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Cronaca
14 Febbraio 2026 - 14:09
Zoe Trinchero 17 anni, uccisa a Nizza Monferrato, in provincia di Asti, la sera del 6 febbraio. Un amico, Alex Manna, 19 anni, ha confessato il femminicidio
La sala si è riempita delle canzoni che ascoltava con gli amici. Un padre, Fabio, con una rosa nera stretta tra le dita. Una madre, Mariangela, con un mazzo di rose bianche e la voce che regge il peso dell’indicibile. “Con il vostro permesso la lasciamo andare”, sussurra l’officiante. Così, nel tempio crematorio di Asti, parenti e amici hanno salutato Zoe, la diciassettenne uccisa a Nizza Monferrato fra il 6 e il 7 febbraio. In prima fila anche un sindaco, Mario Biglia di Agliano Terme, il paese dove lei era nata: “L’avevo conosciuta quando era nel grembo della madre, impossibile che sia finita così”.

Un commiato sobrio, intimo, attraversato da simboli che parlano senza alzare la voce. Le note scelte dagli amici hanno restituito, per un istante, la leggerezza dei giorni spensierati. La rosa nera nelle mani del padre e il bianco delle rose della madre hanno inciso un contrappunto visivo: il lutto e la purezza, la ferita e la memoria. In questo equilibrio fragile, la comunità ha trovato il modo di stringersi, senza clamori, intorno alla famiglia.
Tra i momenti più intensi, un testo scritto da un bambino di 10 anni, portato nella sala e affidato alla voce di Mariangela. Un gesto semplice, potente: lo sguardo di un bambino sul dolore degli adulti, l’innocenza che cerca una spiegazione dove le spiegazioni mancano. “Con il vostro permesso la lasciamo andare”, ha detto l’officiante. Una frase che è rito e conforto insieme, invito a un ultimo atto di fiducia, quando la vita chiede il coraggio del distacco.
A rendere omaggio, oltre a parenti e amici, il sindaco di Agliano Terme, Mario Biglia. Le sue parole – “L’avevo conosciuta quando era nel grembo della madre, impossibile che sia finita così” – hanno dato voce allo sgomento collettivo. È la reazione di un territorio che si riconosce in una storia spezzata e la sente come propria: il legame tra luoghi e persone, quando si spezza, lascia uno strappo che riguarda tutti.
Di Zoe, in quella sala, sono rimaste le canzoni, i gesti, i fiori, i volti. Pochi elementi, ma essenziali: restituiscono il ritratto discreto di una ragazza di diciassette anni e della sua rete di affetti. Oggi prevale la misura, la compostezza del dolore; domani, nelle parole e nei piccoli riti di chi l’ha amata, continuerà a emergere ciò che conta davvero: non l’ultimo atto, ma la traccia luminosa di una vita breve e intensa nei ricordi di chi la porta con sé.
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