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Cronaca
05 Marzo 2026 - 09:37
Tre arresti per la brutale aggressione in corso Nigra. Gli avevano rubato la collanina e massacrato di botte
Corso Nigra, giardinetti della ex stazione, pieno giorno. Pendolari che si muovono tra autobus e coincidenze, ragazzi seduti sulle panchine, gente che passeggia. Poi all’improvviso il caos: urla, persone che si fermano, un uomo a terra preso a calci e pugni. Un pestaggio rapido, violento, mirato. Non una lite tra ragazzi. Una rapina.
Succedeva sabato 21 febbraio in corso Nigra, nell’area dei giardinetti accanto alla ex stazione ferroviaria. Un punto nevralgico della città, attraversato ogni giorno da centinaia di persone e da tempo al centro delle segnalazioni dei residenti per episodi di degrado, spaccio e gruppi di giovani che stazionano nella zona.
Ora su quell’episodio arriva una svolta.
Nel tardo pomeriggio di sabato 28 febbraio i militari della Compagnia di Ivrea, con il supporto dei colleghi delle stazioni di Settimo Vittone e Agliè, hanno eseguito tre fermi di indiziato di delitto di iniziativa della polizia giudiziaria. Le accuse sono pesanti: rapina aggravata in concorso e lesioni personali aggravate mediante l’uso di armi.
Le manette sono scattate ai polsi di tre giovani, tutti già noti alle forze dell’ordine dell’eporediese: un ventenne tunisino senza fissa dimora, una diciannovenne italiana e un diciassettenne, anch’egli tunisino.
La vittima è un trentenne residente in Emilia Romagna, arrivato a Ivrea per incontrare la fidanzata. Una giornata normale trasformata in pochi minuti in un incubo.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo sarebbe stato individuato, accerchiato e poi aggredito dal gruppo. Un bersaglio facile: da solo, lontano da casa, probabilmente considerato un estraneo. Obiettivo: impossessarsi degli oggetti di valore che portava con sé.
Il trentenne è stato colpito ripetutamente con pugni e calci, ma non solo. Gli aggressori avrebbero utilizzato anche una catena, un bastone di legno e alcune pietre, trasformando la rapina in un pestaggio vero e proprio.
Quando è finito a terra, gli hanno strappato due collane d’oro che portava al collo e un braccialetto in argento. Poi la fuga, nel giro di pochi istanti.
A dare l’allarme erano state alcune persone presenti nella zona, tra cui due ragazze che avevano assistito alla scena e avevano chiamato i soccorsi. I primi ad arrivare sul posto erano stati gli agenti della polizia locale di Ivrea. All’arrivo dei vigili urbani, però, gli aggressori erano già riusciti ad allontanarsi.
Poco dopo era intervenuta anche una pattuglia dei carabinieri di Settimo Vittone, che ha avviato i primi accertamenti e raccolto le testimonianze dei presenti.
Nel frattempo la vittima era stata soccorsa e trasportata all’ospedale di Ivrea, dove i medici avevano riscontrato diverse lesioni provocate dalle percosse, giudicate guaribili in trenta giorni. Un volto tumefatto, ferite e lividi.
Da quel momento sono partite le indagini dei carabinieri: testimonianze, verifiche sul territorio, controlli incrociati e l’analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona. Un lavoro investigativo che ha permesso ai militari dell’Arma di ricostruire la dinamica dell’aggressione e individuare i presunti responsabili.
Gli elementi raccolti hanno portato quindi al fermo dei tre giovani.
Dopo il provvedimento, su disposizione della Procura della Repubblica di Ivrea, il ventenne è stato trasferito nel carcere di Ivrea, mentre la diciannovenne è stata accompagnata alla casa circondariale “Lorusso e Cotugno” di Torino. Il diciassettenne, invece, su disposizione della Procura per i Minorenni di Torino, è stato condotto al Centro di prima accoglienza “Uberto Radaelli”.
Successivamente si è tenuta l’udienza di convalida. Il Tribunale di Ivrea ha disposto la custodia cautelare in carcere per il ventenne, mentre per la giovane sono stati stabiliti gli arresti domiciliari. Analogamente il Tribunale per i Minorenni di Torino ha convalidato il fermo del ragazzo, disponendo per lui la custodia nel carcere minorile.
Il procedimento si trova ora nella fase delle indagini preliminari. Per tutti gli indagati, come previsto dalla legge, vige la presunzione di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva.
Resta però una domanda che continua a tornare tra i residenti e tra chi frequenta quotidianamente quella zona della città: che cosa sta succedendo attorno alla ex stazione di Ivrea?
Corso Nigra, negli ultimi mesi, è diventato più volte teatro di interventi delle forze dell’ordine, segnalazioni di cittadini, episodi di violenza e gruppi di giovani che stazionano nei giardinetti. Un’area che dovrebbe essere solo un luogo di passaggio e di vita quotidiana, ma che ciclicamente finisce al centro delle cronache.
E quando un uomo viene circondato, picchiato e rapinato in pieno pomeriggio, nel cuore della città, la sensazione – per molti – è che non si tratti più solo di percezione.
Benvenuti a Ivrea...

Benvenuti a Ivrea. Corso Nigra, giardinetti della ex stazione, Movicentro. Il punto in cui arrivano i treni, partono gli autobus e passano ogni giorno pendolari, studenti, lavoratori. La porta della città.
Benvenuti a Ivrea. Ed è proprio qui che, negli ultimi anni, Ivrea ha imparato a fare i conti con un’altra faccia della quotidianità.
Risse. Aggressioni. Furti. Spaccio. Scene che si ripetono con una frequenza che ormai non sorprende più nessuno.
Chi frequenta la zona lo sa. Pendolari che aspettano il bus, ragazzi che attraversano i giardinetti, cittadini che passano per andare verso il centro. Tutti, prima o poi, hanno assistito a qualcosa: una lite che degenera, qualcuno che scappa, qualcuno che urla, le sirene delle forze dell’ordine.
Episodi che fino a qualche anno fa sarebbero sembrati eccezionali. Oggi, per molti, sono diventati parte del paesaggio.
Non è un caso che proprio qui il Prefetto abbia deciso di intervenire con una misura straordinaria: la cosiddetta “zona rossa”.
Un provvedimento pensato per contrastare degrado urbano e microcriminalità. Un’area sotto osservazione che comprende il Movicentro, corso Nigra e le vie intorno alla stazione. Controlli rafforzati, pattuglie, identificazioni, allontanamenti per chi è già noto alle forze dell’ordine per reati legati a spaccio, furti o violenza.
Eppure gli episodi continuano.
Solo negli ultimi mesi la cronaca ha raccontato di risse tra gruppi di giovani, interventi delle forze dell’ordine e situazioni di tensione proprio nell’area della stazione. In un caso un uomo ha addirittura minacciato i passanti con un coltello, seminando il panico tra chi stava aspettando i bus.
E poi ci sono le risse. Tante risse. Una dietro l'altra
Chi osserva tutto questo quasi ogni giorno è Adriano Vaglio, titolare del buffet della stazione. Il suo locale si affaccia esattamente sul punto in cui si incrociano autobus, pendolari e giardinetti.
Un osservatorio privilegiato, suo malgrado.
Negli ultimi mesi Vaglio ha dovuto fare i conti con una realtà sempre più complicata. Tensioni, litigi, interventi delle forze dell’ordine. Situazioni che si verificano spesso proprio davanti al suo bar.
A un certo punto ha preso una decisione drastica: togliere tavoli e sedie dal dehor, perché troppo spesso quello spazio diventava un punto di ritrovo per gruppi che poi finivano per creare problemi.
Un gesto semplice, ma significativo. Quasi un segnale.
E quando un barista decide di rinunciare ai tavolini fuori pur di evitare guai, significa che qualcosa non funziona.
Nel frattempo la “zona rossa” continua a produrre controlli, identificazioni e allontanamenti. Le forze dell’ordine presidiano l’area, cercano di contenere il fenomeno, intervengono ogni volta che la situazione lo richiede.
Ma ogni nuovo episodio riporta sempre la stessa domanda.
Sta davvero funzionando? Insomma, se un uomo viene circondato, picchiato e rapinato in pieno pomeriggio, sotto gli occhi di chi passa, la sensazione – per molti – è che la risposta non sia ancora arrivata.
E allora eccoci qui. Ex stazione, a due passi dal Movicentro. Benvenuti a Ivrea.
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