È scattata all’alba l’operazione della Digos della questura di Torino sulle violenze avvenute lo scorso autunno durante le mobilitazioni pro Palestina in città. Cinque militanti di Askatasuna sono finiti agli arresti domiciliari, mentre per altri indagati sono state disposte dodici misure di obbligo di firma e un divieto di dimora nel comune di Torino. In totale le misure cautelari sono diciotto.
I cinque destinatari dei domiciliari hanno tra i 19 e i 29 anni e sono volti noti del centro sociale, sgomberato il 18 dicembre. Gli autonomi sono indagati a vario titolo per danneggiamento, violenza privata aggravata, resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i fatti contestati riguardano sette manifestazioni a sostegno della causa palestinese e della Global Sumud Flotilla. Tra gli episodi elencati nell’ordinanza figura l’occupazione dei binari ferroviari a Porta Susa la sera del 24 settembre, che comportò il blocco della circolazione dei treni per oltre un’ora. Il 2 ottobre una trentina di attivisti tagliò la recinzione dell’aeroporto di Caselle, provocando la sospensione dei voli per circa trenta minuti.
La sera dello stesso giorno un corteo di diecimila persone raggiunse le Ogr, dove era in programma l’evento “Italian Tech Week” con la partecipazione del fondatore di Amazon Jeff Bezos e della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Gli autonomi riuscirono a entrare negli spazi e a danneggiare arredi e monitor. Il giorno successivo, sempre alle Ogr, si verificarono scontri con le forze dell’ordine, disordini che si estesero anche davanti alla sede dell’azienda Leonardo.
Nel provvedimento sono inoltre richiamate l’irruzione del 14 novembre alla Città Metropolitana durante il “No Meloni Day” e quella del 28 novembre nella sede del quotidiano La Stampa.
Contestualmente all’esecuzione delle misure, gli agenti della Digos, guidata dalla dirigente Rita Fabretti, hanno effettuato tre perquisizioni. I pubblici ministeri Davide Pretti ed Eleonora Sciorella avevano chiesto gli arresti domiciliari per tutti e 18 gli indagati.
Nell’ordinanza il gip Valentina Rattazzo sottolinea: «La gravità delle condotte poste in essere dagli indagati durante le manifestazioni di protesta rende concreto, serio e quantomai attuale il pericolo che simili azioni violente sfocino in eventi ancor più gravi, con esiti infausti».
Dal centro sociale la risposta è immediata. Askatasuna parla di «repressione sulle lotte per la Palestina a Torino» e sostiene che la «procura continua a costruire il proprio castello di carte».
Il coordinamento Torino per Gaza, di cui fa parte anche Askatasuna, ha annunciato per il 14 marzo un corteo regionale con lo slogan “Non ci fate paura”. In un comunicato si legge: «Sappiamo di essere dalla parte giusta della storia – si legge in un comunicato – l'accanimento dello Stato contro chi si assume la responsabilità di lottare per la giustizia ce lo conferma».
Parole che riaccendono lo scontro politico e giudiziario su mesi di tensioni nelle piazze torinesi, mentre l’inchiesta prosegue e la città si prepara a nuove mobilitazioni.