglianza speciale comporterà, al termine della pena, l’obbligo di dimora nel comune di residenza e soprattutto il divieto di utilizzare i social network.
Un caso che mette al centro il tema della violenza amplificata dai social e delle conseguenze penali di comportamenti trasformati in spettacolo online.
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