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10 Febbraio 2026 - 22:15
Furgone bianco sospetto, attenzione alta in Canavese: segnalazioni da più Comuni
Il furgone è bianco e, in queste ore, in Canavese è diventato un elemento da segnalare. Non per allarmismo, ma per attenzione. Tutto parte da un messaggio pubblico diffuso dall’assessore Alessia Cuffia di Rivarolo Canavese, che sui social ha invitato la cittadinanza alla massima prudenza per la presenza di un furgone sospetto, “già sotto osservazione da parte dei Carabinieri”. L’ultimo avvistamento indicato riguarda Valperga, intorno alle 20.50 di ieri, lunedì 9 febbraio.
Il post dell'assessore Alessia Cuffia
Un avviso asciutto, senza toni sensazionalistici, che ha però aperto uno spazio di condivisione immediata tra cittadini. Sotto al post, nel giro di poche ore, sono arrivate segnalazioni spontanee, racconti diretti, riferimenti a episodi recenti o presunti tali. “Zona Ipercoop Cuorgnè hanno tentato di entrare in due case. O Doblò o Fiorino, non abbiamo visto bene”, scrive un utente. Un altro aggiunge: “Un Fiorino circolava anche a Volpiano, però nessuno ha pensato bene di controllarlo…”.
Il quadro che emerge non è quello di una certezza investigativa, ma di una rete informale di attenzione diffusa, che attraversa più Comuni. Castellamonte, Strambino, ancora Castellamonte. “Gira anche a Castellamonte, avevo già detto in passato”. “Ieri hanno colpito a Strambino”. Frasi brevi, spesso prive di dettagli, ma accomunate dalla stessa intenzione: avvisare, condividere informazioni, evitare che episodi sospetti passino inosservati.
In territori dove la prossimità conta e la memoria degli episodi recenti è ancora viva, la segnalazione resta uno strumento fondamentale. Purché resti tale: un contributo all’attenzione collettiva, non una sentenza. Le forze dell’ordine, a cui viene fatto esplicito riferimento nel post dell’assessore, restano l’unico soggetto deputato a verificare, incrociare dati, distinguere le coincidenze dai fatti.
La linea è sottile ma chiara: osservare, segnalare, non inseguire né etichettare. Perché la sicurezza non nasce dal silenzio, ma nemmeno dal sospetto generalizzato. Nasce da una collaborazione responsabile, dove l’informazione circola, ma i fatti restano al centro.
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