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Cronaca

Addio a Marco Aleotti, regista di “Porta a Porta”: da Ciriè ai grandi eventi della tv mondiale

Per 25 anni dietro le telecamere di “Porta a Porta”: da Ciriè alla regia dei grandi eventi mondiali

Addio a Marco Aleotti

Addio a Marco Aleotti, regista di “Porta a Porta”: da Ciriè ai grandi eventi della tv mondiale

Per milioni di italiani il suo nome era invisibile, ma il suo lavoro entrava ogni sera nelle case, scandendo il ritmo dell’informazione televisiva. È morto nella notte, a 67 anni, Marco Aleotti, storico regista di “Porta a Porta” e figura di riferimento della televisione pubblica. Era originario di Ciriè, nel Torinese, e da tempo era affetto da una grave malattia.

La sua carriera si è intrecciata con alcuni dei momenti più significativi della storia recente raccontata in televisione. Dal 1996 al 2019 ha firmato la regia del programma di Bruno Vespa, uno dei talk show più longevi e seguiti della Rai, diventando una presenza stabile, anche se dietro le quinte, nel panorama dell’informazione italiana.

Per oltre due decenni Aleotti ha contribuito a costruire il linguaggio visivo di “Porta a Porta”, accompagnando interviste, dibattiti politici, cronaca e grandi eventi con uno stile riconoscibile, fatto di equilibrio e precisione. Un lavoro silenzioso ma decisivo, capace di dare forma a contenuti complessi e di renderli accessibili al grande pubblico.

Ma il suo percorso professionale non si è limitato allo studio televisivo. Come regista Rai ha seguito alcuni eventi di portata internazionale, contribuendo alla realizzazione di dirette viste in tutto il mondo. Tra questi, i funerali di papa Giovanni Paolo II, uno degli appuntamenti mediatici più imponenti degli ultimi decenni, seguiti in mondovisione.

Aleotti ha inoltre curato la regia dell’elezione di papa Benedetto XVI, oltre a numerose cerimonie legate al Giubileo del 2000, tra cui l’apertura e la chiusura della Porta Santa e le celebrazioni della Giornata mondiale della gioventù a Tor Vergata. Eventi complessi, caratterizzati da una macchina organizzativa imponente e da una copertura televisiva globale, che richiedevano competenze tecniche e capacità di coordinamento di alto livello.

Il suo lavoro si collocava in quella dimensione spesso poco visibile della televisione, dove la qualità di una trasmissione dipende da scelte registiche precise: tempi, inquadrature, ritmo narrativo. Elementi che, nel caso di Aleotti, hanno contribuito a definire uno standard professionale riconosciuto all’interno della Rai.

Originario del Piemonte, aveva mantenuto un legame con il territorio, pur lavorando a lungo nei contesti nazionali più rilevanti. La notizia della sua scomparsa ha suscitato cordoglio anche nel Torinese, dove viene ricordato come uno dei professionisti che, partendo da realtà locali, è riuscito a costruire una carriera di primo piano nel mondo della televisione.

La sua storia racconta anche l’evoluzione del mezzo televisivo negli ultimi trent’anni, dal ruolo centrale della tv generalista fino alle trasformazioni più recenti. In questo contesto, Aleotti ha rappresentato una figura di continuità, capace di adattarsi ai cambiamenti senza perdere rigore e qualità.

Dietro ogni diretta, ogni grande evento, ogni trasmissione, c’è sempre una regia. Nel caso di Marco Aleotti, quella regia è stata per anni parte integrante del racconto pubblico del Paese. Una presenza discreta ma fondamentale, che ha contribuito a costruire immagini e momenti destinati a rimanere nella memoria collettiva.

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