La Procura generale di Torino fa un passo indietro e ritira la richiesta di revoca della detenzione domiciliare per Giorgio Rossetto, 62 anni, storico esponente dell’autonomia torinese e figura considerata tra le più carismatiche del centro sociale Askatasuna. La decisione è stata formalizzata davanti al magistrato di sorveglianza, che ora dovrà pronunciarsi, ma il quadro si è già significativamente alleggerito per l’attivista valsusino.
Rossetto sta scontando l’ultima parte della pena nella sua abitazione di Bussoleno, in Valle di Susa. Il fine pena è fissato al 14 marzo: tra poche settimane la condanna sarà espiata. L’eventuale ritorno in carcere, chiesto inizialmente dalla Procura generale, avrebbe inciso proprio su questo tratto finale della detenzione.
La richiesta di revoca dei domiciliari era stata motivata anche dal contenuto di un’intervista rilasciata a una emittente radiofonica di area, ritenuta incompatibile con il regime restrittivo. A questo si aggiungevano valutazioni legate a comportamenti tenuti in passato durante la reclusione: a Rossetto era già stata negata la liberazione anticipata per episodi ritenuti non conformi alle regole penitenziarie, tra cui il rifiuto di condividere la cella con un detenuto condannato per reati sessuali e un gesto di protesta che lo aveva portato a sedersi a terra.
Oggi, però, la Procura generale ha deciso di rinunciare alla richiesta di farlo tornare in carcere. Una scelta che modifica l’orizzonte immediato della vicenda giudiziaria e lascia aperta solo la valutazione del giudice di sorveglianza.
Rossetto è una figura centrale nella storia recente dei movimenti torinesi. Militante dell’area antagonista sin dagli anni Ottanta, è stato negli anni un punto di riferimento per il centro sociale Askatasuna, realtà storica dell’area No Tav e dell’attivismo cittadino. Il suo nome è comparso in diverse inchieste legate alle mobilitazioni in Valle di Susa, in particolare quelle contro la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.
La sua vicenda giudiziaria si inserisce in un contesto più ampio che negli ultimi anni ha visto un’attenzione crescente della magistratura torinese nei confronti dell’area antagonista e dei vertici di Askatasuna, con indagini che hanno toccato anche il tema dell’associazione per delinquere e della gestione del centro sociale.
Con la scadenza della pena ormai vicina, il nodo che potrebbe riemergere riguarda la sorveglianza speciale, misura di prevenzione che era stata disposta in passato e poi sospesa dopo l’arresto. È probabile che, una volta terminata la detenzione, la misura possa tornare in vigore, comportando limitazioni alla libertà di movimento e obblighi specifici.
Per ora, però, la linea è chiara: niente rientro in carcere. Rossetto resterà ai domiciliari fino al termine della condanna, salvo diverse decisioni del magistrato di sorveglianza.
La partita giudiziaria si avvia così alla fase conclusiva, ma il dibattito politico e sociale attorno alla figura di Rossetto e al ruolo di Askatasuna nel tessuto torinese resta tutt’altro che chiuso.