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Cronaca
23 Febbraio 2026 - 12:52
Il questore annulla il funerale di Domenico Belfiore. Era il mandate del magistrato Bruno Caccia
Niente funerale in chiesa, niente rosario pubblico. Per Domenico Belfiore, condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio del procuratore Bruno Caccia, le esequie si svolgeranno in forma strettamente privata. A deciderlo è stato il questore di Torino, Massimo Gambino, con un provvedimento d’urgenza che impone precise prescrizioni per motivi di ordine pubblico.
La cerimonia si terrà domani mattina alle 7 al cimitero di Chivasso, senza celebrazioni pubbliche. Annullato anche il rosario previsto per il pomeriggio di oggi, 23 febbraio. La conferma è arrivata dalla questura.
Belfiore, 73 anni, è morto nei giorni scorsi all’ospedale di Chivasso. Figura storica della ’ndrangheta trapiantata al Nord, era stato condannato in via definitiva per aver ordinato l’agguato del 26 giugno 1983 in cui fu ucciso il procuratore capo di Torino Bruno Caccia, assassinato sotto casa da un commando armato.
La decisione del questore arriva dopo giorni di polemiche sull’opportunità di celebrare un funerale religioso pubblico. Il dibattito si era acceso con l’intervento di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che aveva espresso una posizione netta. “Pregare per un defunto è un atto di carità che non si nega a nessuno. Ma celebrare una messa solenne per un mafioso non pentito non è solo preghiera. È mettere un uomo di sangue sullo stesso altare dove celebriamo i santi”, aveva dichiarato.

Per don Ciotti, un funerale in chiesa per chi “ha ucciso e non si è pentito” rappresenterebbe “una ferita in più inferta ai familiari delle vittime”. Parole che avevano riaperto una riflessione più ampia sul significato pubblico dei riti religiosi quando riguardano figure condannate per gravi delitti di mafia.
Il provvedimento dell’autorità di pubblica sicurezza sposta ora il piano della vicenda sul terreno dell’ordine pubblico. Le prescrizioni mirano a evitare possibili tensioni o manifestazioni durante le esequie, in un contesto carico di valore simbolico.
La morte di Belfiore riporta inevitabilmente alla memoria l’assassinio di Bruno Caccia, uno dei momenti più drammatici nella storia giudiziaria torinese. Un delitto che segnò la presa di coscienza della presenza strutturata della criminalità organizzata nel Nord Italia.
Con la decisione del questore si chiude la possibilità di una celebrazione pubblica e si evita un ulteriore terreno di scontro tra sensibilità diverse: quella della famiglia del defunto e quella dei familiari delle vittime di mafia. Le esequie si svolgeranno in forma riservata, all’alba, lontano da riflettori e tensioni.

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