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Cronaca

Spray al peperoncino e calci in faccia per un marsupio: banda arrestata

Aggressione vicino alla chiesa di Madonna di Campagna a Verbania: in carcere altri quattro giovani, sei in totale gli indagati

Spray al peperoncino

Spray al peperoncino e calci in faccia per un marsupio: banda arrestata

Lo hanno fermato con una scusa banale, chiedendogli una sigaretta. Poi lo spray al peperoncino negli occhi, i pugni, i calci al volto. Tutto per strappargli un marsupio. A distanza di settimane da quella sera di violenza, i carabinieri hanno chiuso il cerchio: quattro giovani tra i 19 e i 21 anni sono stati arrestati con l’accusa di rapina pluriaggravata in concorso e lesioni personali.

L’episodio risale alla sera del 20 gennaio, nei pressi della chiesa di Madonna di Campagna, a Verbania. Vittima un 24enne, avvicinato dal gruppo con un pretesto. In pochi istanti la situazione è degenerata: uno dei ragazzi avrebbe spruzzato lo spray urticante, accecandolo temporaneamente, mentre gli altri lo colpivano con violenza. L’obiettivo era il marsupio che portava con sé. Una rapina brutale, consumata in strada.

Subito dopo l’aggressione erano scattati i primi arresti. Due giovani, di 20 e 25 anni, erano stati fermati la sera stessa e condotti in carcere a Verbania. Uno di loro si trova attualmente ai domiciliari. Le indagini, però, sono proseguite per identificare tutti i componenti del gruppo.

Ora i carabinieri della Compagnia di Verbania, insieme al Nucleo Investigativo, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Verbania nei confronti di altri quattro presunti membri della banda. Due risiedono in provincia, uno in val d’Ossola e l’altro nel Cusio; gli altri due sono domiciliati tra Parabiago e Cislago, nelle province di Milano e Varese.

I quattro si trovano attualmente reclusi nelle carceri di Verbania, Alessandria, Bollate e Busto Arsizio. Con loro salgono a sei gli indagati già colpiti da misure restrittive.

Dalle indagini sarebbe emerso che il gruppo era composto complessivamente da cinque esecutori materiali, mentre un sesto individuo, già agli arresti domiciliari per altri motivi, sarebbe ritenuto l’organizzatore del colpo. Un ruolo di regia che avrebbe coordinato l’azione e scelto la vittima.

Gli investigatori hanno ricostruito i movimenti della banda attraverso testimonianze, immagini di videosorveglianza e accertamenti tecnici. Un lavoro che ha permesso di delineare un’azione compiuta con modalità precise: avvicinamento con un pretesto, uso dello spray per immobilizzare la vittima e aggressione fisica per impossessarsi degli oggetti.

La rapina aveva suscitato forte preoccupazione in città, soprattutto per la violenza esercitata in un’area frequentata e in orario serale. L’arresto dei presunti responsabili rappresenta un punto fermo nell’inchiesta, anche se il procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari e vige la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Resta l’immagine di un’aggressione rapida e feroce, consumata per poche decine di euro. E il segnale di un fenomeno che le forze dell’ordine continuano a monitorare con attenzione.

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