Una giornata di protesta sfociata nella violenza, tre anni dopo si chiude (per ora) con una condanna in appello. Il caso dell’assalto all’Unione Industriale di Torino torna al centro della cronaca giudiziaria, riportando alla memoria uno degli episodi più tesi legati alle manifestazioni studentesche contro l’alternanza scuola-lavoro.
La Corte d’Appello di Torino ha condannato tre attivisti, tra cui esponenti dell’area antagonista legata al centro sociale Askatasuna, a cinque mesi e dieci giorni di reclusione. Le accuse, a vario titolo, riguardano lesioni e resistenza aggravata a pubblico ufficiale.
I fatti risalgono al 18 febbraio 2022, quando un corteo studentesco attraversò il centro città in un clima già carico di tensione. La mobilitazione era nata sull’onda delle polemiche e delle proteste per i percorsi di alternanza scuola-lavoro, in un periodo segnato anche da tragici incidenti che avevano coinvolto studenti durante stage e tirocini.
Secondo la ricostruzione emersa nel processo, una parte dei manifestanti si staccò dal corteo e tentò di forzare l’ingresso della sede dell’Unione Industriale, trasformando la protesta in scontro aperto. In quei momenti furono lanciati sassi, bastoni, fumogeni e petardi contro l’edificio e contro le forze dell’ordine schierate a protezione.
Il bilancio fu di sette agenti feriti, tra poliziotti e carabinieri, con prognosi fino a dieci giorni. Una dinamica che aveva portato all’apertura di un procedimento penale e a una lunga vicenda giudiziaria, arrivata ora al secondo grado di giudizio.
La sentenza d’appello si colloca in una posizione intermedia rispetto alle richieste delle parti. Da un lato, la difesa aveva chiesto la conferma delle assoluzioni già pronunciate in primo grado per alcuni imputati. Dall’altro, la procura aveva sollecitato pene più severe. La Corte ha invece optato per una linea che riconosce le responsabilità, ma con condanne contenute.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni e potrebbero chiarire in modo più approfondito il peso delle singole condotte e il ruolo dei partecipanti negli scontri.
Resta sullo sfondo un tema che, a distanza di anni, continua a interrogare la città: il rapporto tra diritto alla protesta e degenerazione violenta. Quella giornata del 2022 segnò un punto di rottura, con una mobilitazione nata su rivendicazioni sociali che si trasformò, almeno in parte, in un episodio di ordine pubblico.
E oggi, con la sentenza d’appello, la giustizia prova a mettere un punto – almeno provvisorio – su una vicenda che ha lasciato un segno nel dibattito torinese.
