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Cronaca

Bigliettopoli, la Procura cambia rotta: chiesta l’assoluzione per Muttoni

In Appello a Torino il maxi processo sui biglietti omaggio: rinuncia anche per De Luca, patteggiamento per Barbato

Bigliettopoli, la Procura cambia rotta: chiesta l’assoluzione per Muttoni

Bigliettopoli, la Procura cambia rotta: chiesta l’assoluzione per Muttoni

Si avvia verso una svolta il processo “Bigliettopoli”, una delle inchieste più discusse degli ultimi anni a Torino, nata attorno a presunti scambi di favori legati alla distribuzione di biglietti gratuiti per concerti e grandi eventi. Nella giornata di oggi, in Corte d’Appello, il procuratore generale Marcello Tatangelo ha chiesto l’assoluzione per Giulio Muttoni, figura centrale dell’indagine.

All’epoca dei fatti, Muttoni era il patron della società Set Up Live, tra i principali operatori nell’organizzazione di eventi musicali in città. L’inchiesta, avviata dalla Procura torinese, aveva ipotizzato un sistema di relazioni in cui biglietti omaggio venivano concessi in cambio di agevolazioni, autorizzazioni o altri favori.

Già in primo grado, il 26 marzo 2025, il tribunale aveva sostanzialmente ridimensionato l’impianto accusatorio: Muttoni era stato assolto da tutte le contestazioni, con l’unica eccezione di un episodio del 21 giugno 2017, relativo alla consegna di otto biglietti omaggio per un concerto di Tiziano Ferro – estraneo ai fatti – in cambio di un’autorizzazione. Anche in quel caso, però, era stato dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

Ora, in Appello, la Procura generale ha scelto di non insistere sull’accusa, chiedendo l’assoluzione per i capi residui. Una posizione che segna un passaggio importante in un procedimento che, negli anni, aveva acceso un forte dibattito sul rapporto tra organizzatori di eventi, istituzioni e apparati pubblici.

Novità anche per un altro protagonista dell’inchiesta, Roberto De Luca, all’epoca amministratore delegato di Parcolimpico. Per lui il procuratore generale ha rinunciato all’appello, dopo una sentenza di primo grado analoga a quella di Muttoni, che aveva già escluso responsabilità penali sostanziali.

Diverso il percorso per Davide Barbato, sovrintendente di polizia – in passato anche nella scorta del pm Andrea Padalino – che ha raggiunto un accordo con la Procura. Per lui è stata concordata la rinuncia all’appello in cambio di una pena rideterminata in un anno, otto mesi e venti giorni con sospensione condizionale. In primo grado era stato condannato a due anni, tre mesi e quindici giorni, a fronte di una richiesta iniziale della pubblica accusa di otto anni. Le accuse nei suoi confronti riguardavano accessi abusivi a banche dati di enti pubblici e forze dell’ordine.

Il processo “Bigliettopoli” nasce da una vasta inchiesta che aveva ipotizzato un sistema diffuso di relazioni tra mondo dello spettacolo e pubblica amministrazione, in cui i biglietti gratuiti per eventi venivano utilizzati come strumento di scambio. Nel tempo, però, il quadro accusatorio si è progressivamente ridimensionato nelle aule di tribunale.

L’udienza in Corte d’Appello rappresenta ora una tappa decisiva per chiudere definitivamente una vicenda giudiziaria che ha segnato il dibattito cittadino, tra accuse di favoritismi e la necessità di distinguere tra prassi diffuse e rilevanza penale.

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