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Terremoto politico: Santanché si dimette, Chiorino lascia la vicepresidenza ma resta assessora

La decisione dopo il caso Delmastro

Terremoto politico

Terremoto politico: Santanché si dimette, Chiorino lascia la vicepresidenza ma resta assessora

Un terremoto politico che parte da Roma e arriva fino a Torino, scuotendo equilibri già fragili e lasciando dietro di sé una scia di dimissioni e tensioni. Prima la ministra Daniela Santanché, che lascia il governo, poi la reazione a catena in Piemonte, dove Elena Chiorino resta in giunta ma abbandona la vicepresidenza. Un passo indietro a metà che non placa le polemiche e anzi apre una nuova fase di scontro politico.

La scelta di Chiorino arriva nel pieno del caso Delmastro, che ha travolto il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, figura politicamente vicina all’assessora piemontese. Le dimissioni a Roma hanno avuto un impatto immediato anche sul piano regionale, trasformando una vicenda nazionale in una crisi locale.

La soluzione trovata è una via di mezzo: lasciare il ruolo di vicepresidente della giunta regionale, ma mantenere le deleghe operative a Istruzione e Lavoro. Una decisione che consente alla giunta Cirio di evitare una rottura immediata, ma che difficilmente potrà essere considerata risolutiva.

Il clima politico, infatti, resta incandescente. Il centrosinistra ha alzato il livello dello scontro già da giorni, chiedendo le dimissioni complete di Chiorino e denunciando quella che viene definita una responsabilità politica evidente. La mancata presenza dell’assessora in aula, dove era attesa per riferire sulla vicenda, ha aggravato ulteriormente la situazione.

La tensione è esplosa anche sul piano simbolico. Le opposizioni hanno scelto di disertare la commemorazione delle vittime di mafia a Palazzo Lascaris, trasformando un momento istituzionale in un segnale politico forte. Un gesto che fotografa la profondità della frattura in atto.

Nel frattempo il presidente Alberto Cirio si muove per evitare che la crisi degeneri. L’obiettivo è chiaro: salvaguardare la stabilità della maggioranza e garantire continuità amministrativa. L’incontro con i capigruppo serve proprio a questo, a ricompattare un fronte che rischia di incrinarsi sotto il peso delle polemiche.

Ma il nodo politico resta aperto. La scelta delle dimissioni parziali viene letta in modo opposto dalle due parti. Per la maggioranza è un gesto di responsabilità, una presa d’atto che consente di andare avanti. Per l’opposizione è invece una mossa insufficiente, un compromesso che evita il problema senza risolverlo.

Tutto si sposterà ora in Consiglio regionale, dove martedì sono previste le informative di Cirio e della stessa Chiorino, insieme alla discussione della mozione del centrosinistra che chiede l’uscita completa dalla giunta. Sarà quello il vero banco di prova per capire se la soluzione reggerà o se la crisi è destinata ad allargarsi.

Sul fondo resta il quadro nazionale, reso ancora più instabile dalle dimissioni di Santanché. Un segnale che rafforza la percezione di una fase delicata per il centrodestra e che inevitabilmente pesa anche sulle dinamiche locali.

Il risultato è una situazione sospesa, in cui nulla è davvero chiuso. Chiorino resta, ma indebolita. La giunta regionale del Piemonte continua a operare, ma sotto pressione. E il caso Delmastro, lungi dall’essere archiviato, continua a produrre effetti politici ben oltre i confini della vicenda originaria.

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