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Cronaca

Far West all’Hotel Rivarolo: condanna a un anno e quattro mesi per la furia del 9 gennaio

Un 40enne di Busano condannato per direttissima dopo la devastazione e le aggressioni a titolare e carabinieri

Prometteva un grande sconto, ma in realtà era una truffa: in vendita arrivano i carabinieri

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Una notte di violenza cieca, un corridoio trasformato in un campo di battaglia, una titolare ferita sul luogo di lavoro e due carabinieri colpiti durante l’intervento. A poco più di un mese dai fatti, la giustizia ha dato una risposta rapida: un anno e quattro mesi di reclusione per Mohammed Ourrak, 40 anni, residente a Busano, condannato per direttissima dal giudice Andrea Matteoni su richiesta della pubblico ministero Valentina Bossi.

L’uomo, difeso dall’avvocata Monica Maria Defilippo, è stato riconosciuto responsabile delle lesioni e delle violenze avvenute la sera del 9 gennaio all’Hotel Rivarolo. Una sequenza di atti distruttivi che ha richiesto l’intervento di quattro carabinieri per essere contenuta e che ha lasciato dietro di sé danni materiali ingenti e conseguenze fisiche e psicologiche per chi si è trovato a fronteggiarlo.

A riportare le ferite più evidenti è stata la titolare dell’albergo, Laura La Rosa, assistita dagli avvocati Mattia Fiò e Andrea Bertano. Le lesioni inizialmente erano state giudicate guaribili in dieci giorni, ma il decorso ha poi imposto una rivalutazione al rialzo. Il volto segnato della donna, che ha scelto di mostrarsi pubblicamente per testimoniare quanto accaduto, è diventato il simbolo di una violenza esplosa improvvisamente in un luogo di lavoro, sotto gli occhi di clienti e collaboratori.

I fatti si sono verificati poco dopo le 22. Ourrak era arrivato in hotel in compagnia di una donna, che secondo diversi testimoni si sarebbe poi allontanata in fretta dalla struttura, intuendo forse l’escalation imminente. Da quel momento, la situazione è degenerata. Vasi, tavoli e suppellettili sono stati distrutti, un estintore è stato divelto e il supporto metallico che lo sosteneva è stato scagliato con violenza, colpendo un carabiniere alla testa. Le immagini riprese con i telefonini subito dopo raccontano di arredi in frantumi e di un corridoio devastato, come se fosse passato un uragano.

L’intervento dei militari della stazione di San Giorgio si è rivelato particolarmente complesso. I due carabinieri giunti per primi hanno riportato lesioni giudicate guaribili in sette giorni: uno è stato colpito dietro la testa con il porta estintore metallico, l’altra ha riportato traumi multipli nel tentativo di bloccare l’uomo. Per contenere la sua furia è stato necessario ricorrere anche allo spray al peperoncino. Alcuni clienti hanno cercato di aiutare, provando a fare scudo e a contenere l’aggressore, mentre la stessa titolare tentava un approccio che inizialmente voleva essere conciliatorio.

La Rosa, abituata da anni al contatto con il pubblico, aveva deciso di salire ai piani insieme ai carabinieri con l’idea di instaurare un dialogo, confidando nella possibilità di riportare la calma. Ma quella sera si è trovata di fronte a una situazione che ha superato ogni precedente esperienza professionale. L’episodio, come ha raccontato in seguito, ha lasciato un segno profondo, alimentando per lunghi istanti il timore che la violenza potesse sfociare in conseguenze ancora più drammatiche.

Solo con l’arrivo dei carabinieri della stazione di Agliè la situazione è stata definitivamente riportata sotto controllo. L’uomo è stato immobilizzato e affidato ai sanitari della Croce Rossa, intervenuti sul posto. Sedato, è stato trasportato in ambulanza all’ospedale di Ivrea e successivamente condotto in carcere. L’arresto è stato convalidato con l’applicazione della misura degli arresti domiciliari.

Nel corso dell’udienza per direttissima, Ourrak ha ammesso di trovarsi in stato di alterazione al momento dei fatti. Un elemento che non ha attenuato la gravità del quadro indiziario ricostruito dagli inquirenti, tanto che la Procura ha scelto di procedere con rapidità per dare una risposta immediata alle lesioni subite dai carabinieri e dalla lavoratrice. Parallelamente, resta aperto un fascicolo separato per la devastazione e i danni materiali arrecati all’hotel.

Quella del 9 gennaio resta una ferita ancora aperta per l’Hotel Rivarolo e per chi vi lavora. Non solo per gli arredi distrutti o per i giorni di prognosi annotati nei referti medici, ma per il senso di vulnerabilità che si insinua quando la violenza irrompe in un luogo che dovrebbe essere sinonimo di accoglienza e sicurezza. La condanna a un anno e quattro mesi rappresenta un primo capitolo giudiziario chiuso in tempi brevi, ma non cancella l’eco di una notte che a Rivarolo molti faticano a dimenticare.

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