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Cronaca
27 Febbraio 2026 - 09:13
La montagna torna a presentare il conto. Nel 2025 sulle vette piemontesi si sono contate 79 vittime, sette in più rispetto all’anno precedente. Un numero che pesa come un macigno e che si accompagna a 949 feriti e a un totale di 1.735 persone soccorse, quasi cinque interventi al giorno. Dati che riportano il Piemonte vicino al picco del 2023, quando i recuperi sfiorarono quota 1.800.
A scattare la fotografia è il Soccorso alpino e speleologico piemontese, la struttura che coordina le operazioni di salvataggio in un territorio vastissimo e complesso, con 1.172 operatori pronti a intervenire tra pareti rocciose, ghiacciai e sentieri impervi, via terra o con l’elisoccorso regionale. «Dopo la pandemia la frequentazione è cresciuta in modo costante – osserva il presidente Luca Giaj Arcota – e il lungo periodo di bel tempo dello scorso anno ha spinto ancora più persone in quota. Gli incidenti, purtroppo, sono la conseguenza diretta».
La montagna piemontese è tra le più estese d’Europa e attira escursionisti, alpinisti e semplici appassionati, ma l’aumento delle presenze porta con sé anche un incremento dei rischi. Non è solo una questione di numeri: secondo il Soccorso alpino incide anche una certa imprudenza, alimentata da informazioni sommarie reperite online. «Molti si affidano ai social o a siti poco attendibili – spiega Giaj Arcota – e finiscono per sottovalutare tempi di percorrenza e difficoltà. Arrivano stremati o in ritardo rispetto alle previsioni, esponendosi a pericoli evitabili».

Il tema della sicurezza in montagna si intreccia così con quello della comunicazione digitale: itinerari raccontati come passeggiate panoramiche possono trasformarsi in percorsi tecnici, con cambi repentini di meteo e condizioni del terreno che richiedono preparazione adeguata. Eppure, accanto ai rischi, cresce anche il supporto della tecnologia. Oggi è possibile lanciare un allarme anche in zone isolate grazie alle chiamate di emergenza e ad applicazioni dedicate come Georesq, che consentono di trasmettere la propria posizione ai soccorritori.
Un aiuto prezioso che riduce i tempi di intervento e aumenta le possibilità di salvataggio. Parallelamente è in corso un imponente lavoro di ammodernamento della rete radio regionale: l’obiettivo è sostituire il sistema analogico con uno digitale, più efficiente e sicuro. Un’operazione complessa, che implica la sostituzione di oltre cinquanta ripetitori collocati in alta quota. Il progetto è già completato al 65% e dovrebbe chiudersi entro l’anno almeno nell’area del Cuneese, grazie ai fondi regionali.
La montagna resta uno spazio di libertà e bellezza, ma i dati ricordano che non è mai neutrale. Ogni vetta richiede rispetto, preparazione e consapevolezza. Perché dietro ogni numero c’è una storia interrotta, un volo in elicottero, una chiamata nel silenzio delle rocce. E un sistema di uomini e donne che, ogni giorno, sfida il rischio per salvare altre vite.
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