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Cronaca
07 Febbraio 2026 - 18:33
Sabotaggio sulle ferrovie: Bologna paralizzata tra cavi tranciati, incendio e un ordigno
Allo speaker della stazione di Bologna Centrale la voce ha tremato appena: “Il treno Alta Velocità per Milano e Venezia è in ritardo”. Subito dopo è arrivata la precisazione che ha cambiato il clima in sala d’attesa: “Ritardi fino a 90-150 minuti per interventi delle autorità di pubblica sicurezza”. È stato il primo segnale di una mattinata anomala. Nelle stesse ore, all’alba, una colonna di fumo si è alzata nei pressi dei binari di Pesaro; poco dopo, lungo la Bologna–Padova, un tecnico ha segnalato un problema su uno scambio. Tre episodi diversi, concentrati in poche ore e in punti strategici della rete, hanno messo in difficoltà il sistema ferroviario nazionale nel giorno in cui si apre ufficialmente il fine settimana dei Giochi invernali Milano-Cortina 2026. Le autorità hanno parlato di “gravi atti di sabotaggio”.

Il primo intervento ha riguardato la direttrice Bologna–Venezia, all’altezza del collegamento con la stazione sotterranea dell’Alta Velocità di Bologna. All’interno di un pozzetto tecnico sono stati trovati cavi elettrici tranciati. Il danno ha inciso immediatamente sul nodo bolognese, uno dei più delicati della rete, provocando rallentamenti diffusi, ritardi fino a 90 minuti e cancellazioni su alcune relazioni regionali. Gli accertamenti sono stati affidati alla Polizia Ferroviaria e alla Digos (Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali). Solo dopo il nulla osta delle forze dell’ordine i tecnici di Rete Ferroviaria Italiana hanno potuto avviare le operazioni di ripristino.
Sulla linea ordinaria Bologna–Padova, in un punto diverso ma sulla stessa direttrice, è stato rinvenuto e rimosso un ordigno artigianale collocato su uno scambio. Un ritrovamento che ha fatto salire il livello di allerta e ha richiesto l’intervento di personale specializzato. Non si sono registrate esplosioni, ma la presenza dell’ordigno ha imposto controlli approfonditi e ulteriori rallentamenti.
Il terzo episodio si è verificato sulla Bologna–Ancona, in prossimità della stazione di Pesaro, dove è andata a fuoco una cabina elettrica collocata in un pozzetto vicino ai binari. Secondo i primi riscontri investigativi, riferiti anche alla stampa, l’ipotesi dolosa è considerata plausibile. La circolazione è stata inizialmente sospesa e poi riattivata a regime ridotto, con conseguenze su tutta la dorsale adriatica.
Nelle sale di controllo di Rete Ferroviaria Italiana, le tre anomalie hanno prodotto un effetto a catena. Sono stati attivati percorsi alternativi, ridotte le tracce disponibili e data priorità ai convogli dell’Alta Velocità dove tecnicamente possibile. I margini di recupero sono risultati però limitati. A metà mattinata, la stima consolidata parlava di tempi di percorrenza aumentati tra 90 e 150 minuti. Ai passeggeri è stato consigliato di seguire gli aggiornamenti diffusi da Trenitalia e dalla stessa Rete Ferroviaria Italiana.
Oggi, 7 febbraio, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha definito “preoccupanti” i “gravi atti di sabotaggio” che hanno causato disagi a migliaia di viaggiatori. Il riferimento al contesto internazionale è stato esplicito. Alla vigilia dei Giochi, l’Italia si è trovata a fare i conti con incendi, cavi recisi e ordigni rudimentali.
Salvini ha richiamato quanto avvenuto in Francia nel 2024, quando tre linee TGV (Train à Grande Vitesse) furono bloccate da azioni coordinate poco prima dell’inaugurazione olimpica di Parigi. Anche fonti istituzionali citate da agenzie internazionali hanno sottolineato somiglianze nel tempismo e nelle modalità. Al momento, però, non risultano rivendicazioni e le indagini procedono con cautela.
Gli episodi sotto esame sono tre: i cavi tranciati sulla direttrice dell’Alta Velocità tra Bologna e Venezia, l’ordigno rudimentale su uno scambio della Bologna–Padova e l’incendio della cabina elettrica a Pesaro lungo la Bologna–Ancona. Sul campo operano Polizia Ferroviaria e Digos, coordinate dalle procure competenti. Non vengono esclusi collegamenti tra i fatti né una possibile matrice anarco-antagonista, già emersa in passato in azioni contro infrastrutture considerate sensibili. Gli investigatori ribadiscono però che si tratta di ipotesi e che l’attività procede su più fronti.
Dal punto di vista tecnico, i bersagli scelti non sono casuali. Cablaggi in pozzetti, deviatoi e cabine elettriche sono punti in cui un danneggiamento mirato può produrre effetti estesi senza richiedere l’accesso a aree ad altissima sicurezza. Un cavo interrotto obbliga i gestori ad adottare regimi di circolazione degradati, con meno treni e velocità ridotte. Uno scambio compromesso impone verifiche continue prima del transito. Un incendio in un impianto elettrico richiede la messa in sicurezza e spesso la disalimentazione di tratti di linea. In un nodo complesso come Bologna, dove transitano Alta Velocità, lunga percorrenza e traffico regionale, l’effetto si propaga rapidamente sull’intera rete.
Il tempismo resta un elemento centrale. Colpire infrastrutture ferroviarie nel fine settimana di apertura dei Giochi significa massimizzare l’impatto mediatico e mettere sotto stress un sistema già osservato a livello internazionale. Per l’Italia di Milano-Cortina 2026, l’intreccio tra disagi operativi e indagini in corso rappresenta un banco di prova delicato.
La risposta operativa si è basata su procedure già rodate. Rete Ferroviaria Italiana ha attivato squadre tecniche per la messa in sicurezza e il ripristino degli impianti, oltre a controlli straordinari sui punti considerati più esposti. La Polizia Ferroviaria ha rafforzato pattugliamenti e ispezioni, mentre le Digos ha intensificato la raccolta di informazioni su possibili collegamenti tra i tre episodi. Le cronache locali segnalano un graduale recupero della capacità sulla direttrice Milano–Verona–Bologna, ma i tecnici chiariscono che il ritorno alla piena normalità dipenderà dalla conclusione di tutte le verifiche e dalla bonifica completa delle aree interessate.
Su chi abbia colpito e con quali obiettivi restano, per ora, più interrogativi che certezze. La pista anarco-antagonista è sul tavolo, ma senza rivendicazioni né elementi conclusivi. Il confronto con Parigi 2024 aiuta a leggere il contesto, ma non basta a definirlo. Le indagini dovranno chiarire se i tre episodi siano parte di un disegno coordinato o se si tratti di azioni distinte, accomunate solo dal momento scelto.
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