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Cronaca

Il rogo che ha ucciso 41 giovani: a Crans-Montana indagato anche il sindaco

L’inchiesta sulla tragedia di Capodanno nel discobar Le Constellation arriva ai vertici dell’amministrazione locale. Spuntano ombre sugli affari dei titolari

I PROPRIETARI DEL COSTELLATION IN PROCURA A SION

I PROPRIETARI DEL COSTELLATION IN PROCURA A SION

Si allarga l’inchiesta sulla tragedia avvenuta nella notte di Capodanno a Crans-Montana, la località sciistica svizzera dove un incendio nel discobar Le Constellation ha provocato la morte di 41 giovani e il ferimento di 115 persone. La procura di Sion ha infatti iscritto nel registro degli indagati altre cinque persone, portando il totale a nove, tra cui anche il sindaco della città, Nicolas Féraud.

Crans-Montana, per l'incendio indagato anche il sindaco Nicolas Féraud

Insieme al primo cittadino risultano ora sotto inchiesta anche Kévin Barras, consigliere comunale con deleghe alla sicurezza e oggi deputato supplente nel Parlamento vallese, Pierre Albéric Clivaz, Rudy Tissières e Baptiste Cotter, tutti con incarichi passati o presenti nei controlli amministrativi tra Crans e Chermignon, il municipio successivamente annesso al primo.

Secondo la magistratura svizzera, i nuovi indagati dovranno rispondere, in concorso con Jacques e Jessica Moretti, proprietari del locale distrutto dalle fiamme, con Christophe Balet, responsabile della sicurezza pubblica del Comune, e con il suo predecessore Ken Jacquemoud, dei reati di incendio, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime. Gli interrogatori sono già stati fissati tra l’8 e il 15 aprile: il 13 aprile sarà la volta proprio del sindaco Féraud, che nei giorni immediatamente successivi alla tragedia aveva ammesso pubblicamente l’assenza di controlli nel locale.

Al centro dell’indagine ci sono le gravi falle nei sistemi di sicurezza e prevenzione. Tra gli elementi sotto esame figurano il sistema antincendio – in particolare la schiuma utilizzata per isolare il soffitto – l’addestramento del personale e il mancato rispetto delle norme, comprese quelle sulla capienza del locale. Dalle carte depositate emerge che nel seminterrato del discobar, al momento dello scoppio dell’incendio, erano presenti 164 giovani che stavano festeggiando l’arrivo del nuovo anno con candele scintillanti: solo otto di loro riuscirono a sfuggire alle fiamme.

Parallelamente, gli inquirenti stanno approfondendo anche gli affari dei titolari del locale. Dai documenti emerge un possibile “business opaco” dei coniugi Moretti, che per la procura rappresentano al momento i principali responsabili della tragedia. Nel corso di una perquisizione nella loro abitazione sono stati trovati orologi di valore, una pistola Glock, computer e chiavette usb.

Un rapporto investigativo sul riciclaggio ha inoltre fatto emergere sospetti su movimenti finanziari irregolari e su presunti collegamenti con la criminalità organizzata, in particolare con il “banditismo corso”, riferiti a Jacques Moretti. Negli atti si citano anche i suoi precedenti penali, tra cui frode, falsificazione di titoli, sequestro di persona e sfruttamento della prostituzione. Gli investigatori segnalano inoltre conti correnti alimentati da versamenti in contanti, transazioni opache, probabili frodi assicurative e prestiti ottenuti in modo verosimilmente indebito.

Elementi che fanno ipotizzare anche episodi al limite della corruzione, al momento non contestati ma ancora da verificare nell’ambito dell’indagine.

Proprio per questo la magistratura di Sion ha chiesto alla Francia, tramite rogatoria internazionale, il sequestro di diversi beni riconducibili ai coniugi Moretti, tra cui un appartamento a Cannes, la casa di famiglia a Sari-Solenzara in Corsica, alcuni conti bancari e una polizza vita. La richiesta è stata però respinta, poiché – secondo le autorità francesi – non è possibile sequestrare beni senza un legame diretto o indiretto con il reato, soprattutto quando la richiesta proviene da autorità giudiziarie straniere esterne all’Unione Europea.

L’inchiesta sulla tragedia di Crans-Montana, una delle più gravi mai avvenute in un locale notturno della regione, resta dunque aperta e continua ad allargarsi, tra responsabilità amministrative, presunte irregolarità nei controlli e possibili ombre sugli affari dei proprietari del discobar.

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