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Cronaca
25 Marzo 2026 - 10:00
Turista morta sulla teleferica, il 9 aprile il processo con rito abbreviato a Verbania
Si aprirà il prossimo 9 aprile davanti al tribunale di Verbania una nuova fase giudiziaria nella vicenda della morte di Margherita Lega, la turista trentina precipitata nel vuoto il 4 luglio 2024 mentre stava caricando i bagagli su una teleferica a Calasca-Castiglione, in valle Anzasca. Una tragedia avvenuta durante una vacanza che avrebbe dovuto essere all’insegna della natura e della tranquillità, all’interno di un ecovillaggio situato all’alpe Drocala.
Due dei tre imputati hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato. Si tratta di Damiano Brega, titolare dell’autorizzazione per la costruzione dell’impianto a fune, e di Franco Baldacci, l’uomo che materialmente azionò la teleferica mentre la vittima stava caricando i bagagli. La posizione del terzo imputato, Marco Bertaglia, presidente dell’associazione Comunità Rigenerative che gestisce l’ecovillaggio, è invece diversa: ha chiesto il patteggiamento a un anno e quattro mesi.
Al centro del procedimento resta la natura dell’impianto e il suo utilizzo. Secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Verbania, la struttura era classificabile come un “palorcio”, ovvero un impianto a fune destinato al trasporto di materiali, in questo caso legna. Tuttavia, sempre secondo l’accusa, veniva utilizzato anche dagli ospiti della struttura per il trasporto dei bagagli, una prassi che solleva interrogativi sulle condizioni di sicurezza e sul rispetto delle normative vigenti.
Proprio su questi aspetti si è concentrata l’udienza di martedì mattina, nel corso della quale sono stati ascoltati i consulenti tecnici delle parti. Davanti al giudice si sono confrontati l’ingegner Degioanni, chiamato dalla difesa di Brega, e il professor Pennacchi, incaricato dal pubblico ministero di effettuare la perizia sull’impianto. Il dibattito ha riguardato in particolare le caratteristiche tecniche della teleferica, la sua classificazione e le norme applicabili in materia di autorizzazioni e sicurezza.
Un confronto che evidenzia uno dei nodi centrali del processo. Stabilire se l’impianto fosse stato utilizzato in modo conforme alla sua destinazione originaria, e se le eventuali modifiche d’uso comportassero obblighi diversi in termini di sicurezza, sarà determinante per chiarire le responsabilità.

La vicenda si inserisce in un contesto delicato, quello delle strutture turistiche alternative, spesso immerse in contesti naturali e caratterizzate da soluzioni logistiche non convenzionali. L’ecovillaggio dove la donna aveva scelto di soggiornare rappresenta proprio questo modello: un’esperienza a contatto con la natura, lontana dai circuiti tradizionali. Ma proprio in questi contesti, la gestione della sicurezza assume un ruolo ancora più complesso.
La tragedia ha colpito una famiglia in vacanza. Margherita Lega si trovava in valle Anzasca insieme al marito e ai due figli piccoli, di nove e cinque anni. Un soggiorno che si è trasformato in dramma nel momento in cui la donna è precipitata nel vuoto durante le operazioni di carico dei bagagli.
Da allora, l’inchiesta ha cercato di ricostruire non solo la dinamica dell’incidente, ma anche il quadro normativo e organizzativo in cui si è verificato. Il processo che si aprirà ad aprile dovrà ora entrare nel merito delle responsabilità, partendo proprio dagli elementi tecnici emersi nelle perizie. Il rito abbreviato, scelto da due imputati, consentirà una decisione basata sugli atti raccolti durante le indagini, senza il passaggio del dibattimento ordinario. Una scelta che accelera i tempi, ma che non riduce la complessità della vicenda.
Resta sullo sfondo una domanda più ampia. Fino a che punto strutture e impianti nati per usi specifici possono essere adattati a contesti turistici senza adeguamenti formali? E quali controlli devono essere garantiti per evitare che situazioni simili possano ripetersi?
Il procedimento giudiziario dovrà dare risposte anche a questi interrogativi. Intanto, a quasi un anno dai fatti, la vicenda torna in aula, riportando al centro una tragedia che ha segnato profondamente la comunità e aperto un dibattito più ampio sulla sicurezza nei contesti montani e nelle nuove forme di turismo.
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