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Cronaca
20 Marzo 2026 - 09:16
Rifiuti sotto il cartello del divieto: discarica abusiva lungo la 565, cittadini pagano il conto
Un cartello che vieta lo scarico dei rifiuti e, pochi metri sotto, un cumulo di macerie. È un’immagine che racconta più di molte parole quella che si presenta lungo la statale 565, alle porte di Salassa. Laterizi, materiali da costruzione, un telone, persino un secchio di vernice: segni evidenti di un abbandono illegale che si ripete nel tempo e che continua a trasformare tratti di strada in vere e proprie discariche a cielo aperto.
Non è un episodio isolato. La zona, così come altri punti del Canavese, è ormai da tempo interessata da fenomeni analoghi. Le piazzole lungo la 460 spesso si riempiono di sacchi di immondizia, mentre lungo la Pedemontana non è raro imbattersi in rifiuti abbandonati ai margini della carreggiata. Materiale che diventa facile preda degli animali selvatici, contribuendo a diffondere ulteriormente il degrado.
Ma nel caso della 565, e in particolare delle strade laterali tra Salassa e Castellamonte, il problema assume una dimensione diversa. Qui non si tratta solo di rifiuti domestici, ma di veri e propri scarti edilizi, più ingombranti e complessi da smaltire. Piastrelle, mattoni, residui di lavori: materiale che richiede procedure specifiche e costi elevati per il corretto conferimento.
È proprio questo uno degli aspetti più critici. Quando i responsabili non vengono individuati, le spese per la rimozione e lo smaltimento ricadono inevitabilmente sulla collettività. In altre parole, sono i cittadini a pagare per comportamenti illegali e incivili.
Le amministrazioni locali si trovano così a dover gestire una situazione complessa, divise tra la necessità di intervenire rapidamente per ripristinare il decoro e quella di contenere i costi. Nel territorio di Salassa, gli interventi di pulizia vengono programmati di volta in volta, spesso affidandosi a ditte specializzate, soprattutto quando si tratta di materiali edili.
Diverso il discorso per i rifiuti più leggeri, come plastica e imballaggi, per i quali esiste una rete di volontari e associazioni che collaborano con il Comune. Ma quando entrano in gioco macerie e scarti di cantiere, la gestione diventa più complessa e onerosa.

Il fenomeno, inoltre, non riguarda solo il decoro urbano. L’abbandono di rifiuti rappresenta un vero e proprio reato ambientale, con conseguenze sia amministrative sia penali. Le sanzioni possono essere elevate, soprattutto se a commettere l’illecito sono imprese. La normativa è chiara: lo smaltimento dei materiali da costruzione deve avvenire attraverso canali autorizzati, affidandosi a operatori specializzati.
Eppure, nonostante le regole e i controlli, il problema persiste. Le aree meno frequentate, le strade secondarie e gli accessi laterali alle statali diventano punti ideali per chi sceglie di disfarsi illegalmente dei rifiuti, approfittando della scarsa visibilità.
Anche il tratto successivo, sotto la competenza del Comune di Castellamonte, è interessato da episodi simili. In passato sono stati segnalati casi di abbandono di materiali particolarmente pericolosi, come l’eternit, che richiede procedure di smaltimento ancora più complesse e costose. Situazioni che hanno impegnato a lungo gli uffici comunali e che, in alcuni casi, hanno portato all’individuazione dei responsabili e all’avvio di procedimenti giudiziari.
Il contrasto a questi fenomeni passa inevitabilmente attraverso i controlli, ma anche attraverso la collaborazione dei cittadini. Le amministrazioni invitano chi assiste a episodi di abbandono a segnalare tempestivamente, raccogliendo elementi utili come targhe o descrizioni dei veicoli coinvolti.
Un’azione che può fare la differenza, soprattutto in contesti dove la sorveglianza diretta è difficile.
Resta però un problema di fondo, che riguarda il rapporto tra territorio e senso civico. L’abbandono dei rifiuti, soprattutto quando si tratta di materiali ingombranti, non è un gesto occasionale, ma una scelta consapevole, dettata spesso dalla volontà di evitare costi e procedure.
Una scorciatoia che, però, ha un prezzo collettivo. Non solo economico, ma anche ambientale e sociale.
Le immagini lungo la 565 ne sono la dimostrazione: un cartello che vieta, un cumulo che smentisce. Un contrasto che racconta una sfida ancora aperta, tra regole e comportamenti, tra tutela del territorio e mancanza di responsabilità.
E mentre le amministrazioni continuano a intervenire e a monitorare, il nodo resta sempre lo stesso: fermare un fenomeno che, nonostante le sanzioni e i controlli, continua a ripresentarsi. Con costi che, ancora una volta, finiscono per ricadere su tutti.
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