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Scivola, si scusa, ma resta: Elena Chiorino rinuncia alla vicepresidenza, ma resta in giunta

Ammette la “grave leggerezza” e fa un passo indietro simbolico: Cirio la difende, ma le toglie il ruolo più esposto

Elena Chiorino ha lasciato la vicepresidenza della Regione Piemonte

Elena Chiorino ha lasciato la vicepresidenza della Regione Piemonte

Un passo indietro, ma non fuori. Elena Chiorino rinuncia alla vicepresidenza della Regione Piemonte, ma resta al suo posto, con tutte le deleghe operative. È una scelta che prova a tenere insieme responsabilità politica e continuità amministrativa, dopo le polemiche legate alla vicenda Delmastro, la stessa che ha già portato alle dimissioni della ministra Daniela Santanché.

Una soluzione di equilibrio, costruita nel giro di poche ore e maturata al termine di una giornata di confronti serrati tra il presidente Alberto Cirio, i partiti della maggioranza e i capigruppo. Un segnale doveva arrivare. E il segnale è arrivato, ma calibrato.

«Alla luce delle ultime vicende, nella giornata di oggi, Elena Chiorino ha rappresentato al presidente la volontà di restituire la delega alla vicepresidenza della Regione Piemonte», si legge nel comunicato ufficiale. Non una revoca imposta, dunque, ma una scelta condivisa: «Con il presidente si è quindi condivisa l’opportunità che, in questo particolare momento, la funzione di massima rappresentanza istituzionale dell’ente non sia più in capo a Chiorino».

Il punto è tutto qui: la vicepresidenza non è una delega qualsiasi. È il volto istituzionale dell’ente in assenza del presidente, il ruolo simbolico e politico più esposto. Ed è proprio su quel piano che si è deciso di intervenire, senza però intaccare il cuore operativo dell’azione di governo.

Chiorino resta infatti assessore, con deleghe pesanti e strategiche. Non secondarie, ma centrali. In particolare quelle legate alle crisi aziendali più delicate: ex Ilva, Lear, Konecta. Dossier aperti, urgenti, complessi. Terreni su cui la Regione non può permettersi vuoti.

È qui che si misura la natura “a metà” di queste dimissioni: si colpisce il livello simbolico, si preserva quello gestionale.

Il presidente Alberto Cirio rivendica apertamente questa linea. «Apprezzo il gesto di Elena Chiorino, perché di fronte a questi fatti era necessario dare un segnale e il segnale è che le istituzioni vanno sempre tutelate e messe in sicurezza», afferma. Ma subito dopo arriva il passaggio chiave, quello che chiarisce la postura politica: «Sette anni di conoscenza e di lavoro insieme mi hanno dimostrato la sua capacità e la sua correttezza su cui non nutro alcun dubbio».

Fiducia personale confermata, dunque. Ma anche una presa di posizione netta sulla vicenda: «La leggerezza che ha compiuto è stata grave, perché fatta da chi ha ruoli istituzionali importanti e necessitava di una reazione da parte della Regione».

È una frase che pesa. Perché riconosce l’errore e ne sottolinea la gravità, ma allo stesso tempo delimita la risposta: non una rottura, ma una correzione. «La mia è la scelta di un presidente che non si gira dall’altra parte perché ha a cuore il bene delle istituzioni», conclude Cirio, definendo la decisione «ragionata ed equilibrata».

Dall’altra parte, Chiorino sceglie il registro della responsabilità personale. «Sono una persona rigorosa e per bene: ho commesso una grave leggerezza che non mi perdono ma che ho compiuto in assoluta buona fede. E di questo chiedo scusa ai cittadini». Parole che segnano un’assunzione diretta, senza scarichi.

Ma è nel gesto politico che la giustificazione prende forma: «Il mio modo di chiedere scusa è rinunciare e restituire la delega più importante tra quelle che assegna il presidente, ovvero quella di rappresentare l’ente in sua assenza».

Una rinuncia mirata, dunque, che non mette in discussione il resto del suo ruolo. E che viene accompagnata da un’apertura sul piano istituzionale: «Sono pronta fin da ora a fornire tutte le spiegazioni relative a questa vicenda di fronte all’aula del Consiglio regionale perché sono una persona trasparente e non ho nulla da nascondere».

Sul piano politico, la mossa serve a disinnescare la pressione senza aprire una crisi. Anche perché la giornata che porta alla decisione è tutt’altro che ordinaria: confronti interni, valutazioni, equilibri da mantenere. La scelta finale è quella di contenere il danno, senza sacrificare un pezzo di giunta.

In serata arriverà anche il passaggio formale: il presidente firmerà gli atti e la vicepresidenza sarà assegnata a Maurizio Marrone, altro assessore della squadra Cirio. Un avvicendamento che garantisce continuità istituzionale e chiude il cerchio.

Resta però il dato politico. Dopo il caso Delmastro e le dimissioni di Santanché, anche in Piemonte si è reso necessario un segnale. Ma qui la risposta è diversa: non l’uscita di scena, ma una retrocessione simbolica.

È il compromesso tra due esigenze opposte: tutelare le istituzioni e preservare gli equilibri di governo. Una linea sottile, ancora una volta. Che evita lo strappo, ma lascia aperta una crepa.

Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio

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