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Strage del Constellation, l’inchiesta si allarga: nel mirino anche il Cantone del Vallese

Ammissioni choc del responsabile della sicurezza di Crans-Montana, sindaci in rivolta contro la legge sui controlli antincendio e rischio di un coinvolgimento istituzionale più ampio. La procura di Sion prepara una settimana decisiva di interrogatori.

Strage del Constellation, l’inchiesta si allarga: nel mirino anche il Cantone del Vallese

JACQUES MORETTI JESSICA MARIC PROPIETARI DEL CRANS MONTANA

L’inchiesta sulla strage del Constellation si allarga e rischia ora di coinvolgere anche il Cantone del Vallese, all’indomani delle rivelazioni che stanno scuotendo Crans-Montana. Durante l’interrogatorio di ieri, Christophe Balet, responsabile della sicurezza del Comune, ha ammesso di non essere in possesso del brevetto anticendio e ha spiegato che i controlli di sicurezza nei locali pubblici sarebbero stati rallentati da un problema di aggiornamento di un software. Un’ammissione che apre scenari pesanti sul piano delle responsabilità amministrative e politiche.

Sul lavoro dei magistrati della Procura generale di Sion è tornato a intervenire anche il presidente della Confederazione svizzera, Guy Parmelin, oggi a Milano per gli impegni legati alle Olimpiadi. Parmelin ha commentato le tensioni emerse nei rapporti con l’Italia dopo la liberazione di Jacques Moretti, sottolineando il principio della separazione dei poteri. «La presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, ha espresso dubbi e incomprensioni. Ho spiegato che ora è la giustizia che deve fare il suo lavoro», ha dichiarato, aggiungendo di aver colto «molta emozione» nelle parole della premier italiana. «È qualcosa che posso comprendere», ha detto, annunciando anche un graduale miglioramento delle condizioni dei feriti.

Se sul piano diplomatico i rapporti tra Italia e Svizzera sembrano lentamente normalizzarsi dopo le frizioni delle scorse settimane, lo scontro si sposta ora sul fronte interno alla Confederazione. A far alzare il livello della tensione istituzionale sono i sindaci del distretto di Sierre, di cui Crans-Montana fa parte. In un documento congiunto, i primi cittadini definiscono «inapplicabile» la legge che impone controlli annuali di prevenzione incendi in tutti i locali pubblici. Una norma che, nel caso del Constellation, non sarebbe stata rispettata: secondo quanto emerso, gli ispettori non mettevano piede nel locale dal 2019, nonostante lì abbiano perso la vita 41 persone e 115 siano rimaste ferite.

le vittime

le vittime

«Nessun Comune è oggi in grado di assumersi pienamente questo compito; non si tratta solo di una mancanza di mezzi, ma di un dispositivo il cui perimetro è troppo ampio», scrivono i sindaci, che chiedono una riforma legislativa urgente. Nel documento arriva anche una minaccia esplicita di dimissioni: «Sia i responsabili della sicurezza comunali sia le autorità politiche potrebbero essere costretti a rinunciare alle proprie responsabilità professionali e politiche».

Sul possibile coinvolgimento del Cantone del Vallese nell’inchiesta è intervenuto anche Laurent Moreillon, avvocato e docente di diritto all’Università di Losanna. Intervistato dalla televisione svizzera Rts, Moreillon ha spiegato che «quando si entra nell’analisi delle responsabilità del Comune, probabilmente bisogna salire di livello: può esserci il funzionario che ha omesso, ma occorre chiedersi chi avrebbe dovuto controllarlo. A quel punto si arriva al vertice del Comune e verosimilmente anche più in alto, al Cantone, che dispone di un servizio incaricato della prevenzione incendi».

Molto dipenderà ora dagli interrogatori della prossima settimana. Lunedì comparirà davanti ai magistrati Ken Jacquemoud, capo della sicurezza dei locali pubblici di Crans-Montana fino al 2024. Mercoledì 11 e giovedì 12 febbraio toccherà invece di nuovo a Jacques e Jessica Moretti, proprietari del Constellation, nuovamente attesi in Procura. L’inchiesta entra così in una fase decisiva, mentre il cerchio delle responsabilità sembra allargarsi ben oltre le porte di un solo locale.

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