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Cronaca
09 Febbraio 2026 - 19:50
Sangue e sedie spaccate alla stazione di Ivrea: rissa violenta al Buffet di Adriano Vaglio
Sedie rovesciate, tavolini spaccati, sangue ovunque. Non metafore, non esagerazioni: sangue sui tavoli del dehors, sangue nei bagni, sangue sulle mani di chi ha provato a tamponare ferite in attesa dei soccorsi. È questo lo scenario che si presenta nel tardo pomeriggio di oggi al Buffet della stazione di Ivrea, l’ennesimo episodio di violenza esplosa senza preavviso in un’area che da tempo ha smesso di essere solo un luogo di passaggio per diventare una zona di frontiera, zona di spaccio, zona di bande, zona di maranza.
La rissa s'è consumata all’esterno, nel dehors del locale. Una dozzina di ragazzi. Tutto sarebbe nato per uno sguardo, uno sguardo di troppo, tra una gang e altri ragazzi seduti in un tavolino a fianco. "Che cazzo vuoi. Ti spacco la faccia. Che hai da guardare....". Sbruffoni. Malviventi. Teppisti. Bestie feroci....
In un attimo tutto è cambiato. Sono volati pugni, sedie, urla. A darsele di santa ragione senza alcun freno anche alcune ragazze dei "clan". Chi è riuscito è scappato, chi è rimasto si è rifugiato dove ha potuto. Nel bagno le tracce più crude: strisciate di sangue sullo specchio, sul lavandino, sulle piastrelle, segni che raccontano molto più di qualsiasi comunicato. Fuori, i tavolini arancioni usati come proiettili in un campo di battaglia improvvisato, distrutti, spezzati, mentre i clienti assistevano attoniti.
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Il titolare Adriano Vaglio è esausto. Non arrabbiato, non sorpreso. Solo stanco.
«Sono sempre più depresso. Questa non è vita… Alle 18,30 ho chiuso. In questi mesi ho dimezzato gli incassi, ma io l'affitto a RFI lo pago sempre per intero..... Ma che cosa è diventata Ivrea. Una dipendente s'è messa a piangere. Mi ha detto che domani non viene più.. Si è licenziata. Non posso darle torto ..... » ci dice, con la voce di chi non ha più nemmeno la forza di alzare il tono. Una frase che pesa come un macigno perché arriva dopo mesi, anni di segnalazioni, richieste di aiuto, appelli rimasti spesso sospesi tra burocrazia e promesse.
Sul posto sono arrivate pattuglie di Carabinieri e Polizia, chiamate a riportare la calma e a ricostruire quanto accaduto. Il Buffet ha chiuso in anticipo ma la sensazione è sempre la stessa, di rabbia e paura.
Appena appresa la notizia, il consigliere comunale Massimiliano De Stefano si è precipitato sul posto a constatare con i propri occhi. Non parla per sentito dire, guarda le sedie distrutte, osserva il sangue ancora visibile, ascolta chi lavora lì ogni giorno. E le sue parole non sono uno scaricabarile, ma una constatazione amara.
«È paradossale continuare a imputare tutte le colpe a qualcuno. Quello che si poteva fare il prefetto e il sindaco han detto che lo hanno fatto. L’area è stata dichiarata zona rossa, ma a quanto pare non basta...» afferma.
Poi indica la strada, l’unica che secondo lui può funzionare. «L'ho già detto mille volte: ci vuole un presidio fisso. L’ex stazione deve essere presidiata tutto il giorno, un presidio permanente. Se ci sono carenze, serve un avvicendamento».
Parole che si inseriscono in una storia lunga e ormai tristemente nota. Il Buffet della stazione non è nuovo a episodi di violenza, spaccio, degrado. Negli ultimi mesi Adriano Vaglio ha già preso decisioni drastiche, come togliere tavoli e sedie dal dehors, nel tentativo di limitare bivacchi e situazioni pericolose.
La verità è che la stazione di Ivrea, nonostante i provvedimenti già presi, continua a essere teatro di risse, spaccio alla luce del sole, microcriminalità, con pendolari e commercianti lasciati a convivere quotidianamente con una tensione costante.
La cosiddetta “zona rossa” esiste sulla carta, ma nella realtà si scontra con una presenza discontinua e con un contesto che richiederebbe ben altro.
Le immagini parlano chiaro: un tavolo macchiato di sangue, un panno improvvisato per tamponare una ferita, specchi e lavandini imbrattati, sedie divelte. Non sono dettagli, sono prove. Prove che raccontano un luogo dove la normalità è diventata l’eccezione e dove chi lavora si sente sempre più solo.
Insomma, non è più questione di singoli episodi, ma di una deriva che si ripete, identica, prevedibile, annunciata. E mentre si contano i danni e si pulisce il sangue, resta una domanda che nessuno riesce più a ignorare: quanto ancora dovrà reggere chi tiene aperta quella porta ogni mattina?
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Qualche settimana fa Adriano Vaglio aveva incontrato il sindaco Matteo Chiantore accompagnato dal consigliere comunale Massimiliano De Stefano
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