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Santanchè si dimette dopo il pressing di Meloni: “Obbedisco, ma non sono un capro espiatorio”

Giornata di tensione e sfida politica, poi la resa della ministra: lettera durissima alla premier e addio al Turismo

Santanchè

DANIELA SANTANCHE'

Daniela Santanchè si è dimessa da ministra del Turismo al termine di una giornata ad alta tensione politica, segnata dal pressing di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia. La decisione arriva all’indomani delle dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e della capa di gabinetto di Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, in un momento delicato per gli equilibri della maggioranza.

La ministra ha formalizzato il passo indietro con una lettera indirizzata alla presidente del Consiglio, in cui emergono toni di amarezza e rivendicazione personale.

«Cara Giorgia

ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo».

Nella lettera, Santanchè sottolinea di aver voluto rendere esplicita la richiesta della premier. «Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta». E aggiunge: «Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna».

Rivendica inoltre la propria posizione giudiziaria. «Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio».

Non manca il riferimento al clima politico e al referendum. «Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio». E ancora: «Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Delmastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco“ e a fare quello che mi chiedi».

Il tono resta personale anche nella chiusura. «Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento.

Cari saluti.

Daniela».

La giornata della ministra era iniziata come una sfida. Santanchè si è presentata al ministero del Turismo alle 10 del mattino, in via di Villa Ada, come fosse un giorno ordinario: tailleur color avana, occhiali da sole, piega impeccabile. È rimasta nel suo ufficio fino alle 15 circa, lasciando che fosse la sua presenza a parlare per lei mentre i cronisti le chiedevano insistentemente: si dimette?

All’arrivo, al telefono – o fingendo di esserlo per evitare le domande – ha dato l’immagine di una resistenza aperta alla richiesta della premier, che il giorno precedente aveva sollecitato pubblicamente un passo indietro per “sensibilità istituzionale”. Barricata nel suo ufficio, la ministra ha resistito per ore mentre le pressioni interne al partito crescevano.

A renderle esplicite anche le parole del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, intervenuto a Radio 1: «Chi fa parte di una squadra di governo dovrebbe apprezzare le circostanze e rimettere il proprio mandato», aggiungendo che «se è ciò che chiede la presidente del Consiglio, mi pare scontato che debba finire così».

In serata, la resa con la lettera di dimissioni. Una conclusione che chiude una giornata di scontro politico e segna un nuovo passaggio critico per il governo.

A sostenerla interviene il presidente del Senato Ignazio La Russa: «Rivolgo a Daniela Santanché la mia vicinanza per il senso di responsabilità dimostrato e con il quale ha voluto eliminare ogni sorta di tensione nell'interesse di Fratelli d'Italia e di tutto il centrodestra. Un gesto non dovuto, compiuto solo dopo l'invito del presidente del Consiglio, e nonostante la sua situazione giudiziaria non solo sia priva di condanne ma anche di un semplice rinvio a giudizio nella vicenda 'cassa integrazione'».

Dal partito arriva anche il plauso del capogruppo al Senato Lucio Malan: «Un gesto di grande responsabilità che apprezziamo, a Santanchè va il ringraziamento per quanto fatto in questi anni e il riconoscimento per aver contribuito a rilanciare nel mondo il turismo italiano».

Durissime invece le opposizioni. Il leader del M5s Giuseppe Conte attacca: «Ci sono voluti tre anni e 14 milioni di cittadini che hanno votato no al referendum per far dimettere una ministra responsabile di una truffa Covid ai danni dello Stato. Chi è responsabile di tutto questo? Un solo nome, Giorgia Meloni».

Sulla stessa linea la capogruppo Pd alla Camera Chiara Braga: «Ci sono voluti 14 milioni di no per chiudere questa pessima pagina».

Da Italia Viva si parla di «evidente stato di implosione del governo», mentre Riccardo Magi di Più Europa ironizza: «Da Open to Meraviglia a Open to dimissioni, finalmente».

La crisi si consuma anche in Parlamento, dove le opposizioni chiedono alla premier di riferire sulla situazione politica e presentano una mozione di sfiducia alla ministra, calendarizzata alla Camera. Alla notizia delle dimissioni, l’Aula esplode in un applauso delle opposizioni.

A due giorni dal referendum, lo scontro politico deflagra dentro e fuori le Aule. La segretaria del Pd Elly Schlein parla di «crisi profonda» del governo, mentre il pentastellato Riccardo Ricciardi accusa: «Dietro il governo c'è un sistema di potere a cui hanno detto NO milioni di ragazze e ragazzi».

La tensione resta alta anche per gli altri fronti aperti: dalle dimissioni di Giusi Bartolozzi e Andrea Delmastro al caso della “Bisteccheria d’Italia”, fino alle pressioni sul ministro Carlo Nordio, che replica: «La fiducia mi è già stata confermata dal presidente Consiglio».

Intanto gli effetti della vicenda si allargano anche a livello territoriale, con le dimissioni da vicepresidente della Regione Piemonte di Elena Chiorino, coinvolta nell’affaire Delmastro.

Un passaggio politico che segna uno dei momenti più critici per il governo, tra tensioni interne, attacchi dell’opposizione e una maggioranza costretta a inseguire gli eventi.

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