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Cronaca

I Carabinieri TPC di Torino restituiscono gli appunti di Mussolini sull’incontro con Hitler

Cinque fogli manoscritti del 1944 tornano all’Archivio Centrale dello Stato. Recuperati anche documenti appartenuti a Gabriele D’Annunzio

Cinque fogli di Mussolini tornano allo Stato: gli appunti del colloquio con Hitler del 1944

Cinque fogli manoscritti di Benito Mussolini, preparatori dell’incontro con Adolf Hitler avvenuto il 22 aprile 1944 al castello di Klessheim, a Salisburgo, tornano nel patrimonio pubblico.

La restituzione è avvenuta questa mattina, 23 febbraio, nel corso di una cerimonia presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma, alla presenza del Direttore Generale Archivi del Ministero della Cultura e della Soprintendente Archivistica e Bibliografica per il Piemonte e la Valle d’Aosta.

Il recupero è il risultato di un’indagine condotta dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Torino, coordinati dalla Procura della Repubblica di Torino.

I documenti, messi in vendita all’asta da un privato cittadino attraverso una nota casa d’aste torinese, erano stati segnalati alla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica in occasione della richiesta di rilascio dell’Attestato di Libera Circolazione, necessario per l’eventuale esportazione all’estero.

Dai primi accertamenti è emerso che i fogli, contenenti appunti suddivisi nei tre temi “Forze armate”, “Politica” ed “Economia e lavoro”, presentavano una grafia riconducibile a Mussolini, oltre al monogramma “M” apposto in calce all’ultimo foglio. Il contenuto risultava coerente con gli argomenti trattati durante il vertice del 22 aprile 1944 tra il capo della Repubblica Sociale Italiana e il Führer tedesco.

Determinanti sono stati gli esami tecnici eseguiti dai Carabinieri del RIS di Parma, che hanno comparato la grafia con altri documenti attribuiti con certezza a Mussolini, riscontrando numerose analogie nel tratto e confermandone l’autenticità. Anche la piegatura in quattro dei fogli, tipica di appunti destinati a essere riposti in tasca, ha costituito un ulteriore elemento di riscontro.

Secondo quanto ricostruito, i documenti sarebbero stati immessi nel mercato antiquario verosimilmente nel caos seguito alla fine della guerra, quando parte dell’archivio personale di Mussolini e di altri organi della RSI scomparve nell’aprile 1945.

La natura dei manoscritti, redatti nell’esercizio delle funzioni di capo del governo e riguardanti affari di Stato e relazioni con un governo straniero, ha portato alla loro qualificazione come bene culturale appartenente al patrimonio indisponibile dello Stato italiano.

Nel corso della stessa cerimonia sono stati restituiti anche documenti appartenuti a Gabriele D’Annunzio, recuperati dal Nucleo TPC di Firenze nell’ambito di un’altra indagine coordinata dalla Procura fiorentina. In questo caso, la segnalazione era partita da un privato cittadino che aveva notato i beni in vendita e ne aveva comunicato l’esistenza ai carabinieri.

Tra i materiali sequestrati figurano minute autografe di discorsi ufficiali, una bozza di telegramma scritto da Mussolini e indirizzato a D’Annunzio, una stesura del discorso pronunciato nel 1932 in occasione dell’inaugurazione della statua del Bersagliere e una minuta del testo “Viatico a S.A.R. Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta”.

Anche in questo caso, trattandosi di documentazione prodotta nell’esercizio di funzioni pubbliche e relativa ad affari istituzionali, è stata riconosciuta la titolarità statale dei beni.

Con la restituzione all’Archivio Centrale dello Stato, i documenti saranno ora custoditi e messi a disposizione per attività di studio e valorizzazione, tornando definitivamente nell’alveo del patrimonio pubblico nazionale.

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